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Cultura

IL VITTORIOSO

DEDO ROSSI - 26/02/2021

il-vittoriosoFino agli anni Settanta, nelle parrocchie, la cura della “buona stampa” era puntigliosa e attenta. Al termine delle messe, l’angolo delle riviste presentava un’offerta selezionata e ampia. Accanto a “Famiglia Cristiana”, che vendeva allora numeri da capogiro, venivano proposti tra gli altri: “Alba”, “il Segno”, il “Piccolo Missionario”, “Mondo e missione”, oltre al quotidiano “Italia” (poi “Avvenire”) e al settimanale varesino “Luce”. Io acquistavo il “Il Vittorioso”, una rivista che ha segnato un’epoca nella storia del fumetto italiano. Mi ero appassionato a “Le sorgenti azzurre”, fumetto a puntate disegnato da Caesar su testi di Roudolph. E cercavo con attenzione i salami disegnati nei riquadri di Jacovitti. Regolarmente spedivo le “Vitt-lire” sperando di vincere non tanto il primo premio (una Lambretta 125cc) quanto una delle cinque “biciclette-Vitt” messe in palio. Anche in queste iniziative e più in generale nella comunicazione “Il Vittorioso” anticipava i tempi.

Attraverso la diffusione di queste riviste si voleva proporre, divertendo, una visione cristiana del mondo al passo con i tempi, una lettura della società in risposta ai cambiamenti sociali, con un linguaggio facile, alla portata di tutti: riviste per ragazzi, per donne, per famiglie, svolgevano un compito ben preciso, da sempre curato con grande attenzione e con mezzi economici adeguati. Era la sfida, da sempre in atto, “contro la scristianizzazione della società”.

Già dai primi anni del Novecento si era sviluppata in Italia un’attenzione all’editoria periodica destinata ai ragazzi, che rappresentavano un nuovo mercato. Il primo vero giornalino italiano era stato il “Giornale per i bambini”, creato da Ferdinando Martini nel 1881 (qui venne pubblicato a puntate il “Pinocchio” di Collodi, con il titolo “Le avventure di un burattino”). Nei primi anni del novecento nacquero diverse pubblicazioni: “Il Novellino”, “La Domenica dei fanciulli”, il “Pupazzetto”, il “Giornalino della domenica” (ideato da Luigi Bertelli detto Vamba, autore del “Giornalino di Gianburrasca”).

Ma alcune pubblicazioni avevano il compito dichiarato di educare, più che uno scopo economico. Già negli anni trenta, il fascismo aveva utilizzato le riviste per ragazzi per la sua propaganda. Ecco nascere “Il balilla”, con lo scopo di formare giovani fascisti arditi e coraggiosi, o “La giovane italiana” per insegnare alle bambine i segreti per diventare fedeli spose, buone madri e brave casalinghe.

Pur con qualche ritardo, anche le gerarchie ecclesiastiche pensarono utile supportare l’educazione cristiana dei ragazzi con qualche rivista specifica.È in questo contesto che nel 1937 nasce “Il Vittorioso”, diretto da don Vittorio Regretti, con la regìa di Luigi Gedda, presidente della GIAC (Gioventù italiana di Azione Cattolica). Il panorama editoriale del settore vedeva già la presenza consolidata di altre testate, prime fra tutte “Il Corriere dei Piccoli”, accanto a pubblicazioni che attiravano l’attenzione attraverso le avventure di eroi biondi e invincibili (“L’avventuroso” e “L’audace”), per citarne qualcuna.

In questo panorama, la comparsa de “Il Vittorioso” rappresentò una novità. Il titolo stesso voleva evocare non solo un significato religioso ma anche patriottico (con strizzatine d’occhio, diciamo così per essere generosi, al Regime): a questo scopo ecco ad esempio le avventure di “Romano il Legionario” che lotta contro i “Rossi” nei cieli della Spagna.

Già negli anni della guerra, “Il Vittorioso” aveva colto il clima nuovo e aveva man mano spostato l’attenzione delle sue storie a tematiche diverse. Ed è proprio in questi anni che erano comparsi autori e disegnatori che entreranno nella storia del fumetto. Con “Pippo e gli Inglesi” aveva iniziato a collaborare, a diciassette anni, Jacovitti, che diventerà il più famoso fumettista italiano del dopoguerra. Troviamo anche Gianluigi Bonelli, futuro creatore di “Tex”. E poi nomi come Craveri, Grilli, Paparella, Domenico Volpi, Belloni e via dicendo.

Il mercato del fumetto nel frattempo era diventato sempre più ricco e aveva attirato l’attenzione dei grandi editori. Le edicole propongono “Topolino”, il “Monello”, “Tiramolla”, l’”Intrepido” e vari fumetti del West e molto altro.

A metà degli anni Cinquanta, i cambiamenti della società vedono periodi di splendore e anni di crisi. Un colpo duro per “Il Vittorioso” venne dato dalla scelta di Jacovitti, poco più che trentenne, che lasciò il settimanale che l’aveva lanciato poco più che adolescente, per diventare il numero uno de “Il Giorno dei Ragazzi”, supplemento settimanale del quotidiano milanese di Enrico Mattei.

Il Vittorioso” proseguiva la sua strada: accanto a fumetti comici, comparivano racconti a puntate (spesso di autori cattolici di prestigio, come Bargellini), fumetti storici, curiosità sportive, rubriche di numismatica (in quegli anni le raccolte di francobolli appassionavano quasi tutti i ragazzi). Una cura particolare era dedicata al rapporto con i lettori, che scrivevano numerosi al giornale. I successi di vendite furono in alcuni anni notevoli. Ma i tempi stavano lentamente cambiando.

I tentativi di adeguare l’offerta alle nuove esigenze dei lettori videro alti e bassi fino a quando nel 1966 si arrivò alla chiusura. “Il Vittorioso” era diventato marginale. Aveva man mano visto diminuire l’interesse dei suoi lettori. Le nuove proposte sul mercato, il ruolo crescente della televisione, i tempi cambiati (ma anche il disinteresse dell’Azione Cattolica che non lo riteneva più un mezzo di comunicazione adatto) ne avevano decretato la fine. In ambito cattolico, molti autori e soprattutto i restanti lettori de “Il Vittorioso” approderanno a “Il Giornalino”, rivista creata dalle Edizioni Paoline per affiancare a “Famiglia Cristiana” una pubblicazione specifica per i ragazzi.

Ma, oltre al suo ruolo primario nella storia del fumetto italiano, l’importanza del ruolo svolto da “Il Vittorioso” nella funzione educativa dei ragazzi cattolici restò fondamentale. Tanto fondamentale e di successo che il Partito Comunista ne copiò l’idea e spese importanti energie e investimenti per contrapporre una rivista concorrente. Era nata così, facendo seguito ad esperienze precedenti, la rivista “Il Pioniere”, diretto dal 1950 al 1953 da Gianni Rodari con Dina Rinaldi.

Erano due visioni contrapposte e parallele del mondo e ognuno si preoccupava di come coltivare meglio il proprio orto e come innaffiare meglio le proprie piantine. Mentre “Il Vittorioso” mirava ad educare buoni ragazzi cristiani, brave persone timorate di Dio, così “Il Pioniere” avanzava proposte educative per i ragazzi comunisti, per far crescere bravi cittadini e buoni lavoratori attraverso storie di impegno nella società, con una attenzione particolare ai valori della Resistenza. Lo scontro tra la visione cattolica e quella marxista in alcuni casi nella società aveva raggiunto toni aspri. Ed è in questo contesto che Gianni Rodari, direttore de “Il Pioniere”, venne scomunicato dalle gerarchie cattoliche.

Ma anche l’avventura editoriale della rivista per i ragazzi comunisti subì l’attacco dei tempi. Dopo alterne vicende, chiuse i battenti nel 1966 e, dopo qualche strascico (qualche uscita come inserto dell’ Unità prima e di “Noi donne” poi) terminò la sua storia.

I tempi erano cambiati per tutti. E per i ragazzi solo l’editoria cattolica era rimasta sul mercato con nuove proposte editoriali, ma lontane dai numeri elevati del dopoguerra.

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