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Ambiente

CICLABILE SBAGLIATA

CESARE CHIERICATI - 26/03/2021

ciclabileDue colpi. Uno al traffico e l’altro ai parcheggi quelli messi a segno, in rapida sequenza, dalla giunta Galimberti alla fine dell’estate 2017. Prima col Piano della sosta e successivamente con la conclamata ciclabile verso il Lago di Varese che si stacca da via Mirasole ma raggiungibile solo con un piccolo slalom nelle viuzze di Casbeno bassa. Poi è arrivato il frammento avulso di via XXV Aprile. Due interventi che hanno fatto molto discutere sia gli abitanti del capoluogo sia i fruitori esterni dello stesso. Al di là di qualche incomprensibile rigidità (parcheggi a pagamento anche il sabato nelle vaste aree disponibili nelle adiacenze delle scuole di Casbeno; il dubbio utilizzo dei parcheggi esterni di corrispondenza coi mezzi pubblici; la tardiva entrata in funzione del multipiano di via Sempione) il Piano della sosta ha avuto un esito tutto sommato positivo sulla città. In una certa misura ha lenito un po’ l’impatto del traffico, ha scoraggiato la sosta parassitaria, ha messo un filo di ordine in più arginando in parte il rapporto simbiotico che i varesini hanno da sempre con le quattro ruote. Forse propiziato dall’essere stata Varese la prima beneficiaria di una strada, la Milano – Laghi, riservata in esclusiva al transito delle auto e pertanto, a pieno titolo, prima autostrada della penisola. Anno 1924 con progettista l’ingegner Puricelli che già teneva prestigiosa magione di vacanze a Bodio, oggi trasformata in residenza per anziani.

Da allora Varese ha coltivato con l’automobile un legame intensissimo prova ne sia che è una delle città italiane con il rapporto più alto tra veicoli circolanti e numero di residenti. Un trend che non ha mai conosciuto tregue. In più circostanze ha corso il rischio, anni ottanta, di essere sfigurata dal traffico stesso. Nell’alternarsi delle varie amministrazioni, il Comune non ha mai saputo o potuto gestirlo separando in primo luogo quello di passaggio da quello diretto in centro. Un traguardo ancora ottenibile qualche decennio fa grazie a un sistema di tangenziali esterne ed interne capaci di frenare il folle attraversamento cittadino sull’asse Magenta – Monte Grappa – Sacco – Veratti e ritorno. Un errore irrimediabile. Quelle scelte mancate hanno reso problematico trovare un punto di equilibrio tra le necessità di una sosta ragionevole e una città meno subalterna al mezzo privato. Anche i positivi interventi in corso – maxi svincolo alla nuova Esselunga di via Gasparotto e rifacimento ex novo di Largo Flaiano – potranno migliorare la situazione, ridurre il danno senza tuttavia risolvere il problema alla radice. Nel frattempo restiamo in attesa che il Pums (Piano urbano della mobilità sostenibile) ci illumini sul futuro della mobilità cittadina tenendo ovviamente ben presenti le necessità dei pedoni e dei ciclisti minacciati, oltre che dalle auto, anche della vasta galassia di motociclette, scooter, motorini e, ultima calamità, i monopattini.

Senza però suggerire altre scelte, “ideologiche” e “punitive” come quella di via XXV Aprile cui facciamo riferimento all’inizio, il segmento protetto che parte dalla rotonda di piazza Libertà e si conclude con il raggiungimento di quella situata all’incrocio con viale Sanvito e viceversa. “I varesini non la usano, i cicloamatori la temono” ha scritto Valerio Crugnola il 4 dicembre scorso su queste colonne. Non era lontano dalla realtà. In effetti avvistare un ciclista sul manufatto è più difficile che azzeccare un Gratta e Vinci, ma anche i pochissimi che affrontano in sella viale XXV aprile non l’imboccano, preferiscono stare all’esterno del cordolo intralciando il traffico. E che dire della striscia di ritorno di insufficiente larghezza, tinteggiata in un improbabile marrone già sbiadito dalle intemperie e dunque rischiosa. Sarebbe cosa buona ammettere l’errore, smobilitare la pista e arredare a fiori gli spazi, un tempo riservati alle automobili, garantendone la manutenzione. Il viale è il più bell’ingresso al centro di cui dispone Varese, valorizziamolo una volta per tutte tenendo in ordine anche il vasto incolto alle spalle della vecchia palestra. Per dare un futuro alle piste ciclabili di Varese bisogna invece guardare altrove: al centro storico da pedonalizzare ulteriormente e ai pochi viali dove può risultare, sia comodo sia ragionevole, costruire nuovi percorsi blindati a beneficio esclusivo dei pedoni, delle due ruote e della vivibilità urbana Ma su questo versante torneremo in una prossima occasione.

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