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Opinioni

PROGETTO STAZIONI

ARTURO BORTOLUZZI - 21/06/2019

stazioniDagli organi di informazione abbiamo saputo che l’assessore all’urbanistica Civati con i tecnici del comune di Varese e con i progettisti del “masterplan”, si è incontrato con alcuni imprenditori varesini proprietari di aziende private che sorgono in zona stazioni. Costoro hanno voluto illustrare il progetto “masterplan”, appunto, il piano che prevede il recupero delle aree un tempo a prevalente vocazione industriale e ora abbandonate. Ma anche per raccogliere suggerimenti su quali sono, secondo chi lo vive, le reali necessità del comparto.

L’assessore, sappiamo, ha voluto mettere in chiaro come sua intenzione sia quella di reperire all’interno del “masterplan” un polo di innovazione capace di sviluppare un nuovo modo di fare impresa. Grazie alla nuova ferrovia e al Progetto stazioni, Varese sarà al centro di un territorio che va da Malpensa a Lugano, dal lago Maggiore alla Svizzera. L’assessore ha puntualizzato come ci siano tutte le condizioni per sviluppare le capacità di impresa e il “masterplan vuole essere uno strumento innovativo per raggiungere questi obbiettivi che guardano al futuro”.

A fine giugno i progettisti consegneranno al Comune una prima versione del piano. L’area interessata si estenderà dalle stazioni a viale Belforte; una zona che diventerà un nuovo centro cittadino fatto di servizi, di più verde, di migliore qualità della vita e di mobilità sostenibile. Per attrarre investimenti e generare nuove opportunità economiche.

Ora che il sindaco di Varese non ha coinvolto un’associazione per lo sviluppo del territorio quale era Varese Europea, tra l’altro appoggiata anche dal Pd e da quello che ora è l’assessore all’urbanistica, mi chiedo se lo stesso abbia fatto conoscere ai progettisti del “masterplan” i materiali e l’attività compiuta dall’associazione.

Se non l’avesse fatto gli pregherei di farlo. Per facilitarlo gli indico che potrà trovare tutto anche cercando sul sito internet (www.vareseeuropea.org). Troverà allora copia del quaderno intitolato La cittadella dell’innovazione volta proprio a soddisfare “i bisogni, molti evidenti e molti latenti, di persone e di imprese, che avrebbero così potuto trovare spazio e modo di trovare quanto vanno cercando in una virtuosa spirale di conoscenze dove le domande generano risposte ele risposte domande e diventano fondamenta e strutture per consolidare e amplificare le attività socio-economiche della comunità”.

È incomprensibile che il sindaco non abbia voluto appoggiare Varese Europea che bene aveva lavorato per poter sviluppare con ampia visione la città e consentirgli di irrobustire i suoi rapporti con l’Università dell’Insubria (che di Varese Europea tramite il professor Garofoli ne era parte ideativa).

Per questo motivo avevo anche consigliato al sindaco di istituire un confronto stabile almeno trisettimanale con gli imprenditori dell’area varesina perché si possa cercare di “uscire dalla situazione di impasse nella quale si trovano l’economia e la società locale sembra necessario rompere l’isolamento e la “balcanizzazione” delle istituzioni e delle associazioni di categoria: le complesse strategie per il governo del cambiamento non sono affrontabili isolatamente da ciascuna istituzione o associazione di categoria; è necessario raggiungere “soglie critiche” degli interventi, il che rende necessario introdurre iniziative complementari in un progetto integrato basato sulla collaborazione e il partenariato tra gli attori locali.

La costruzione di una cultura della collaborazione strategica diviene la modalità indispensabile per affrontare una sfida di questa portata, in assenza di una istituzione sufficientemente forte da “imporre” alle altre organizzazioni la propria visione e il percorso da seguire. Un percorso di questo tipo presuppone la mobilitazione di risorse e di competenze all’altezza del compito del governo del cambiamento: gli attori locali devono interagire per individuare obiettivi comuni e per disegnare progetti strategici per la comunità delle imprese e delle persone; è necessario riflettere, dunque, sulle opportunità di stipulare una sorta di patto per lo sviluppo e di introdurre nuove forme di solidarietà pubblico/privato”. Così è detto nel volume intitolato “Cooperare nel Territorio – Temi e problemi per lo sviluppo locale”.

Dall’assessore all’urbanistica (che di solito è puntuale nel riscontrare) attendo di sapere dal 2 maggio scorso riguardo la possibilità di impiegare il contributo statale per le stazioni per poter concorrere ad altri bandi e poter avere così avere altri finanziamenti.

Riteniamo che non ci si debba fermare a una sola contribuzione ma che l’avere ottenuto questa possa essere sempre l’occasione di poterne avere altre (chiaramente mantenendo la separazione delle stesse in fase di rendicontazione).

In questo modo ci sarebbe l’opportunità, con più fondi, di migliorare il progetto, che si vuole realizzare.

Mi chiedo: il comune di Varese ha cercato una interlocuzione con gli imprenditori (anche culturali) svizzeri e con quelli varesini che potrebbero avere interesse utilizzare la nuova ferrovia-finalmente europea-se non per lo spostamento dei propri prodotti almeno per quello dei loro clienti e anche dei propri dipendenti?

Lo ha fatto con i sindaci dei Comuni con il territorio solcato dalle due ferrovie che dipartono da Varese?

Lo ha fatto con il Provveditore agli studi?

Il Comune di Varese vorrà presentare il proprio “masterplan” alle maggiori pietre turistiche europee?

Magari a queste domande c’è risposta ma comunque sarebbe interessante che il comune di Varese voglia dedicare una o più commissioni Area vasta a discutere di questo problema.

Chiederò questo anche al presidente del Consiglio comunale.

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