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Cultura

L’INFINITO NEL CUORE

RENATA BALLERIO - 31/05/2019

infinitoIl 28 maggio  gli studenti  di molte scuole di Italia hanno recitato l’Infinito di Leopardi per celebrarne i duecento anni della composizione. La proposta è nata dalla collaborazione fra il Miur e Casa Leopardi di Recanati. La scelta della data non è di immediata comprensione ma  rimanda a due, cioè duecento anni, e all’otto che, scritto rovesciato, è il simbolo dell’infinito.

Questa iniziativa  sembra una pepita d’oro nell’ingorgo delle notizie, delle tante polemiche che hanno caratterizzato il mese di maggio. Il ministro Bussetti  ha affermato che sarà l’occasione  per  testimoniare   la modernità del pensiero di Leopardi  e per far rivivere ancora oggi la potenza della sua poesia.

Leopardi, uomo ”piccolo di statura  e     mal conformato, di salute molto deteriorata” aveva soltanto ventuno anni quando  nella   primavera del 1819 compose il celeberrimo  idillio. Non poesia di getto ma di rielaborazione  attenta. La bellezza di quei  versi ha vinto il tempo ed è  impressa  nella memoria  di tutti.

Molti  li hanno imparati a memoria fin dalle scuole medie,  molti sono stati calamitati dal miracolo della loro perfezione: intensi, cristallini, profondi. Molte le traduzioni anche di grandi poeti, come  Rilke e  Anna Achmatova. Molti gli usi e gli abusi,  come nello spot di qualche anno fa in cui Dustin Hoffmna tentava di recitarlo in italiano per esaltare “Le Marche, all’infinito”.

Molti l’hanno studiato, interpretato: chi ha visto  nello stormire del vento richiami biblici, chi ha cercato di cogliere la magia dei suoni, quella che i critici chiamano fonosimbolismo. Alcuni versi sono dentro la nostra vita… “e il naufragar m’è dolce in questo mare”.

È una poesia che innegabilmente  appartiene a tutti.  Prima o poi nella vita tutti sentiamo il desiderio di infinito   e capiamo che un limite materiale o psicologico può diventare  uno stimolo per andare  oltre. Come  fu la siepe  per Leopardi: non uno ostacolo limitante ma un incentivo.

L’iniziativa del 28 maggio,dunque, come auspicato dal ministro della pubblica istruzione, il varesino Bussetti,  è stat5o un invito educativo a guardare  e ad andare oltre la siepe?

I ragazzi hanno potuto recitare l’Infinito in un flash mob che ha attraversato tutta l’Italia collegata  idealmente, da una scuola all’altra, con la piazza centrale di Recanati, città natale di Leopardi.

Non ci è dimenticati, però, prima del  28 maggio, di riascoltare una vecchia canzone  di Giorgio Gaber, dal titolo  “Benvenuto il luogo dove”. L’indimenticabile Gaber, oltre a ricordare   che il luogo dove tutti i poeti sono nati, a Recanati e altrove, è il luogo dove ci sono anche tante contraddizioni, e si chiama Italia. Infinite contraddizioni, come questo  mese di maggio ci ha ben testimoniato.

Idealmente siamo scesi in piazza con gli studenti per   recitare  l’Infinito,  per  farlo riecheggiare nel nostro cuore.

Bene ha detto  Davide Rondoni, poeta romagnolo, che festeggiare l’Infinito è festeggiare qualcosa che ci riguarda: riguarda proprio  tutti, per andare oltre. Ma leggiamo anche   il libretto di Leopardi sul “Costume degl’Italiani”, in cui il recanatese  afferma – per esempio – che “le classi superiori d’Italia sono le più ciniche  di tutte le pari  nelle altre nazioni”.    Anche se  sappiamo che  sono pericolosi alcuni  confronti storici,  aiutano sempre a riflettere.

Sempre caro ci deve essere il pensiero di Giacomo Leopardi.

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