Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Editoriale

OSSIGENO

MASSIMO LODI - 25/10/2019

La destra in piazza

La destra in piazza

Il governo durerà? Ma sì che durerà, nonostante tutto. Conte ha bisogno di consolidare l’immagine bis di sé stesso, molto diversa dalla prima, contaminata di sovranismo. Zingaretti non può permettersi d’andare al voto subito, pena una rovinosa caduta di favore pop. Idem la pensa Di Maio, del quale l’anticipata chiusura di legislatura sancirebbe la fine politica, oltre che la riduzione ai minimi termini dell’M5S. Renzi infine chiede tempo per dare consistenza al suo neo partito, che mira a collocarsi nell’area di centro, sottraendo consensi (sia pure quei pochi rimastigli) a Berlusconi. Dunque la maggioranza che sostiene il premier non lo sfratterà, in ciò confortata dal popolo dei peones albergati alla Camera e al Senato: chi li rieleggerebbe più se fossero spediti a casa? E che cosa farebbero alcuni (molti) di loro, che un lavoro non l’hanno?

Ma c’è dell’altro a beneficio di Conte, finché non sarà avvicendato come fu per Letta. C’è la non volontà del centrodestra, e specialmente della destra destra salviniana, di rimandare ai seggi le folle (residuali: l’astensionismo s’annuncia dilagante). Al di là dei discorsi di piazza, roboanti e demagogici come il luogo e la commedia richiedono, esiste la consapevolezza che si dovrà lavorare parecchio, prima di ripresentarsi agl’italiani esibendo una credibile patente di buoni governanti. L’ha fatto intendere il Capitano in persona nel comizione di piazza San Giovanni quando, in un passaggio cruciale, s’è raccomandato all’imperativo di “…tornare a Palazzo Chigi dalla porta principale, studiando, incontrando, valutando”. Ovvero: è decisivo darsi una struttura progettuale finora mancata, né si può ritenere che bastino grida scomposte utili a infiammare i fans del momento, e però non a guidare il Paese.

Difatti gli slogan piovuti sugli astanti avevano il sapore del vecchio. Meno tasse, più sicurezza, basta con gl’immigrati, prima gl’italiani e via banalizzando. Nulla di specifico, tanto di vago. Battute, ironie, sarcasmi. E poi? Poi la presa d’atto della realtà. Che impone una strategia diversa e d’insieme: competenze, alleanze, visioni in linea con l’adeguamento dell’idea liberaldemocratica alla contemporaneità globale, dismettendo le incompiutezze causa del fallimento gialloverde. Perché tutto questo avvenga, sono richiesti mesi, forse anni, e naturalmente soprassalti/idee nuove, donne/uomini nuovi. Una simile prospettiva soccorre -dandole ossigeno e aiutandola a respirare- la contestatissima intesa Pd-M5S-IV, fino a quando maturerà (se maturerà) l’attimo idoneo a mandarla in frantumi.

Un ritorno al passato tradizionale non serve al centrodestra. Berlusconi lo vorrebbe, Salvini e Meloni no. Ma Salvini e Meloni hanno ancora la convenienza/l’obbligo di tenersi caro Berlusconi. Dunque, nelle more della costrittiva situazione, preferiscono adoperarsi sottotraccia, cercando fra l’altro d’evitare la diaspora dei forzisti, platealmente chiamati da Renzi nei ranghi dell’Italia Viva. Un modo per certificare la morte del potente esercito azzurro, che risale in disordine e (quasi) senza speranza le valli discese con orgogliosa sicurezza.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login