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Opinioni

VOLARE NEL FUTURO

FLAVIO VANETTI - 18/12/2020

macchiConfesso che mi è venuto il mal di testa, leggendo l’intervento di Angelo Del Corso sull’area ex Aermacchi, di fronte alla serie di codici, codicilli, disposizioni che regolano gli interventi su zone degradate. Questo a mio avviso è uno dei mali dell’Italia: premesso che delle regole sono necessarie, soprattutto per evitare furbate o azioni che deturpano, mi sembra che come al solito nelle nostre norme manchino flessibilità e buon senso. Purtroppo continuiamo a essere il Paese dei burocrati, delle autorizzazioni delle autorizzazioni, dei bolli, dei timbri, delle ricevute (ovviamente cartacee), dei pareri di conformità, di interminabili commissioni. E via di questo passo.

Da quanti anni l’area in questione versa in quello stato di degrado? Da troppi, detto che la precedente proprietà l’ha tenuta come una sorta di sgabuzzino per piazzare giusto due o tre uffici delle sue attività – inclusa la Pallacanestro Varese, per un certo periodo – e che poi, quando tutto è andato a catafascio, ha intercettato le procedure di un fallimento, che non sono certo un treno ad alta velocità. Ma ora che si apre uno spiraglio, legato all’acquisto da parte di una cordata se non erro di bresciani, il rischio è che ci si ritrovi nel campo delle cento pertiche. Ovvero, il terreno delle non decisioni, dei rinvii, dei troppi paletti piazzati sul cammino della nuova proprietà.

Conosco già un’altra struttura, da anni condannata ad andare alla malora, che ha visto tarpata l’ipotesi di rilancio: è la ex Cartiera Sottrici del Ponte di Vedano. Due grossi gruppi commerciali erano pronti a ristrutturarla e a rilanciarla, ma la Regione (presidenza Maroni) voleva così tante compensazioni viabilistiche e urbanistiche che gli acquirenti si sono defilati dopo estenuanti trattative: uno dei due gruppi sta costruendo qualche chilometro più avanti, tra Castiglione Olona e Venegono Inferiore a fianco della strada statale Varesina. Non sfugge il fatto che nuovo cemento è stato piazzato su un prato verde, mentre l’obbrobrio della Sterzi rimane così com’è, in attesa di rave party in arrivo.

Rischia pure questa fine la ex Aermacchi? Non vorrei proprio, ma se non si sta attenti non si può escluderlo. Del Corso, ricordando le regole, invoca una ristrutturazione sostanzialmente conservativa e cita una bella e condivisibile frase di Renzo Piano. Ci sono esemplari testimonianze in questo senso (basti pensare, a Milano, alla Bicocca o all’Ansaldo), ma la domanda secondo me è o deve essere: anche quella che fu una fabbrica varesina gloriosa è nelle condizioni di meritare tutto ciò? Forse no. O perlomeno, non completamente. Credo che questo lo pensino prima di tutto i nuovi padroni.

Personalmente ritengo sia meglio dare spazio a un intervento che risani l’area, che dia un look moderno a un punto cruciale della città e che assieme a strutture per abitazioni, commercio, lavoro, ricreazione e sport (leggo di una possibile piscina olimpica: buona idea) non trascuri l’aspetto del verde pubblico. Del passato della Macchi si può conservare giusto un elemento architettonico (il più significativo), lavorando poi con pannelli e multimedialità per dare vita a un’area simil-museale nella quale il ricordo rimane vivo e può essere tramandato.

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