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In Confidenza

LUI IN ME, IO IN LUI

Don ERMINIO VILLA - 21/06/2019

eucarestiaPrendete e mangiate“, “prendete e bevete“: c’è un dono da accogliere, un cibo da mangiare. Questo verbo semplice e concreto (“mangiare”) è ripetuto per sette volte e ribadito per altre tre insieme a “bere”. Gesù sta parlando del sacramento della sua esistenza, che diventa mio pane vivo quando la prendo come misura, energia, seme, lievito della mia umanità.

Vuole che nelle nostre vene scorra il flusso caldo della sua vita, e nel cuore metta radici il suo coraggio, perché ci incamminiamo a vivere l’esistenza umana come l’ha vissuta lui.

Mangiare e bere la vita di Cristo non è un gesto solo liturgico, ma si dissemina sul grande altare del pianeta, nella “messa sul mondo” (Theilard de Chardin). Io mangio e bevo la vita di Cristo quando cerco di assimilare il nocciolo vivo e appassionato della sua esistenza, quando mi prendo cura con combattiva tenerezza degli altri, del creato e anche di me stesso. Faccio mio il segreto di Cristo e allora trovo il segreto della vita.

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui“. Determinante è la preposizione: “in”. Che crea legame, unione, intimità, innesto. La ricchezza della fede è di una semplicità abbagliante: Cristo che vive in me, io che vivo in Lui. «Il Verbo che ha preso carne nel grembo di Maria continua, ostinato, ad incarnarsi in noi, ci fa tutti gravidi di Vangelo, incinti di luce» (Ermes Ronchi).

Oltre alla fame fisica l’uomo ne porta in sé un’altra che non può essere saziata con il cibo ordinario. È fame di vita, di amore, di eternità. Gesù è Lui stesso il pane vivo che dà la vita al mondo.

Non è un semplice alimento con cui saziare i nostri corpi, come la manna; il Corpo di Cristo è il pane degli ultimi tempi, capace di dare vita eterna, perché la sostanza di questo pane è l’Amore.

Nell’Eucaristia si comunica l’amore del Signore per noi: un amore così grande che ci nutre con Sé stesso; un amore gratuito, sempre a disposizione di ogni persona affamata e bisognosa di rigenerare le proprie forze.

Se ci guardiamo attorno, ci accorgiamo che ci sono tante offerte di cibo che non vengono dal Signore e che apparentemente soddisfano di più. Alcuni si nutrono con il denaro, altri con il successo e la vanità, altri con il potere e l’orgoglio. Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore!

Il cibo che ci dà il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come quello che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, che rimpiangevano la carne e le cipolle d’Egitto, ma dimenticavano di aver mangiato alla tavola della schiavitù. “Ognuno di noi può domandarsi: e io dove voglio mangiare? A quale tavola voglio nutrirmi?” (Papa Francesco)

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