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Attualità

IL PAPA/1 E’ DI SINISTRA?

SERGIO REDAELLI - 24/07/2020

thenextpopeMentre ricorrono 150 anni dalla proclamazione del primato e dell’infallibilità del papa (i dogmi promulgati il 18 luglio 1870 che dovrebbero compattare il mondo cattolico sotto la sua parola), Jorge Mario Bergoglio è al centro di un tiro incrociato di critiche, attacchi e perfino di iettatorie iniziative editoriali promosse dai potenti nemici americani. Due libri, curiosamente intitolati nello stesso modo – The Next Pope, il prossimo papa – tradiscono l’ansia di prefigurare nuovi e più graditi scenari vaticani. Il primo è firmato da George Weigel, commentatore cattolico critico con il gesuita argentino, l’altro dal giornalista Edward Pentine con l’identikit dei possibili candidati alla tiara.

Ma è soprattutto il libro di Weigel a suscitare l’interesse dei media. Secondo una corrispondenza del giornale americano National Catholic Reporter, ripresa dal quotidiano torinese La Stampa, l’operazione coinvolgerebbe il cardinale di New York arcivescovo Timothy Dolan, vecchio amico di Weigel e noto sostenitore del presidente Donald Trump. Il porporato ha regalato copie del libro a diversi cardinali sparsi in tutto il mondo, forse a tutti i 122 elettori del collegio cardinalizio. Come a voler influenzare o indirizzare il prossimo conclave che sarà convocato alla morte o alle dimissioni (non si sa mai, dopo Benedetto XVI) dell’attuale pontefice.

È prassi che cardinali e vescovi della Chiesa cattolica evitino di fare pubbliche pressioni a favore dei possibili candidati al trono di Pietro. E la Universi Dominici Gregis di Giovanni Paolo II (1996) lo vieta espressamente in sede vacante. La notizia dello strano dono di Dolan ai colleghi ha suscitato reazioni critiche. La Ignatius Press, editrice del libro di Weigel, si è assunta la responsabilità dicendo che “non c’è nulla di male nel fatto che gli editori cattolici inviino libri agli alti prelati, il vero scandalo è insinuare che il cardinale faccia politica per un candidato al prossimo conclave”. Ma il fatto che Dolan firmi le lettere di accompagnamento al libro sembra smentire questa tesi.

Che papa Francesco abbia nemici negli ambienti più conservatori d’America non è una novità. Di recente si è anzi saldata una sorta di alleanza politica e ideologica tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il monsignore italiano simbolo dell’opposizione a Bergoglio, Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico negli Usa. Nel 2018 Viganò accusò il papa di aver coperto il cardinale Theodore McCarrick indiziato di abusi sessuali e chiese le dimissioni del pontefice. In giugno è tornato alla ribalta con una lettera a Trump in cui attribuisce la rivolta per la morte di George Floyd a un disegno destabilizzante in vista delle elezioni presidenziali del 3 novembre.

Le proteste dei Black Lives Matter e la quarantena contro il virus, condivisa dal papa, sarebbero per Viganò una campagna per spodestare Trump dalla Casa bianca. Una manovra organizzata – scrive l’ex nunzio – da “figli delle tenebre che non hanno principi morali, che vogliono demolire la famiglia e la Nazione” e ai quali Trump “saggiamente si oppone”. Il presidente ha gradito la lettera e ha risposto su Twitter dicendosi onorato del messaggio ricevuto dall’arcivescovo e augurandosi “che ognuno, religioso o no, la legga”. Le ricorrenti polemiche e i tentativi di fiaccare la resistenza del papa e di annebbiarne l’immagine, ripropongono il quesito se Francesco sia o meno un papa di sinistra.

È una vecchia querelle. Francesco afferma da sempre che servire i poveri e i più bisognosi è nel Vangelo. E tra i concetti che ripete spesso ci sono la difesa incondizionata degli ultimi, l’accoglienza dei profughi senza compromessi, la tutela dell’ambiente contro le ragioni del profitto, l’ostilità dichiarata nei confronti del capitalismo estremo. Questo vuole dire essere di sinistra? La stessa accusa fu mossa a Leone XIII, il fondatore della dottrina sociale della Chiesa che si occupò a cavallo tra l’Otto e il Novecento dei rapporti sindacali in fabbrica, dei diritti degli operai e dei doveri dei datori di lavoro. E colpì anche Giovanni XXIII, il papa che rilanciò l’ecumenismo.

La domanda che molti cattolici si pongono è se la Chiesa tradisca il Vangelo dando la precedenza alla politica rispetto a Dio. Detto in altre parole: è accettabile una Chiesa “progressista” tutta concentrata sui temi economico-sociali e attenta più ai bisogni urgenti della comunità che alle questioni spirituali, mistiche e trascendenti? Chi affibbia simpatie politiche di sinistra a Francesco aggiunge altri carichi da 90: il pensiero del pontefice sui fenomeni migratori per favorire la contaminazione fra culture senza barriere, l’ambientalismo alla Greta Thunberg, l’ostilità per Trump e, in Italia, lo scarso feeling con Salvini e la simpatia per le “sardine”.

Forse per questo il papa è stato raffigurato col pugno chiuso sulla copertina di un giornale sotto al titolo “compagno Francesco”. In realtà Bergoglio invita a superare la distinzione tra destra e sinistra. E non si smuove di un millimetro dai suoi principi-cardine. In occasione della pandemia mondiale ha fatto ripetutamente appello “perché non manchi a nessuno l’assistenza sanitaria” e ha invitato i governi a “curare le persone che sono più importanti dell’economia”. La tentazione di farne un’icona no global è forte, ma Francesco è stato chiaro fin dall’inizio del suo pontificato, è contro il clericalismo, vuole pastori e non funzionari, vede la Chiesa come “ospedale da campo” e invita i fedeli a non pensare solo a se stessi.

Già dalla clamorosa intervista rilasciata a Civiltà Cattolica nel 2013, ammette di “partire dalle persone e non dai princìpi”, predica di “farsi compagni di strada degli ultimi senza essere ossessionati dalla dottrina”. Dopo la Chiesa-fortezza di Benedetto XVI, la sua è la Chiesa-soccorritrice che sta con i poveri. La vuole meno dogmatica e più accogliente e pastorale, attenta ai sentimenti dell’omosessuale, aperta al divorziato che vuole costruire una nuova famiglia e alle donne che ambiscono al diaconato. La coscienza è per lui più impegnativa della dottrina. Il primo dovere è la solidarietà, occorre dare la precedenza agli altri.

In fondo è un vecchio concetto cristiano. Ma anche dando per buono che il pontefice faccia in qualche modo politica, c’è chi fa notare che è sempre stato così. Non solo quando lo Stato della Chiesa deteneva il potere temporale. Non fu forse un’impronta politica quella che Pio XII, figlio dell’aristocrazia nera papalina ed ex nunzio in Germania, impresse alla propria azione di fronte al fascismo e al nazismo? Mai una parola esplicita di condanna, neppure con la deportazione degli ebrei. Ma pronta la scomunica del comunismo. E non fu Giovanni Paolo II a propiziare la caduta del muro di Berlino con il sostegno dato a Lech Walesa leader di Solidarnosc, il sindacato operaio cattolico che in Polonia si era ribellato all’Unione Sovietica?

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