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Il Mohicano

IL “VOTO” REALE

ROCCO CORDI' - 19/07/2019

Al termine dell’articolo in cui avevo riassunto le tappe più significative del voto dei varesini in quaranta anni di elezioni europee mi ero soffermato sui dati relativi alla partecipazione al voto http://www.rmfonline.it/?p=42422. Un dato al quale di norma si dedica attenzione per qualche ora dopo le elezioni per poi accantonarlo in fretta, liquidando spesso la sua tendenziale caduta come “fisiologica” in linea con molti altri Paesi. Mal comune, mezzo gaudio? Prenderne atto passivamente? Non mi pare. Se milioni di elettori decidono di starsene a casa c’è materia di riflessione. A maggior ragione quando i non/votanti diventano metà del corpo elettorale o anche di più. Accade sempre più frequentemente che la partecipazione al voto per la elezione di un sindaco o un Presidente di Regione scenda, al secondo turno, anche sotto il 50%. In tutti i casi ciò significa che la rappresentatività delle liste e degli eletti si riduce drasticamente menomando gravemente la vita democratica e la credibilità stessa delle istituzioni. Ma, come sentiamo ripetere ad ogni elezione, l’importante è vincere! Cosa volete che importi se chi può decidere il destino di un Comune, di una Regione o del Paese rappresenta il 20% o poco più del corpo elettorale. Anzi meno elettori partecipano e più si sente parlare di investiture “popolari”. Al punto che qualcuno giunge persino ad autoproclamarsi portavoce di “tutto” il popolo, con buona pace della modestia oltre che del senso del ridicolo.

La realtà è ben diversa ed è facile coglierla anche seguendo le scelte dei varesini nel corso del quarantennio sopra richiamato. Nel 1979 le elezioni Europee si svolgono il 10 giugno, appena una settimana dopo le “politiche”. Ebbene, tra le due elezioni i votanti passano dal 94,1% all’88,6.

Un -5,5% dovuto molto probabilmente alle prove ravvicinate, ma anche un primo segnale che le “europee” sono avvertite come meno importanti delle politiche. Infatti la partecipazione al voto alle politiche resterà sempre più alta rispetto a qualsiasi altra consultazione elettorale.

Nel decennio 1979/1989 i varesini partecipanti al voto Europeo si riducono dal 88,7% al 82,2%. Poi progressivamente si scivola sempre più in basso: 66,1% nel 1999; 63,7% nel 2009; 57,5% nel 2019. In poco tempo sarà il NON VOTO (astensioni + schede bianche + schede nulle) a diventare primo partito.

Nelle tre tabelle successive è facilmente rilevabile la crescita esponenziale del NON VOTO e la decrescita (infelice) delle liste. Chiunque voglia “misurare” concretamente le scelte reali degli elettori varesini deve necessariamente “ripensare” i voti di ciascuna lista in rapporto agli ELETTORI. Con ciò senza nulla togliere alle percentuali, calcolate in rapporto ai VOTANTI, di cui si parla dopo ogni elezione.

Se nel 1979 ben 85,5 elettori su 100 sceglievano tra le varie liste chi votare, nel 2019 lo fanno solo in 56,6. Nel primo caso il “peso” di una lista rispetto agli elettori e ai votanti si discostava di poco: ad esempio, il voto di 20 elettori su 100, diventava il 23,4% sui votanti. Nel secondo caso gli stessi 20 elettori si trasformano “miracolosamente” in un bel 35,3%.

In altre parole se nel 1979 i 20.372 voti raccolti dalla Dc rappresentavano il 34,7% dei votanti, nel 2019 la Lega con 14.273 sfiora il 40%.

Il “Grafico 1” fotografa la situazione nell’anno delle prime elezioni europee (1979) quando ancora la scena politica era dominata dai partiti storici. Il “Grafico 2” riporta il rovesciamento avvenuto quindici anni dopo (1994), con l’avvento di Berlusconi e di liste completamente diverse dal passato. Il “Grafico 3” riassume il quadro emerso il 26 maggio scorso con la Lega che conquista il voto di 22,2 elettori ogni cento che in rapporto ai votanti diventa 39,5%.

Il rapporto tra varesini e Lega merita però un approfondimento ulteriore, magari nel prossimo articolo.

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