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Storia

RADIO CAFFÈ SIBERIA

CESARE CHIERICATI - 09/07/2021

Varese, la vecchia piazza Repubblica

Varese, la vecchia piazza Repubblica

Il ritorno delle bancarelle in piazza Repubblica ai varesini di lungo corso, come il sottoscritto, riporta alla memoria la geografia dei caffè di riferimento degli ambulanti dell’epoca, dei loro numerosissimi clienti e di tanti varesini amanti delle carte e del biliardo. Erano tre fondamentalmente gli esercizi che si dividevano la torta dei caffè, degli aperitivi, dei “bianchi “mattutini, delle cioccolate calde pomeridiane: il Firenze direttamente affacciato alla piazza del mercato; il Siberia di via Volta angolo via Bernascone, uno spazio con mezzanino oggi occupato per intero da un negozio di calzature; infine all’inizio di via Roma, oggi Aldo Moro, il Lombardi.

Tutti e tre avevano, chi più chi meno, la stessa impronta sobria, gli stessi arredi austeri in legno non immuni dai tarli e sapevano di fumo nelle tre classiche varianti del tempo: sigarette, sigari e pipe. Tutti e tre offrivano spazi e tavoli per giocare alle carte fin dalla prime ore del mattino. Il Lombardi, famoso per la ricchissima farcitura dei suoi toast, organizzava tornei veri e propri tra gli habitué dei diversi locali. Su entrambi i concorrenti un vantaggio competitivo lo vantava il Siberia che, oltre ai tavoli di scopa, praticata nelle più diverse declinazioni, offriva agli avventori un paio di tavoli da biliardo di ottimo livello. Prima ricevitoria cittadina della Sisal poi del Totocalcio, nei mesi estivi – da maggio a luglio – offriva alla clientela l’ascolto condiviso delle radiocronache degli arrivi di tappa del Giro d’Italia e del Tour de France. Per evitare assembramenti all’interno, venivano piazzati sotto il portico un paio di altoparlanti che diffondevano gli epici resoconti di tre talentuosi radiocronisti Rai al seguito della corsa: Mario Ferretti, Nando Martellini e Adone Carapezzi. Una formazione di giornalisti mitica che nel 1955 perse però la sua prima voce. Mario Ferretti infatti – trascorsi politici con alcune ombre chiamato in Rai da Vittorio Veltroni, padre di Walter – se ne andò a Santo Domingo al seguito dell’attrice Doris Duranti di cui si era perdutamente invaghito.

Gli arrivi delle tappe più importanti dei due grandi giri richiamavano molte persone. Spesso i titolari dei negozi vicini abbassavano le serrande per raggiungere a metà pomeriggio il Siberia dopo aver esposto il classico, ingannevole cartello “torno subito”. Una volta chiusa la tappa si accendevano spesso accanite discussioni tra le differenti parrocchie ciclistiche: i bartaliani, i coppiani e quella più esigua dei tifosi di Fiorenzo Magni. Senza dimenticare naturalmente la minoranza filo svizzera che tifava per Kùbler, vincitore proprio a Varese del mondiale del 1951 e per il principesco Ugo Koblet che fece suo il Giro del 1950 e che fu ricevuto in udienza privata, lui protestante, da Papa Pacelli.

Quel ciclismo immaginato e sognato grazie alla radio ebbe però i giorni contati a partire dai mondiali di calcio del 1954, i primi della storia trasmessi dalla televisione. Se la memoria non mi inganna a Varese il primo ad attrezzarsi con un monumentale apparecchio fu il caffè Cavour di Corso Matteotti. Quel mondiali si svolsero nelle Confederazione elvetica e l’Italia dei Boniperti (Juve) e dei Lorenzi (Inter) fece una assai magra figura: venne eliminata proprio dai padroni di casa che allora erano semiprofessionisti. Infatti i calciatori rosso crociati praticavano il calcio ma svolgevano anche una normale attività lavorativa. Il che rese ancor più umiliante la sconfitta visto che i nostri prodi pedatori, già allora professionisti a tutto tondo, guadagnavano un sacco di quattrini in rapporto alle retribuzioni degl’altri comuni mortali.

Comunque sia l’avvento del piccolo schermo mutò poco a poco ma in maniera irreversibile anche la convivialità dei caffè e la fruizione dei grandi avvenimenti sportivi. Pure il ciclismo divenne, man mano, terreno di caccia televisivo. L’arrivo tra le nevi del Bondone, le prime galoppate di Jacques Anquétil contro il tempo, le discese a tomba aperta di Gastone Nencini appartengono già alla nascente memoria televisiva degli sportivi. Finita l’età dell’immaginazione cominciava quella delle immagini. Era la metà degli anni cinquanta e di lì a qualche tempo la tv offri a bar e caffè, con i primi seguitissimi telequiz, l’opportunità di lavorare alla grande fino a mezzanotte o quasi. Chi non seppe adeguarsi tenne duro ancora qualche anno poi si arrese al nuovo che avanzava. Il vecchio Siberia chiuse i battenti il 2 agosto 1960.

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