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Opinioni

MESSA IN CRISI

ROBI RONZA - 13/03/2020

Mons. Delpini celebra nella (deserta) chiesa di Agliate

Mons. Delpini celebra nella (deserta) chiesa di Agliate

“Perché interdire culto e preghiere, se celebrati in sicurezza? Mai, nella storia della Penisola, sono state sospese le messe. Nelle crisi, la Chiesa è stata sempre un riferimento”: è questo il sommario (migliore del titolo) di un intervento sul Corriere della Sera di Andrea Riccardi. È un testo che condivido da capo a fondo. Essendo soggetto a copyright lo citerò solo per stralci, ma se non avesse avuto tale vincolo lo proporrei integralmente.

È la prima volta in vita mia che, nel mio piccolo, sono d’accordo toto corde con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio e maȋtre à penser dei cattolici schierati col Pd. Questa volta sono d’accordo con lui, e mi fa piacere perché dissentire da un’altra persona di fede può essere inevitabile ma non è mai gradevole.

“Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri”: questo ultimo comma dell’art. 1 punto i) del decreto della presidenza del Consiglio dello scorso 8 marzo stringe un po’ il cuore, innanzitutto per l’analfabetismo culturale che ne traspare. Non c’è infatti bisogno di essere cristiani per capire il particolare significato e il peso comunque storico e sociale nel nostro Paese di “cerimonie religiose” come la messa e i funerali in chiesa. Per rendersene conto non c’è bisogno di avere grande fede e nemmeno grande cultura. Basta vivere in Italia e essere capaci di intendere e di volere. Si è saputo che il decreto è stato redatto in piena notte in mezzo a una grande confusione. Ciò forse attenua la responsabilità di chi lo ha scritto e di chi lo ha approvato. Che sia farina della burocrazia ministeriale o sia farina della politica, in ogni caso la sua formulazione resta segno di una miseria culturale preoccupante. Fa inoltre specie questa incapacità di capire che una cosa è il comportamento e la disponibilità a seguire regole prudenziali che ci si possono attendere da una folla ad esempio di tifosi e un’ altra quelle che ci si possono attendere da persone riunite in chiesa per assistere alla messa e tanto più per delle esequie.

Dal decreto precedente a quest’ultimo c’è addirittura un passo indietro. In quello si consentivano le messe “senza concorso di popolo” e i funerali solo con i parenti stretti. Adesso invece lo Stato vieta puramente e semplicemente la liturgia e le esequie religiose: peggio che nell’Unione Sovietica dei tempi di Stalin e come nell’Albania dei tempi di Enver Hoxha. Sempre bene informato su quanto accade e si pensa nei Sacri Palazzi, Andrea Riccardi scrive che quando l’altra notte venne presentata la bozza del decreto del presidente del Consiglio “È iniziato un negoziato serrato tra Cei e Palazzo Chigi, che non è sembrato disponibile a ragioni d’altro ordine da quelle dei suoi tecnici. Dopo un braccio di ferro, la Cei ha ceduto (…). Chi conosce i toni cortesi della Cei coglie subito un forte disappunto nel comunicato (…), tanto da dire che il decreto è stato accolto solo per «contribuire alla tutela della salute pubblica» e che si tratta di «un passaggio fortemente restrittivo». La Chiesa non apre una crisi nell’emergenza. Ma c’è un’incomprensione della sua realtà”.

“Mai, nella storia della Penisola”, continua Riccardi, “sono state sospese le messe. Un segnale pesante. Nelle crisi, la Chiesa è stata sempre un riferimento. Lo furono le chiese nel 1943-45 di fronte alla violenza tedesca. Oggi c’è sbandamento e incertezza. In un tessuto di fragili relazioni, coltivare la fede e le motivazioni non è secondario anche per resistere e sviluppare solidarietà e autodisciplina, ora decisive. Proprio perché siamo tutti d’accordo che il momento è grave e c’è bisogno di tutte le risorse umane”.

Tutto ciò fermo restando, è comunque primario, nel segno dell’ut unum sint, non architettare e non sperare in messe carbonare. È il caso di cogliere questo strano digiuno dell’Eucarestia come un’occasione atipica di penitenza quaresimale, ha ricordato l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nella sua bella e sapiente omelia durante la messa — diffusa in diretta da TGR Lombardia — che con esemplare umiltà ha celebrato in Brianza nella bella ma deserta basilica romanica di Agliate.

www.robironza.wordpress.com

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