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Opinioni

CIVILTÀ IN FIAMME

MARIO DIURNI - 24/07/2020

nantes

“ Ciò che è stato sarà,
ciò che si è fatto si rifarà;
non c’è niente di nuovo sotto il sole.  (Qoelet; 1-9)

Una certa estraneità ed una vaga inquietudine sono gli stati d’animo che ho in questi giorni, leggendo, ascoltando ed essendo testimone, anche se a distanza, di eventi e dichiarazioni che apparentemente non hanno un legame, un filo conduttore comune. Ne riporto soltanto alcune, provando a non smarrire il filo logico, il filo di Arianna, che può condurci fuori dal labirinto in cui siamo finiti, anche riprendendo idee già più volte espresse.

Professor Locatelli (Istituto superiore di sanità)): “La scuola non è la priorità”

Professor Monti (Senatore della Repubblica): “ Gli Italiani si sono resi conto che quando lo Stato limita le libertà, le cose vanno meglio”.

Incendio della cattedrale di Nantes (incendio doloso).

Le dichiarazioni televisive di Locatelli e Monti si inseriscono nel quadro della proroga dell’emergenza, per ora estesa soltanto fino al 31 luglio, ma che il Premier, il Governo ed alcuni Presidenti di Regione vorrebbero estendere fino a dicembre 2020; proroga a loro avviso dettata dallo stato di necessità, per una eventuale ripresa dell’epidemia Covid-19.  “Stato di necessità o necessità dello Stato?” (Daniele Onori-Centro Studi Livatino). In questo momento, anche se viene detto da molti il contrario, non esiste nel nostro Paese un’emergenza sanitaria come quella dei mesi di febbraio, marzo e aprile scorsi.  Gli Ospedali non sono più Covid, i centri di terapia intensiva non hanno più malati Covid, i casi riportati in maniera del tutto incompleta, sono di ritorno, dovuti alle maglie larghe della nostra rete di protezione, ma per lo più sono asintomatici. Lo stato di emergenza e di eccezione sarebbe quindi “la sospensione delle ordinarie garanzie liberal-democratiche, cioè dell’insieme di diritti e libertà garantite in democrazia.” (G.Agamben; quod libet), con un disegno autoritario nascosto.

La prima garanzia sospesa  è stato il Parlamento, chiamato soltanto a ratificare decisioni prese altrove e la divisione dei poteri. Vi è il pericolo che tutte le norme giuridiche predisposte durante l’epidemia, restino immutate anche dopo, con tutto il loro potere incriminatorio per chi dovesse violarle, con attribuzione di poteri straordinari a numerose autorità amministrative , giudiziarie, ma soprattutto tecniche, i famosi pletorici comitati d’esperti. Gli stessi pericoli sono stati magistralmente evocati e descritti da Alain Damasio (Liberation) che ha ripreso i concetti espressi in maniera profetica da Michel Foucault già nel lontano 1975 (Sorvegliare e Punire) parlando allora di peste, lebbra e vaiolo (oggi il Covid). “Divisioni rigorose, infiltrazione della regolamentazione nei minimi dettagli dell’esistenza, attraverso una gerarchia completa che garantisce il funzionamento capillare del potere”. Scrive Damasio “Per me, nessuna  epidemia, nessuna causa di morte, , giustificherà mai il fatto che si utilizzi un alibi per distruggere le nostre libertà fondamentali” (Liberation, marzo 2020). La scuola quindi tra le altre non è una priorità; che fare allora per combattere  il “disinteresse emotivo ed intellettuale” (U.Galimberti) di tanti insegnanti  che possono istruire, anche per via telematica, ma non forniscono più “l’educazione del cuore” (U.Galimberti) lasciando i giovani nel loro deserto affettivo, che spesso è causa di disagio e devianza? “Syipe non compenserà la mancanza di relazione” (M.Benasayag), che viene soltanto surrogata dalla tecnologia, che in tempi eccezionali è stata di aiuto, ma se protratta, diventerà utile soltanto allo Stato, che invece deve fondarsi  sull’etica, non sull’utilità di cui trae vantaggio un singolo, o una parte politica o un corpo delle Stato. Trattiamo dunque la cosa per quello che è, un’emergenza sanitaria e non sociale e politica pe cui è stato istituito uno stato  di Polizia . Facciamo dunque i test, identifichiamo i casi di contagio, isoliamo i pazienti e curiamoli. Se allarghiamo lo sguardo oltralpe, il senso di inquietudine aumenta.

La bellissima cattedrale gotica di Nantes è andata a fuoco, per un incendio appiccato in maniera dolosa; è la undicesima o dodicesima chiesa francese che brucia, compresa Notre Dame de Paris. Quella di Nantes è stata costruita nel corso dei secoli dai cristiani, e l’organo andato distrutto aveva resistito alla furia distruttiva dei rivoluzionari nel 1789, perché l’organista di allora, lo aveva suonato nelle feste laiche organizzate nella chiesa ridotta a magazzino. Forse può sembrare eccessivo affermare che con essa adesso stia bruciando una civiltà,  nella indifferenza di  molti, nella laicissima Francia, ma non solo;  è necessario saper leggere i segni dei tempi.  L’Europa è nata ed è stata fatta grande anche grazie alla fede, non soltanto nelle capacità umane; oggi in nome della laicità spinta agli eccessi, la fede che ha sorretto le generazioni passate è non solo negata, ma combattuta in nome di un diffuso sentimento anticristiano, che consente di perseguitare i cristiani in tutto il mondo e di distruggere le chiese, che non vengono difese dagli Stati. L’indifferentismo dovuto al laicismo, al nichilismo, al tecnicismo  e ad   un male interpretato globalismo ed immigrazionismo,   porta all’abbandono della nostra fede e  lascerà un vuoto che sarà riempito da altre religioni, da altri valori. E’ necessario prendere coscienza di quanto sta accadendo e anche se siamo viandanti e naviganti in cerca di nuovi orizzonti, dobbiamo essere anche strenui difensori non violenti delle nostre radici, della nostra terra, della nostra storia, della nostra fede, perché insieme ad esse si difende la nostra libertà.

“Non temere piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto darvi il suo regno”. Luca; 12- 32

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