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Attualità

CAMBIAMENTI

MANIGLIO BOTTI - 13/12/2019

cambiamentoAnche se l’aneddoto con tutta probabilità è inventato rende però bene il senso delle cose. Si racconta che il re di Francia Enrico IV a un amico cortigiano che bonariamente lo rimproverava per le continue scappatelle, quando invece poteva godere delle grazie della regina, rispondesse: Toujours perdrix… Come a dire: proprio perché mangio tutti i giorni e sempre pernice, ogni tanto mi piace anche concedermi svaghi con quale gallinella ruspante di pollaio.

È insomma, in soldoni, il senso un po’ contraddittorio del cambiamento. Una volta come oggi: l’uomo desidera il meglio, ma poi, se vi si abitua, gli capita anche di annoiarsi o addirittura di provare fastidio e vuole sperimentare qualcosa di diverso, di nuovo, non necessariamente ciò che lo potrebbe soddisfare appieno.

Se applichiamo il concetto alla politica, ci possiamo anche spiegare il significato di sondaggi che, almeno in vista di consultazioni elettorali in certe regioni dove il sistema ha o dovrebbe avere funzionato, si delineano scelte che non promettono sulla carta un futuro certo e migliore del passato.

E sotto sotto è anche il senso della democrazia e dell’alternanza. In Inghilterra, alla fine della Seconda guerra mondiale – una guerra vinta ma tra lacrime e sangue –, i britannici non confermarono a Downing Street il conservatore Winston Churchill, che li aveva bene guidati nella tempesta, ma il suo rivale, il laburista Clement Attlee.

Fu una specie di “vendetta”? Fu davvero una scelta politica di alternanza? Poco a che vedere con il cambiamento di cui si diceva all’inizio, in verità, perché poi Churchill ridivenne primo ministro, ma non si può negare che spesso il senso del nuovo e del diverso prevale sul passato. Un po’ il contrario di quel che promette l’antico adagio: Non lasciare mai la strada vecchia per la nuova.

Ma la novità di alcune indicazioni odierne sembra avere anche connotati diversi. E di immagine, più che di sostanza, specie in politica. Si tratta talvolta addirittura di scelte estetiche (“Guarda questo che duro che è…”) oppure di puro fatalismo: “Vediamo un po’ come va a finire, tanto peggio di così…”.

Le risposte democratiche, in un Paese, quelle che dà la maggioranza dei cittadini, non sono sempre coerenti. I fattori che determinano i risultati e le scelte sono spesso difficili da decifrare. Figurarsi se si possono prevedere.

E può anche capitare in questi frangenti che il passato – nonostante talvolta sia stato terribile e truce – si ripresenti, anche se non con le stesse forme molto simile nei contenuti.

Si dice ancora: la Storia è maestra di vita. È consentito dubitare un poco di un assunto del genere per una ragione molto semplice. La Storia, è vero e non potrebbe essere altrimenti, procede per percorsi suoi, quasi mai identici, anche se qualche volta somiglianti e tali dunque da indurre in errori interpretativi. Ma è l’uomo, invece, che è sempre lo stesso. E, comunque siano le cose, è anche un cattivo discepolo.

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