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Divagando

SUL VIALE DEL TRAMONTO

AMBROGIO VAGHI - 24/07/2020

legaSi avvicina la fine del Leghismo lombardo a Varese, la culla dove  era nato e cresciuto con successo. Eppure i duri e puri non si accorgono di trovarsi sul Titanic agli ultimi balli prima di essere ingoiati dalle onde dell’oceano.  A Varese si attardano a contestare dettagli della politica culturale residuata dalle ”nature urbane” per evitare di  parlare del progetto bomba di Marcello Morandini per la via del Cairo. Si respinge in radice il progetto anziché tentarne qualche miglioramento. Col Morandinismo davanti non a qualche cosa di dettagli ma a un fatto che modifica addirittura il futuro turistico della nostra città, oggi pressoché limitato  all’attrattiva dei Giardini Estensi.

Oggi parecchie città della Lombardia  offrono la possibilità di passare una giornata tra relax, arte, cultura, buona cucina. Mantova, Como, Bergamo, Pavia, Cremona. Praticamente tutte  città lombarde, assai vicine da raggiungere.

Varese con la pedonalizzazione del centro storico ampliato e con la galleria a cielo aperto progettata da Marcello Morandini potrebbe diventare l’hub, il perno di una ampia attrazione turistica integrabile da una abbondanza di altri richiami di alto livello.  Nella sua giornata varesina il turista avrebbe a disposizione oltre alla visita ai già citati meravigliosi Giardini Pubblici, una salita alla Torre Civica per ammirare dall’alto laghi e monti; una visita a Villa Mirabello e ai suoi musei preistorici, ospitante magari una bella mostra pittorica; una visita a qualche gioiello del Liberty varesino. Anche un salto a Villa Panza del Fai. Ed altro ancora compresa la Basilica di San Vittore.

Il tutto alternato da una pausa pranzo servito dai diversi ristoranti che si affacciano sulla galleria e che faranno di tutto per presentare e valorizzare i prodotti della nostra terra. E magari non solo ma anche specialità internazionali. Insomma chi più ne ha più ne metta.

Le avvedute agenzie turistiche provvederebbero  ad offrire pacchetti di offerte senz’altro appetibili. Il tutto sostenuto da una convincente comunicazione. Questa è la strada aperta,e chi si attarda in piccole disquisizioni  demolitrici è destinato alla sconfitta.

E’ ogni giorno evidente che tutta la politica della Lega è avviata sul viale del tramonto senza ritorno, proprio qui dove ha avuto le prime clamorose vittorie.

Ci tenevano tanto a riconquistare Varese sulla base del Leghismo vecchia maniera: tutto fai da te, prima noi, i lombardi, siamo bravi e onesti e i varesini ci hanno votato. Ricordate? Hanno platealmente voluto ripartire  dalle origini popolari. Questa volta dal Circolone di Bizzozero, anche con spirito aggressivo. Lo stesso ex Sindaco di Varese avvocato Attilio Fontana, di solito misurato nelle espressioni, ne aveva usate di battagliere. Per fare che? Traccheggiare per altri venti anni in una sonnolente Amministrazione Comunale. Ma questo era un altro discorso e i nodi sarebbero venuti al pettine. Anni passati dal gruppo leghista in Consiglio Comunale senza incidere nella politica della Giunta di Centrosinistra del sindaco Galimberti tutta proiettata  sul fare e sul progettare. All’avvicinarsi delle prossime elezioni bisognava incominciare a dare indicazioni. Un valzer di candidati al ballo, tutti estranei a Varese, tutti già piazzati in altri incarichi. Cioè muniti di paracadute se sconfitti. La manfrina non poteva essere continuata all’infinito. Breve: hanno votato e la sindaca di Gornate Olona, persona rispettabilissima ha avuto la meglio su una icona del leghismo varesino e nazionale, Bobo Maroni. Un duplice oltraggio per l’ex ministro: (1) essere ripescato, lui pur sempre un valore del leghismo d’antan, per presentare un candidato sindaco appena presentabile. E (2) dover piatire un suo impegno personale per salvare il salvabile. Maroni da buon soldato fedele al giuramento pare abbia rinnovato la tessera di leghista fondatore con Umberto Bossi  della vecchia Lega, ha preso anche la tessera della  nuova Lega di Salvini. Meglio abbondare.

La Lega ha anche sperato di poter presentare come suo candidato sindaco  un personaggio meno politico e più civico, ma i tempi sono cambiati: quando il carro non è più dei vincitori, nessuno ci vuole salire. Specie ora che la Lega è nell’occhio del ciclone che non sembra risparmiare più nessuno. La Magistratura vuole sapere dallo stesso Maroni se e come ha per caso avuto a che fare coi 48 milioni di euro sottratti alla Stato italiano. Transitati dalle sue parti quand’era segretario generale.

Ci  mancava il pasticciaccio brutto del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana per i suoi legami con Dama, l’azienda di abbigliamento di Masnago. Un’ordinazione di camici al momento sbagliato o una donazione benevola? Vedranno gli inquirenti. Di certo la cosa ha scoperchiato risvolti non eclatanti.  Il mondo è venuto a sapere che  Fontana trattiene in Svizzera un gruzzoletto di milioni di euro. Provengono dall’eredità materna o da altro. Non è questo che interessa. E nessuno mette in dubbio la liceità di quei capitali. Sorprende che mentre si chiedono investimenti stranieri per rilanciare la nostra economia ci sono uomini delle istituzioni che tengono capitali all’estero.

Un esempio tale da sconvolgere non solo i programmi per il Comune di Varese ma gli equilibri stessi della Regione Lombardia.

Intanto a Varese si rafforzano le richieste, non nuove, di chi contesta il diritto di primogenitura alla lega nella scelta del candidato sindaco del centrodestra. Si pretende almeno una discussione preliminare tra alleati, magari elezioni primarie. Non è più il tempo delle imposizioni. Insomma siamo sul viale del tramonto di una Lega che ha legato e slegato tutto. Si sta chiudendo per lei un epoca storica nel Comune di Varese? Come sarà ricordata?

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