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Attualità

LA GUERRA DEI TOMBINI

CESARE CHIERICATI - 21/06/2019

???????????????????????????????Se vogliamo fa un po’ sorridere ma la guerra dei tombini scoppiata a Varese è l’esito di almeno tre, quattro decenni di endemiche trascuratezze con caditoie sempre più intasate di rifiuti e fogliame se non addirittura interrate e dunque inservibili per un corretto smaltimento delle acque piovane e la conseguente formazione di pozzanghere, laghi e laghetti. Risultato: i pedoni esposti a indesiderate immersioni delle estremità; il manto stradale, già di suo ammalorato, in rapida dissoluzione; rischi frequenti di acqua planning per gli ignari automobilisti.

Puntualmente alle scadenze elettorali tra le varie promesse c’era la pulizia e la cura dei tombini, quasi uno scontato corollario alla manutenzione delle strade e dei marciapiedi. Con elvetica puntualità, ma in negativo, nulla o quasi è stato fatto nei trenta – quant’anni trascorsi, sia per le strade sia per i tombini, frutto di un’accidia amministrativa e di un immobilismo degno di miglior causa. Quasi il persistere tardivo di un credo sessantottesco, sotterraneo e trasversale alle forze politiche, una sorta di riflesso pavloviano di quando si teorizzava la cancellazione delle aiuole fiorite, la chiusura della fontane, l’abbandono al loro destino dei Giardini Estense, ovvero le manutenzioni ordinarie come orpelli inutili e costose sovrastrutture della “città imperialista delle multinazionali”.

Una sindrome non del tutto superata neppure dal sommo Pisapia, peraltro meritevole sindaco di Milano. All’inizio del suo mandato ad alcuni cittadini che lamentavano in zona Sempione strade semiallagate per le stesse ragioni di quelle varesine, rispose altezzosamente “che lui e la giunta avevano altre priorità”. Una bella prova di benaltrismo progressista non c’è che dire. Forse vi ha posto rimedio il più pragmatico Sala, ma non mettiamo la mano sul fuoco visto che la capitale regionale ha pure lei in materia un arretrato spaventoso.

Fatte le debite proporzioni anche la città giardino non scherza con i suoi 12 mila tombini da sistemare. Oggi li troviamo al centro di un braccio di ferro tra il sindaco Davide Galimberti e i vertici di Alfa srl, ovvero “il soggetto pubblico che per l’intera provincia di Varese si occupa del sistema idrico integrato: captazione, fognature, depurazione”. Ma in effetti tra i suoi obbiettivi istitutivi non figurano i chiusini per la pulizia dei quali tra via Sacco a Alfa deve pur esserci stato un accordo, sconosciuto ai più, che la stessa Alfa ha dichiarato di poter onorare solo entro al 2026. Al che Galimberti ha preso cappello e ha chiesto, in assenza di scadenze più ragionevoli, il commissariamento della società essendo ben consapevole che le cattive abitudini dell’ultimo trentennio non possono essere di nuovo reiterate dopo le promesse fatte in campagna elettorale e l’avvio di interventi radicali di manutenzione stradale in numerose zone della città.

D’altra parte in tema di tombini non vi sono quartieri, castellanze e rioni immuni da un non più tollerabili deficit manutentivi: Sacro Monte, Avigno, Masnago, Bosto, Bobbiate, Casbeno il centro stesso, Valle Olona, Belforte. Al momento non sappiamo quale sarà l’esito del braccio di ferro tra i due enti, ma questa vicenda deve far riflettere sull’andazzo amministrativo dell’Italia intera. Strade, marciapiedi, fognature, tombini, scuole (per la parte di competenza municipale) illuminazione pubblica, nettezza urbana sono compiti ineludibili delle amministrazioni comunali, servizi di base dovuti ai cittadini in cambio di tributi niente affatto lievi da onorare. Una deriva amministrativa che ha il suo epicentro simbolico nella capitale d’Italia.

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