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Attualità

LE VOCI DEI PAPI

SERGIO REDAELLI - 19/02/2021

La sede di Radio Vaticana

La sede di Radio Vaticana

“Santità, la potranno ascoltare simultaneamente su tutta la superficie della Terra”. Sussurrando queste parole Guglielmo Marconi, leggermente imbarazzato e consapevole dell’evento storico, invitò Pio XI ad avvicinarsi al microfono e a parlare al mondo. Erano le 16.49 del 12 febbraio 1931 e, novant’anni dopo, papa Francesco ha voluto ricordare il primo messaggio della Statio Radiophonica Vaticana con un breve indirizzo augurale: “La radio ha questo di bello, che porta la parola anche nei posti più sperduti. È importante conservare la memoria della nostra storia ed avere nostalgia non tanto del passato, quanto del futuro che siamo chiamati a costruire”.

Alle 16.30 di quel 12 febbraio, l’inventore della radio e realizzatore dell’emittente vaticana aveva detto sforzandosi di non lasciar trasparire l’emozione: “Ho l’altissimo onore di annunciare che fra pochi istanti il Sommo Pontefice Pio XI inaugurerà la stazione Radio dello Stato della Città del Vaticano. Le onde elettriche trasporteranno in tutto il mondo, attraverso gli spazi, la sua parola di pace e di benedizione (…) questa è la prima volta che la sua viva voce può essere percepita simultanea­mente su tutta la superficie della Terra”. Erano presenti il Segretario di Stato Eu­genio Pacelli, futuro Pio XII, e il primo direttore dell’emittente, Giuseppe Gianfranceschi.

Papa Ratti accolse l’invito di Marconi e recitò in latino una preghiera-appello che chiamava a raccolta il creato e i sofferenti, Dio e i governanti, i ricchi e i poveri, i sudditi e gli operai: “A tutto il Creato. Essendo, per arcano disegno di Dio, Successori del Principe degli Apostoli, di coloro cioè la cui dottrina e predicazione per divino comando è destinata a tutte le genti e ad ogni creatura, e potendo pei primi valerci da questo luogo della mirabile invenzione marconiana, ci rivolgiamo primieramente a tutte le cose e a tutti gli uomini, loro dicendo con le parole stesse della Sacra Scrittura: Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca…”

Il messaggio ebbe un uditorio immenso. Le cronache raccontano che i reali italiani erano in ascolto, che l’inglese The Universe indisse un concorso a premi di 5 sterline per chi inviava il miglior pensiero su “Come ho ascoltato la voce del papa”, che le trasmissioni furono captate perfettamente a Nassau e nelle Indie occidentali. Erano collegati, “con radiofrequenza pulita e buona propagazione”, i centri radiotelefonici e radiotelegrafici degli Stati Uniti, dell’Australia, del Canada. L’Osservatore Romano uscì con il titolo ad effetto “Anche i sordi l’hanno udita”, perché a Praga un medico non udente aveva ascoltato Pio XI alla radio con un apparecchio di sua invenzione.

Il primo radio-live papale sollevò un enorme clamore mediatico. Nelle calli di Venezia furono segnalate code per ascoltare la voce del papa. Il cronista del Times rilevò che il discorso fosse “più rapido di come possono parlare labbra abituate alle trasmissioni radio”. Fu l’esordio di un mezzo di comunicazione di straordinaria importanza per il piccolo Stato pontificio, ma già ampiamente sfruttato dal regime fascista. Il 15 maggio 1931 andò in onda la prima udienza nel 40° dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Nel 1936 l’emittente vaticana entrò nell’Unione internazionale di radiodiffusione e il 12 dicembre 1937 lanciò il primo messaggio natalizio.

L’anno successivo la voce dei papi fu finalmente ascoltata anche nel piccolo e lontano monastero di S. Maria del Monte sopra Varese. Un apparecchio radio era stato regalato alla comunità per il Natale del 1938 dalla signora Luisa Kühne, ex educanda. Racconta il Chronicon del 25 dicembre 1938: “Oggi per la prima volta venne portato in refettorio l’apparecchio della radio e si poterono così sentire le campane di Roma e il canto di alcune pastorali”. Il 10 febbraio 1939 la comunità avrebbe seguito alla radio le notizie della morte e dei funerali di Pio XI e in marzo le trasmissioni sull’elezione e la prima messa pontificale del successore Pio XII.

Quando l’Europa orientale finì sotto il comunismo la radio vaticana, cuore pulsante della comunicazione della Chiesa, fu l’unica via per tenere informato il popolo e i fedeli. E imparò ad esprimersi nelle lingue dell’Est europeo, ceco, slovacco, ungherese, lituano, lettone, russo, croato, sloveno, ucraino, romeno, bulgaro, bielorusso, albanese. Durante la guerra fu lo strumento fondamentale dell’Ufficio informazioni della Segreteria di Stato, nato nel 1939 per rintracciare civili e militari dispersi e prigionieri e darne notizia alle famiglie: aiutò mamme, spose e sorelle ad avere notizie di figli, mariti, fidanzati e fratelli, 70 ore settimanali con punte di 12-13 ore al giorno.

Fra il 1940 e il 1946 diffuse 1.240.728 messaggi in 12.105 ore di trasmissione, una delle pagine più belle della sua ormai lunga storia. Tanto che nel 1941 Joseph Goebbels, il feroce ministro tedesco della propaganda del Terzo Reich sbottò: “Fatela tacere”. E un aereo senza contrassegni sganciò sui Giardini Vaticani quattro bombe, che per fortuna non provocarono vittime. Racconta l’ex direttore padre Federico Lombardi: “Per decenni Radio Vaticana ha offerto un appuntamento per fedeli, religiosi, sacerdoti e vescovi privati della libertà. In certi Paesi l’ascolto era proibito e i trasgressori rischiavano gravi pene, il carcere e perfino la condanna a morte”.

Nel 1957 la rubrica Radio Quaresima fece conoscere il cappuccino padre Mariano che poi spopolerà sui teleschermi Rai con la trasmissione Pace e bene. Il Concilio Vaticano II (1962-1965) fu un banco di prova senza precedenti per l’emittente che parlava 30 lingue e raccontava tutte le fasi, oltre 3 mila ore di trasmissione e 300 mila chilometri di nastro magnetico. Oggi la radio vaticana trasmette in 45 lingue con diverse modalità tecniche e il suo personale proviene dal 69 Paesi. Aderisce all’Unione africana delle radiocomunicazioni e all’European Broadcasting Union, la maggiore associazione mondiale dei media di servizio pubblico, di cui è membro fondatore dal 1950.

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