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Cultura

IL PAPA SPOGLIATO

SERGIO REDAELLI - 13/09/2019

the-new-popeBasterà mettere il papa in slip per rappresentare i grandi temi che interrogano la Chiesa nel secondo decennio del secolo, la coesistenza storica tra l’innovatore Bergoglio e il papa emerito Ratzinger, le due visioni contrapposte sui motivi che causano il drastico calo delle vocazioni, la Chiesa afflitta dagli scandali che vuole mettersi al passo coi tempi concedendo la comunione ai divorziati risposati, perseguendo il dialogo interreligioso e favorendo una presenza più efficace delle donne e quella che si arrocca nella dottrina tradizionale cattolica e nell’immutabilità dei dogmi?

Lo scopriremo ad inizio 2020 quando andrà in onda The New Pope, la seconda serie del regista Paolo Sorrentino (dopo The Young Pope, 2016), dedicata alle immaginarie vicende vaticane. La serie Sky, Hbo e Canale +, prodotta da Wildeside, vede tra i protagonisti Jude Law, Diane Keaton, Silvio Orlando, Cécile de France, James Cromwell e, guest-star del nuovo ciclo che si annuncia come l’evento televisivo dell’anno, Sharon Stone e Marilyn Manson. L’anteprima di due puntate su nove è stata presentata al festival del cinema di Venezia e ha sollevato un forte clamore mediatico.

Sorrentino è un regista che piace al grande pubblico. Come nella prima serie, si appropria con linguaggio disinibito e provocatorio della realtà delicata, problematica e drammaticamente seria che attraversa la Chiesa in questi anni e come in fondo è sempre accaduto nel corso della sua lunga storia. Lo fa ricorrendo all’intero registro degli “effetti speciali” – attentati, nudità e scandali – che rendono il racconto pruriginoso, capace di attirare spettatori e garantire alti indici di ascolto. In questo il cineasta napoletano premio Oscar non ha rivali.

Rispetto al primo ciclo la trama si complica e la figura del papa addirittura si fa in tre. L’immaginario pontefice americano Pio XIII, al secolo Lenny Belardo (Jude Law), ha un malore e finisce in coma, sostituito da un incontrollabile francescano che nelle intenzioni del regista dovrebbe alludere a Giovanni Paolo I e poi da un aristocratico inglese, sofisticato e fragile, interpretato da John Malkovich, papa Giovanni Paolo III. Ed ecco il primo colpo di scena.

Belardo si risveglia dal coma e si profila in Vaticano la coabitazione di due pontefici, un’invenzione artistica che non può non far pensare alla realtà di oggi. Il racconto del risveglio è una surreale “resurrezione” in cui l’attore indossa un costume da bagno bianco e cammina sulla spiaggia tra due ali di fanciulle in bikini. In altre scene prendono corpo i timori di un attentato fondamentalista a S. Pietro e si assiste al bagno di donne e uomini nudi davanti all’hotel Excelsior di Venezia, guarda caso il quartier generale della mostra del cinema.

L’effetto sacro-profano è raggiunto, la finzione televisiva attenta allo share allude e mischia la religiosità, le tentazioni mondane della curia e gli scandali sessuali che la tormentano, l’attualità e la cronaca che contaminano la fede. È il modo più spettacolare, forse, di raccontare una realtà complessa. Fa capolino anche la politica, la parodia dei rapporti tra le due rive del Tevere, il Vaticano alle prese con il sovranismo e il populismo, i giochi di potere, i bizantinismi diplomatici dei corridoi pontifici.

Sorrentino traduce in comunicazione diretta e popolare temi di solito confinati nei dibattiti dei teologi e li impasta di riferimenti di cronaca. Il successo della prima serie dimostra che la formula è vincente (953 mila spettatori medi per i primi due episodi di The Young Pope, record assoluto per il debutto di una serie tv su Sky, +45% rispetto all’esordio di Gomorra). Resta da vedere, come si diceva all’inizio, se sarà sufficiente per agevolare la comprensione dei problemi che angustiano la Chiesa, senza cadere nella caricatura.

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