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Attualità

TROPPE OCCASIONI MANCATE

CESARE CHIERICATI - 26/07/2019

largo-flaianoHa ragione da vendere Enzo Laforgia, consigliere comunale di Varese di Progetto Concittadino, quando dice che alcune strade piccole ma decisive di Varese: “sono diventate una tangenziale senza esserlo”. Due esempi sotto gli occhi di tutti: via Bizzozero, via San Michele e il tratto finale di via S. Imerio con sbocco nel “maledetto” Largo Flaiano; via dei Campigli che salda Casbeno (Piazza Libertà) con via Sanvito, aperta negli anni sessanta per alleggerire la pressione del traffico che si indirizzava sempre e comunque verso il centro cittadino le cui arterie erano, allora, quasi tutte a doppio senso di marcia. Fino alla rivoluzione del ring dell’assessore socialista Zoppini (fine anni ’80) che ha quanto meno evitato la morte per asfissia del centro. Era una misura provvisoria da integrare con interventi strutturali regolarmente rimasti sulla carta. Primo fra tutti la continuazione di Corso Europa – viale Piero Chiara dal Cimitero di Casbeno fino alla rotonda dell’Esselunga (piazzale Grilli). Si disegnò un tracciato di massima – ancor oggi tratteggiato sulle cartine della città – senza tuttavia vincolare gli spazi necessari per costruire l’arteria negli anni a venire. Una scelta a favore di pochi contro l’interesse di molti come spesso è accaduto a Varese.

L’intervento avrebbe avuto senso compiuto solo se dal semaforo del Cuor di Sasso (via Gasparotto) una ulteriore bretella avesse raggiunto viale Borri per poi sbucare sotto il cimitero di Belforte. In questo caso la gran massa di traffico da e per il viale Borri non si sarebbe più indirizzata su Largo Flaiano, sul centro e sulle stradine di Bosto oggi letteralmente strangolate dalle auto. Se ne parlò per anni invano finché il secondo esecutivo Fontana progettò, fra mille polemiche, una frazione della bretella tra il nuovo Esselunga di via Gasparotto (oggi in costruzione con qualche nuova soluzione viabilistica tutta da verificare) e la Chiesa di San Francesco. Una soluzione minimalista priva di finanziamenti e rimasta nei cassetti. Insomma il dato storico incontrovertibile è che la viabilità di scorrimento interno al tessuto urbano, nella parte sud-ovest della città, si è sviluppata in maniera episodica e frammentata. Per fortuna nei primi sessanta venne almeno realizzata la lacuale da e per Gavirate collegata alla A8.

Non altrettanto è accaduto nella zona est dove soltanto dieci anni fa è stata realizzata la cosiddetta tangenzialina frutto della riqualificazione di via Peschiera e della costruzione di un nuovo braccio stradale che la salda alla statale per la Valganna. Un intervento provvidenziale che ha di molto alleggerito viale Belforte e drenato dal traffico pesante l’area delle stazioni, via Piave e via Magenta. Queste due arterie che ospitano il flussi autostradali in entrata e in uscita dal centro restano comunque il nervo scoperto della viabilità cittadina. E lo saranno ancora di più con il ritorno, cinque giorni su cinque, trionfalmente caldeggiato da molti, del mercato in piazza Repubblica.

Il rischio che attorno al “nuovo” mercato si crei una sorta di inferno automobilistico è ben più di un’ipotesi pessimistica: basterà un auto o un furgone in sosta da una parte o dall’altra della piazza per creare ingorghi e code a ripetizione, una trappola. Se è vero che non sta scritto nelle tavole di Mosè, come sostiene Ambrogio Vaghi decano della politica locale, che il traffico debba necessariamente passare da piazza Monte Grappa, è però altrettanto vero che al momento non esistono alternative praticabili. Salvo, forse, una: quella di incanalare le auto provenienti da via Magenta in via Avegno, via Cavour, via Sabotino, via Parravicini per approdare al semaforo di viale Aguggiari e poi svoltare a destra o proseguire nel braccio di ring che consente di dirigersi verso Nord ovest risalendo da via Crispi o riallacciadosi a via Sanvito al semaforo Staurenghi/Sacco/Verdi. Naturalmente questa ipotesi implicherebbe il sacrificio di tutti gli stalli di sosta lungo le arterie sopra indicate; il ripensamento delle funzioni attuali delle vie Como, Rainoldi, Luini e Morazzone; la pedonalizzazione di altri spicchi omogenei del centro storico a partire da piazza Monte Grappa.

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