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Editoriale

DUELLO

MASSIMO LODI - 27/09/2019

renziconteNon si capisce l’ossessiva apprensione per le sorti del governo dopo che Renzi ha fatto un personale partito. È palese l’interesse zero da parte sua per l’eventuale dipartita: gliene addosserebbero la colpa, si andrebbe ex abrupto al voto ed egli uscirebbe dalle urne a orecchie basse. Data dai sondaggi al cinque per cento, se l’Italia Viva confermasse -più o meno- il risultato, non sarebbe protagonista della nuova stagione politica. Solo comprimaria, e dall’incerto destino. Perciò Renzi auspica che la legislatura duri, e siccome idem la pensano Zingaretti e Di Maio, il viaggio del Conte 2 appare relativamente tranquillo. Relativamente perché il governo andrà avanti, ma non è detto che la guida resti nelle attuali mani sino al 2023. Renzi possiede la golden share dell’azionariato giallorosso, e la userà per condizionare il premier sulle scelte decisive: o l’uomo delle merendine s’adegua o verrà mangiato. Previa serena comunicazione che la Fiesta è finita.

Peraltro l’ex Avvocato del popolo italiano -ora Alloggiato del medesimo, data la disinvoltura nell’accasarsi qui e là- mostra tendenza al machiavellico trasformismo non certo inferiore a quella del senatore di Firenze. La vittima della sua insospettata/manovriera indole è stato Di Maio, ormai dequalificato a figura di secondo piano dei Cinquestelle, dato che come prima si staglia il presidente del Consiglio buono per tutti i muli. Su ogni cavalcatura partitico-istituzionale s’insella infatti agile e leggero, talché da lui soprattutto sta scoprendo di doversi guardare, d’ora in poi, l’astuto suo predecessore di qualche anno fa. Sarà una bella lotta: Renzi che mira a far fuori Conte, e Conte che mira a tirar dentro Renzi. Dentro dove? Nella tela che con abilità/pazienza di ragno tesse day by day, esibendo un talento criptoclericale d’assoluto pregio.

Forse, e dunque, ci sbagliamo pensando che il duello epocale dei mesi e degli anni a venire sarà tra Renzi e Salvini. Potrebbe essere tra Renzi e Conte, posto che Salvini rischia di mettersi fuori causa da solo per via d’un eccesso di ripetitivo urlaggio propagandistico. Una volta artigli l’attenzione, la seconda becchi l’applauso, la terza vien giù lo stadio, la quarta il match già diventa un po’ noioso, la quinta inizia a sibilare qualche fischio, la sesta l’uheggìo infastidito aumenta, la settima le gradinate vanno svuotandosi, l’ottava restano a tifare i malinconici ultras, la nona si spengono le luci dell’arena, la decima il ronfo ha ormai schiantato le moltitudini.

Perciò: Renzi sostiene Conte nell’attesa/speranza di mollarlo e Conte non molla Renzi facendo finta di sostenerlo. Sullo sfondo, sventolano -a reclamare attenzione- le bandiere con gli Sos degl’interessi e delle aspettative del Paese. Ma il cimento tra i due non esclude di dedicarvi attenzione, realizzando un che di buono a favore della collettività. In fondo, conviene a entrambi percorrere un tratto di cammino insieme, prima di provare la reciproca sgomitata verso il burrone. Il beneficio pubblico di andazzi privati potrebbe sostanziarsi nel paradosso di risultati per davvero riformistici e perfino innovatori.

Non deve meravigliare un tale ragionamento, all’apparenza cinico e invece soltanto realistico. In un sistema politico che ha rinunciato alla chiarezza del maggioritario, le furbizie e gl’inghippi tipici del proporzionale sono la regola, che piaccia o no. E ad essa bisogna conformare ogni giudizio o analisi, per quanto sembrino sommario l’uno e spicciola l’altra. In tempi grami, necessita adeguarsi ai protagonisti del mediocre scenario: beati monoculi in terra caecorum.

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