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Opinioni

LA RUSSIA DI PUTIN

LIVIO GHIRINGHELLI - 26/07/2019

moscaDopo l’annessione della Crimea la società russa oggigiorno si caratterizza per la nostalgia patriotica, il forte nazionalismo, gli squilibri e le diversità che investono la popolazione, le aree urbane e quelle rurali con le Regioni che le compongono; al contempo per il desiderio di riscatto dei giovani.

Per certi osservatori la Russia appare politicamente apatica con uno Stato paternalistico, che garantisce, in cambio della rinuncia ai diritti civili e politici, assicurazioni sociali ed economiche minime, senza capacità di resilienza. Per altri sono in rilievo alcune forme di auto-organizzazione e resistenza di spiriti contestatori e riformisti. Accanto al cittadino urbano istruito e mobile nelle zone rurali e remote sopravvivono stili di vita retrogradi. Le statistiche del 2018 danno 37,4 milioni di pensionati rispetto ai 29,8 del 2002. Il tasso di natalità, che sembrava aumentare, ha fatto però registrare dal 2014 una tendenza in calo. I lavoratori sono passati dagli 88,9 milioni del 2002 agli 82,3 del 2018.

Molte sono le persone ancora nostalgiche di Stalin, anche a causa della disinformazione. Il periodo brezneviano è percepito come un’età dell’oro ormai tramontata. Pure in condizioni di vita difficili lo Stato protettivo garantiva il soddisfacimento dei bisogni primari (occupazione, libero accesso ai servizi pubblici: alloggio, istruzione, sanità).

 La riannessione della Crimea è stata ravvisata come una conquista storica. Chiaro su vasta scala è il primato dell’interesse collettivo e della solidarietà sull’interesse individuale. Al basso potenziale delle proteste politiche corrisponde un malcontento diffuso, che non minaccia di mettere in discussione il sistema. La maggioranza vuole solo miglioramenti graduali. Certo la caduta del prezzo del petrolio e la riduzione della rendita energetica ha limitato i capitali da mettere a disposizione al proposito. Sulla popolarità di Putin ha inciso in modo significativo l’innalzamento dell’età pensionabile da 55 a 63 anni per le donne e da 60 a 65 anni per gli uomini.

Le professioni predilette dai giovani si individuano nella funzione pubblica, nel contesto delle grandi imprese statali, nei servizi speciali. La generazione dei nativi digitali non si rispecchia comunque in un presidente come Putin, che non utilizza Internet e non ha dimestichezza con le tecnologie informatiche, onde possibili rischi di insoddisfazione nei confronti del regime. Salari e tassi di disoccupazione variano notevolmente da una regione all’altra per cui la Russia sperimenta lo stesso stato di disuguaglianza degli Usa. La quota maggiore della ricchezza è concentrata nelle mani di una piccola parte della popolazione. Più di 20 milioni di russi vivono al di sotto della soglia della povertà. Ostentato è il consumo delle élites, costantemente denunciata la corruzione.

La Cecenia risulta fuori dal campo costituzionale, non trascurabile è il processo di islamizzazione dei consumi e dei comportamenti. Inguscezia e Daghestan accumulano, oltre le difficoltà di sviluppo interno, anche tensioni interregionali. L’Estremo Oriente si caratterizza per il declino demografico, squilibri economici e infrastrutturali, tassi di alcolismo e consumo di droga. La densità di popolazione è di un abitante per kilometro quadrato, contro i 27 della parte europea. Il trend dell’emigrazione è leggermente rallentato.

A giudizio dei russi le risorse naturali e l’istruzione sono motivi di soddisfazione e di vanto, ma la crescita degli istituti non corrisponde per la seconda alla qualità dei titoli di studio. La cultura è fiorente, però lo Stato rivolge una marcata attenzione all’orientamento del contenuto della produzione sovvenzionata (con vincoli di contenuto patriottico).

Nel 2016 Putin ha chiesto agli artisti di mostrare responsabilità rispetto alle regole etiche. Si impongono i valori conservatori e tradizionalisti sostenuti dalla Chiesa ortodossa. Le condizioni politiche modellano direttamente le percezioni culturali. Gli artisti sono ben consapevoli di certa fragilità delle carriere e dei rischi che corrono.

Il patriottismo consiste nel sostenere senza riserve la politica di Putin con le sue idee di grandezza e la nuova postura muscolare. Alcuni, pur sentendosi patriottici, si ritirano nella vita privata e professionale. I social network sono percepiti come un flagello dalle autorità. Considerevole è il divario tra la sfera audiovisiva, in cui si pratica la censura rispetto alla libertà che prevale su internet. Si assiste anche a una certa militarizzazione delle pratiche e della mentalità (corsi di preparazione militare, organizzazioni paramilitari giovanili), facendo eco alla rinascita del prestigio dell’esercito e delle sue carriere.

 Una certa atmosfera di scontro con l’Occidente ha favorito l’emigrazione di 300.000 russi all’anno, per cui si impone la necessità di preservare i valori nazionali rispetto a un mondo globalizzato, postmoderno, multiculturale. L’80 % delle persone si dichiara ortodosso, ma i praticanti regolari si confinano al 4%. Si registra un tasso di divorzi di un matrimonio su due, si mantiene l’uso di contraccettivi, aborto, convivenza.

 Verso gli immigrati si rilevano sentimenti negativi. Si oscilla tra nazionalismo etnico e sentimento imperiale. Meno di un quarto dei russi è in possesso del passaporto. Il potere è più condizionato dalla personalità di Putin che dalle sue istituzioni.

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