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Il Mohicano

IL VUOTO DA COLMARE

ROCCO CORDI' - 09/07/2021

vareseNoto con piacere che Valerio Crugnola ha accolto il mio invito a discutere di contenuti. Pur nella differenza di opinioni spero proprio che il confronto sul futuro di Varese diventi centrale in una campagna elettorale, finora ossessivamente condizionata più dalla ricerca di nomi, liste, alleanze, che dalle idee sul futuro di Varese. Fatte salve alcune visibili, ma rare eccezioni.

Crugnola si sofferma dettagliatamente su ciò che la sua maggioranza ha fatto. Bene. Tuttavia per completezza di informazione e di giudizio, al lungo elenco bisognerebbe aggiungere le posizioni contrastanti che tra i suoi compagni di viaggio permangono su alcune opere significative. Quali, ad esempio, il destino della ex Caserma Garibaldi, la trasformazione dell’area Macchi, l’insediamento del mercato in Piazza Repubblica.

Ma parlando di PGT e altro il mio intento non era quello di dare la pagella all’operato della Giunta. Tentazione invece a cui non si sottrae Valerio, forse per un vecchio riflesso condizionato da professore, quando mi rimprovera di non aver colto la “visione d’insieme delle migliaia di interventi grandi e piccoli”. Insomma mi sarebbe sfuggita la strategia che avrebbe animato la sua maggioranza. Un errore di valutazione particolarmente grave, almeno per chi, come me, non ha mai smesso di essere di sinistra. A volte succede. Ma non mi pare sia questo il caso. Piuttosto vorrei far notare, amichevolmente s’intende, che in politica non è “la somma non fa il totale”, e che tra quantità e qualità c’è sempre una bella differenza.

In altre parole quando si opera in assenza della “complessità del progetto” non saranno certo le singole opere, per quanto numerose, a colmare quel vuoto.

La mancata revisione del PGT, richiamata nel mio articolo  non è dunque una questione secondaria o di lana caprina, ma un punto essenziale nel confronto politico, perché esso rappresenta il banco di prova fondamentale per chiunque voglia cimentarsi nella bella impresa di definire un progetto strategico per la città.

Il PGT lasciato in eredità dalla Giunta Fontana, oltre ai “nuovi” 2,5 milioni di mc previsti (una “quantità” abnorme che, a quanto sembra, non turba più di tanto neppure i successori) era stato elaborato utilizzando dati analitici risalenti al 2008/2009. Insomma era nato già vecchio e comunque inadeguato rispetto ai bisogni reali dei varesini. Io e Andrea Civati, allora entrambi consiglieri di opposizione, avevamo contrastato con forza e determinazione la “visione d’insieme” di Lega&soci oltre che la “pressione edificatoria” che animava ogni sua parte. Peccato che molte di quelle critiche severe espresse anche dal PD si siano perse strada facendo.

Oggi siamo nel 2021 e non mi risulta che quei dati siano stati aggiornati, né che la sostanza di quel piano sia stata rovesciata. Questo è ciò di cui c’è bisogno per dare credibilità alle scelte future. A maggior ragione se pensiamo alla necessità di comprendere fino in fondo gli effetti prodotti nel nostro tessuto economico e sociale dalla lunga crisi post-2008 e ora dalla pandemia. Se il “piano” è lo strumento strategico per eccellenza è da qui, dai mutamenti e dalle trasformazioni in corso, che bisognerebbe partire. So bene che l’attuale amministrazione ha dovuto fare i conti con scelte e decisioni compiute da altri e che, almeno per qualche opera, non era possibile sottrarsi agli “obblighi” predefiniti. Resta però il fatto che di sostanziale correzione di rotta si potrà parlare solo quando un nuovo “disegno” sarà compiutamente elaborato e visibile a tutti.

Da qui il mio invito a spostare l’attenzione dai logoranti tatticismi alle strategie, dalla proliferazione di liste e candidati ai programmi.

Nel quinquennio trascorso si è potuto verificare quanto sia nocivo anteporre i calcoli elettoralistici alle questioni programmatiche e come persino gli accordi sottoscritti possono diventare carta straccia. Ne sanno qualcosa i “civici” che pensavano di poter condizionare gli eventi e i partiti ma alla fine sono stati loro ad esserlo pagando il prezzo della frantumazione e della dispersione in mille rivoli. Crugnola nel suo lungo elenco tralascia questi aspetti. Eppure per affrontare il presente da essi non si può prescindere. La mia riflessione partiva, non a caso, proprio da qui. Non per emettere pagelle, ma per evitare il ripetersi di simili scenari. Resto convinto che solo un confronto aperto e trasparente sul futuro di Varese può mettere al riparo da errori che possono compromettere anche le intenzioni più belle. Una svolta necessaria e non solo di metodo.

Oggi dovremmo essere tutti preoccupati di come i cittadini percepiscono la politica e del distacco abissale creatosi tra elettori, partiti, istituzioni. Una separazione che non accenna a diminuire. Anzi nei prossimi mesi, grazie anche al penoso spettacolo nazionale, potrebbe dilatarsi in forme ancora più acute. Nel voto di ottobre lo “stato d’animo” degli elettori avrà un peso enorme. Perciò andrebbero intensificati gli sforzi per entrare in sintonia con loro fornendo risposte concrete al disagio e alle preoccupazioni che lo determinano. Non a caso nel mio articolo richiamavo il segnale già preoccupante emerso nelle elezioni del 2016. Allora i varesini partecipanti al voto furono 55,9% al primo turno e 50,2% al ballottaggio. Un dato impressionante che per essere corretto in positivo richiederebbe sforzi sovrumani. Un impegno sicuramente irrealizzabile nel poco tempo che ci separa dal voto. Sarebbe comunque un ottimo segnale anche solo enunciarlo o, meglio ancora, cominciare a praticarlo (come alcuni stanno già facendo). Purché poi ci si impegni realmente a individuare nuovi spazi e strumenti di coinvolgimento e partecipazione. Perché il futuro non si costruisce solo tra gli addetti ai lavori, ma realizzando la più ampia e consapevole partecipazione dei cittadini. Magari riscoprendo un altro cavallo di battaglia di quando eravamo opposizione: il Bilancio partecipato.

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