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Opinioni

GIORNO DI FESTA

FABRIZIO MARONI - 30/04/2020

fattorinoAnche il Primo Maggio compie il suo passaggio sotto la lente del virus. Si direbbe che casca a pennello: il lavoro, insieme alla sanità, è il tema più trattato in questi due mesi pandemici. Chi può continuare a lavorare? Quali sono le attività essenziali? E cosa sarebbe un codice ATECO?

Questo Primo Maggio non può che essere dedicato a chi ha continuato a lavorare durante l’epidemia: uomini e donne spinti in avanscoperta, a lavorare senza troppe certezze sulla sicurezza e sull’igiene, un po’ alla cieca. Impossibile; ma questo ci ricorda ancora una volta che se occorre sacrificare qualcuno, quel qualcuno è inevitabilmente un lavoratore dipendente, che sia un operaio, un cassiere del supermercato, un infermiere, un fattorino. Non può essere altrimenti, forse; ci sono settori industriali che non possono interrompere la produzione, mansioni che non possono essere svolte in smart working. Se l’Italia ha continuato a consumare cibo, a comperare la qualunque su Amazon; se ha potuto quantomeno contenere la decrescita del PIL e la crisi economica che si prospetta, lo dobbiamo primariamente a chi ha lavorato, a contatto con il rischio. Già questo sarebbe sufficiente per apprezzare il valore del lavoro e della Festa dei Lavoratori.

Al momento non abbiamo ancora dei dati su quanti abbiano contratto il virus sul posto di lavoro, sarà interessante leggerli. Il decreto Cura Italia ha stabilito che chi si ammala sul lavoro e perde la vita, verrà considerato come morto sul lavoro, con le conseguenti tutele INAIL. Sarà altrettanto interessante capire se era necessario che tante aziende rimanessero aperte, pur non producendo beni essenziali e indispensabili, e se hanno garantito gli standard igienici richiesti. Intanto, soprattutto in aprile, tante sono le attività che hanno riaperto senza permesso, in uno strano e tacito assenso delle prefetture e del governo. Forse scopriremo un giorno che la crisi economica sarà stata meno gravosa grazie all’iniziativa di chi ha trovato un escamotage per non chiudere (magari cambiando il codice ATECO in extremis). Troppo presto per giudicare. Ma ciò non toglie, di nuovo, che dal 9 marzo in poi l’Italia sia stata sostenuta da quei lavoratori già elencati sopra. Non basta ancora, per riconoscere al lavoro la dignità che merita? In questo sta il senso del Primo Maggio.

Sarà il Primo Maggio dei medici e degli infermieri, gli eroi di questa pandemia. Così li chiamano tutti: eroi. E lo sono. Il concetto di eroismo rende onore agli oltre centocinquanta camici bianchi che hanno perso la vita; ma l’eroe, nei fumetti, interviene quando il male è incontrastabile e qualche personaggio grida ”solo lui può salvarci!”. Non è questo il caso: il compito di salvarci spettava invece al sistema sanitario, quello che dovrebbe essere finanziato con le nostre tasse e che ha dimostrato le sue falle e i suoi limiti e che deve essere ritenuto responsabile di gran parte di quelle 150 vittime.

Sarà anche il Primo Maggio dei fattorini. A casa mia è arrivato qualche pacco, in questi giorni. Il ragazzo di turno, spesso con un accento straniero, appena mi vede uscire alza la mano e urla ”glielo lascio qui!”; e salta di nuovo sul sedile per un’altra consegna. Almeno, con la scusa di evitare i contatti, ora può saltare i convenevoli, sprecare meno tempo, lavorare più in fretta (con le strade vuote, poi!) e rispettare i comandi del timer installato sul furgone. Anche loro ci hanno salvato, in questa situazione, portandoci la spesa, i libri e letteralmente qualsiasi gingillo volessimo comprare. Così come i rider dei vari JustEat, Deliveroo, UberEat. Loro sì, quasi tutti stranieri. Fino a due mesi fa sfrecciavano con le bici nel traffico frenetico di Milano, con i loro salari minimi. Adesso lavorano molto di più, i salari sono sempre minimi, ma almeno non rischiano un incidente al giorno.

E allora, buon Primo Maggio a tutti i lavoratori, a chi ha continuato a lavorare, a chi è rimasto a casa, a chi ha perso il posto e a chi non c’è più: senza di loro, come faremmo?

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