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Pensare il Futuro

OPPORTUNISMI

MARIO AGOSTINELLI - 26/02/2021

transizionePer capire di più il mondo che ci è toccato, con l’emarginazione cui sono ridotti la gran parte dei viventi, nati eguali ma privati di mezzi essenziali per le loro condizioni nel presente e nel futuro, per essere ammalati senza cure, poveri senza cibo, popolazioni senza istruzione: insomma, le mete agognate ma mai avvicinate dei millennial goal, qualcuno dovrebbe fare i conti in tasca alle Cinque sorelle del Big Tech. Nel maggio 2015, un’azione di Amazon valeva meno di 500 dollari. Nell’estate del 2020 ne vale 2.400. Il ceo Jeff Bezos, ha un valore di Borsa di 1.180 miliardi di euro. Le altre quattro: Microsoft (ceo Satya Nadella), 1.360 miliardi; Apple (ceo Tim Cook), 1.330; Google (ceo Sundar Pichai), 769; Facebook (ceo Mark Zuckerberg), 584. E questo in piena e durevole pandemia. Intanto, la Banca centrale europea annunciava che sarebbero stati stanziati i primi 175 miliardi di euro per sorreggere le economie del continente, messe in grave difficoltà dalla paralisi provocata dal corona virus. Insomma, 500 grandi multinazionali dispongono di una enorme liquidità immediatamente disponibile e di linee di credito privilegiate e facilmente accessibili (di fatto, capitali finanziari diretti), assai maggiori di quelle a disposizione delle banche centrali.

Chi controlla – e con quali meccanismi – i diritti universali dei cittadini a fronte di tanta sperequazione e di una caratteristica “predatoria” che è connaturata nelle multinazionali dedite al massimo profitto? Perché mai, potremmo dire in questi giorni in cui si comincia a distribuire il vaccino, le multinazionali dell’informatica in competizione tra loro, mentre utilizzano il corona virus per accrescere il loro peso politico e finanziario, guardano al futuro oltre la pandemia per contendersi il mercato dell’intrattenimento? Perché mai il nostro tempo libero dovrà essere “comandato” da pochi umani, ricchissimi e ormai monopolisti nell’ambito del governo delle vite delle generazioni che verranno? Perché mai la salute dell’umanità può trasformarsi in un “optional”, gestito dalla beneficenza di privati che non possono “lavorare in perdita”, ma tutt’al più dedicarsi a qualche elargizione “filantropica”?

Queste domande e osservazioni così inquietanti trovano conferme in uno strapotere del mondo finanziario e delle grandi corporation che si riscontrano financo nelle decisioni che i grandi fondi di investimento stanno prendendo rispetto all’emergenza climatica.

Da gennaio a novembre 2020, gli investitori in fondi comuni di investimento ed ETF hanno investito 288 miliardi di dollari a livello globale in attività sostenibili, un aumento del 96% rispetto a tutto il 2019. Temo che questo sia solo l’inizio di una transizione non breve, ma in rapida accelerazione, che si svolgerà per più anni per rimodellare i prezzi degli asset di ogni tipo. Sappiamo bene che il rischio climatico è un problema di sopravvivenza: se lo si osserva dal punto di vista esclusivo delle imprese e dei loro bilanci potrebbe considerarsi un rischio di investimento, ma potrebbe anche diventare una storica opportunità di impiego di capitali ad alta redditività.

Larry Fink, Presidente e CEO di BlackRock, il più grande fondo di investimenti al mondo, annuncia che la transizione energetica con l’obbiettivo di zero emissioni climalteranti entro il 2050 rimodellerà radicalmente l’economia globale. Ma anziché frenare, come ha fatto finora il negazionismo alla Trump, bisognerà spingere sull’acceleratore, purché il guidatore rimanga lo stesso.

E aggiunge che “la valutazione dei rischi per la sostenibilità richiede che gli investitori abbiano accesso a informazioni pubbliche coerenti, di alta qualità e rilevanti affinché possano iniziare oggi ad affrontare la transizione allo zero netto in modo da raggiungerla ancor prima della metà del secolo”, mantenendo invariata la gerarchia economico-sociale.

Per uscire da questa crisi, è necessario costruire “un capitalismo più inclusivo”. Anzi, aggiunge Fink, “si può dimostrare anche nella fase più tragica per il Pianeta il potere delle aziende – il potere del capitalismo – di rispondere ai bisogni umani”.

Per questo scopo mette a disposizione le migliori menti del centro studi di BlackRock, per aiutare “i clienti a trarre vantaggio dalle opportunità create dalla transizione energetica, dagli investimenti in auto elettriche, dall’energia pulita fino ad abitazioni efficienti dal punto di vista energetico”. Perché tutto ciò è fare buoni affari. E, per dimostrare quanto sia utile muoversi in fretta, il CEO newyorkese annuncia che manderà controllori presso tutte le multinazionali che commerciano, trattano o bruciano fossili. Questi “ispettori” suggeriranno di usare il voto degli azionisti a favore della tutela del clima, in quanto i portafogli dei titoli attivi appartenenti a BlackRock verranno fatti variare secondo indici discrezionali, legati al tasso di CO2 rilevato dai supervisori. Insomma, saranno gli azionisti di maggioranza presenti nei CdA delle multinazionali a farci raggiungere gli obbiettivi dell’accordo di Parigi, dopo averli avvisati che, se non si adeguassero, le loro azioni crollerebbero in Borsa!

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