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Attualità

L’AUTOGOL CLAMOROSO

GIANFRANCO FABI - 05/12/2019

mesIl dibattito politico che si è animato nei giorni scorsi sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) costituisce una delle pagine più tristi e disarmanti dell’attuale momento politico. Attacchi personali, disinformazione, parole scomposte hanno dato l’impressione di un Paese in cui la ricerca del consenso e gli interessi personali sconfiggono ogni forma di lealtà politica.

La riforma del Mes dovrebbe essere approvata a metà dicembre dal vertice dei capi di Stato e di Governo e quindi essere ratificata definitivamente nei primi mesi del prossimo anno dai Parlamenti dei 19 paesi che adottano la moneta unica. Si tratta di un dossier aperto da almeno due anni per una riforma che punta ad utilizzare al meglio il fondo che in passato è servito a salvare non solo la Grecia, ma anche Irlanda, Portogallo, Spagna e Cipro coinvolte in crisi del debito pubblico e del settore bancario. In cambio degli aiuti, questi Stati membri hanno dovuto a suo tempo sottoscrivere un “memorandum d’intesa” e impegnarsi ad attuare una serie di riforme sotto il monitoraggio della cosiddetta “Troika” formata da Commissione, Banca centrale europea e Fondo Monetario Internazionale. La novità è che i Paesi che faranno richiesta di intervento non dovranno più accettare la sorveglianza della Troika, ma dovranno comunque firmare una lettera d’intenti per assicurare il rispetto delle regole del Patto di stabilità e per garantire un piano di rientro dal deficit eccessivo.

Le innovazioni principali vedono poi il Meccanismo assumere anche la funzione di paracadute finale del fondo di risoluzione unico delle banche e inoltre con l’introduzione di linee di credito precauzionali più efficaci.

I lavori preparatori sembravano procedere senza particolari intralci: dovrebbe essere interesse di tutti avere un salvagente in più di fronte a sempre possibili crisi finanziarie. Ma poi sono arrivate le incertezze e le polemiche delle forze ora in opposizione al Governo in Italia, incertezze e polemiche nate dal clima di campagna elettorale permanente che caratterizza da alcuni mesi il nostro paese, che peraltro è stato l’unico dei 19 a sollevare problemi all’ultimo momento.

Sotto accusa è la possibilità che il nuovo Meccanismo preveda drastiche misure di ristrutturazione del debito e di tagli alla spesa pubblica, misure che per il loro semplice annuncio potrebbero provocare una reazione negativa sui mercati rendendo ancora più difficile uscire dalle difficoltà. D’altra parte tuttavia misure di intervento e risanamento appaiono indispensabili per evitare il cosiddetto azzardo morale: cioè il fatto che un Paese possa continuare con una politica di spesa pubblica fuori controllo sapendo di avere in ogni caso un salvagente capace di finanziamenti senza condizioni.

La posizione delle opposizioni, con Salvini che è arrivato ad accusare Conte di alto tradimento, è comunque in qualche modo paradossale. È vero che ha un debito pubblico molto alto, ma ha anche una ricchezza e un risparmio privati particolarmente elevati e un sistema bancario che, salvo pochissime eccezioni, ha molto ridotto i crediti in sofferenza e non ha avuto bisogno, al contrario di quanto avvenuto nella stessa Germania, di forti aiuti finanziari pubblici per superare le crisi.

E peraltro gli attuali oppositori alle nuove regole del meccanismo di stabilità, Lega e in parte i 5S, sono gli stessi che erano al Governo nella primavera scorsa quando venne tranquillamente approvato l’iter della riforma, proponendo modifiche che erano state regolarmente accettate, una riforma che per diventare definitiva ha comunque bisogno dell’unanimità dei partecipanti.

Come ha sottolineato il premier Giuseppe Conte nel suo intervento alla Camera “pur di attaccare la mia persona e il governo non ci si è fatti scrupolo di diffondere notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori. È stato detto che sarebbe prevista la «confisca dei conti correnti dei risparmiatori» e, più in generale, che «tutti i nostri risparmi verrebbero posti a rischio». È stato detto che il Mes servirebbe solo a beneficiare le banche altrui e non le nostre. È stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta di notte». E invece per Conte sembra quasi superfluo confermare alla Camera “un fatto di tutta evidenza, ossia che né da parte mia né da parte di alcun membro del mio Governo si è proceduto alla firma di un trattato ancora incompleto: nessun trattato è stato infatti ancora sottoposto alla firma dei Paesi europei”.

Per l’Italia il rischio è che proseguendo su questa strada possa consolidare l’impressione di temere una nuova instabilità, provocando la sfiducia dei mercati finanziari e quindi rendendo concrete le conseguenze che a parole si vorrebbero evitare. Quegli eventi che sul campo da calcio si chiamano autogol.

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