Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

FINALMENTE

ROBERTO CECCHI - 23/07/2021

draghi

Il tormentone che ci ha accompagnato per tanti mesi e che girava attorno al quesito “quale vaccino utilizzare?” per metterci al riparo dal Covid-19, ha esaurito il suo tempo. Non interessa più. Visto che i vaccini hanno funzionato a dovere – tutti, indistintamente, seppur con gli inevitabili distinguo! -, quest’argomento ha perso d’interesse, senza che nessuno di coloro che aveva seminato dubbi sull’efficacia di quei preparati si sia scusato, non dico cospargendosi la testa di cenere sulla pubblica piazza, ma almeno dicendo che quando si erano espressi avevano un po’ d’indigestione. Erano indisposti. Non è accaduto. Pazienza, ne prendiamo atto, come abbiam preso atto della mancanza di self control e di aplomb da parte degli Inglesi, dopo la sconfitta degli Europei contro di noi. Devono rassegnarsi, sono come e meno degli altri.

Il nuovo tormentone adesso è il “Green Pass”. Quel documento un po’ misterioso, che ha la forma di un QR Code, predisposto dal Ministero della Salute e inviato (o in via di spedizione) a decine di milioni di persone, quelle che si sono sottoposte a vaccinazione. Non l’ha ricevuto chi ha deciso di non aderire all’invito a vaccinarsi. Col risultato che nel frattempo il malefico Covid-19 ha ripreso vita, ha mutato la sua natura e prova (riuscendoci) ad essere più aggressivo e più rapido di prima nel cercar d’infettarci. Col rischio che anche chi è stato vaccinato possa infettarsi di nuovo, vanificando mesi (quasi anni ormai) di patemi. Per cui, si pone il problema di accelerare le vaccinazioni e, comunque, di tener separato chi si è vaccinato da chi ancora non lo è. Da qui, la proposta di consentire l’accesso nei luoghi pubblici (trasporti, stadi, ristoranti, ecc.) solo dietro esibizione del certificato vaccinale (l’EU Digital Covid Certificate), sulla scorta di quel che sta accadendo in Francia.

A occhio, vien da dire che si tratta di una proposta ragionevole, il minimo sindacale, se non vogliamo trovarci di nuovo con un’altra pandemia, con morti, ricoveri e il blocco delle attività produttive. E invece, qualcuno eccepisce che una disposizione del genere potrebbe configurarsi come un obbligo (mentre ormai, noi, siamo inutilmente convinti di avere solo diritti!), una limitazione-violazione delle “libertà individuale, dell’indipendenza nelle scelte, dell’autodeterminazione”. In Italia la pensa così all’incirca il 10% della popolazione, mentre in Francia sarebbe addirittura il 30% (Corbellini, Huffpost). Non siamo di fronte a novità assolute. Tutt’altro. Le vaccinazioni, da che son nate, son sempre state oggetto di polemiche, anche feroci.

Per rimanere all’Inghilterra, verso la fine dell’Ottocento, le proteste furono tali che si dovettero bloccare i programmi di vaccinazione, a cui seguì, inevitabilmente e in breve tempo, la crescita del numero delle infezioni e dei morti. Ma atteggiamenti del genere sono ancora piuttosto comuni, se si pensa che nel 1998, un medico, Andrew Wakefield, pubblicò su una rivista di fama internazionale, “Lancet”, un articolo in cui sosteneva niente di meno che “la correlazione tra la somministrazione del vaccino trivalente (morbillo, parotite e rosolia) con le malattie intestinali, poi correlate in successive ricerche anche con l’autismo”. Nonostante si sia dimostrata un’affermazione non vera, non mancano tuttora i sostenitori di questa teoria. Col che si dimostra quanto pesino sui nostri comportamenti gli aspetti emozionali-irrazionali, rispetto alla capacità di assumersi delle responsabilità sulla base del dato scientifico. E qui, fa subito capolino una certa politica che trinquella, traccheggia, ammicca, dice e non dice, butta lì qualche perplessità sulla presunta compressione di libertà dovuta all’obbligo di esibire il certificato vaccinale, per veder di cogliere il voto di indecisi e renitenti, quando invece sa bene come stanno le cose.

È una politica dal fiato corto, perché i nostri concittadini dimostrano di avere i piedi ben piantati per terra e difatti la cosiddetta proposta Macron piace al 68,4% degli Italiani. Quasi due terzi degli Italiani “è favorevole a un pass obbligatorio che attesti l’essersi sottoposti al ciclo completo di vaccinazione anti-Covid per entrare nei ristoranti, negli alberghi, nei cinema, sui treni, sugli aerei…” (Ghisleri. “La Stampa”). Perché sappiamo che le vaccinazioni hanno rappresentato un’importante conquista sociale, a cominciare dall’obbligo vaccinale contro il vaiolo del 1888, poi di quello contro la difterite e la poliomielite. Nel 1991 contro l’epatite B. Gli Italiani paiono poco inclini a battaglie ideologiche fine a sé stesse. Non mostrano, generalmente, un’inutile spavalderia, come quella di quel medico inglese che si proclamava non-vax ed è finito in terapia intensiva “Non vaccinami è stato l’errore più grave della mia vita. Sono stato inutilmente spavaldo” (Fanpage), ha detto dalla rianimazione, da cui se l’è cavata per un pelo.

Più di così non si può fare ammenda e gliene va dato atto. Non c’è libertà che tenga contro il rischio di fare una brutta fine o di patire sofferenze inaudite. Bisogna prendere atto che quella del vaccino è l’unica strada percorribile e va presa in fretta. Ogni giorno che passa possiamo correre un rischio esiziale. Per questo, vengono in mente le parole di Martin Luther King: La mia libertà finisce dove inizia la vostra. Oggi la nostra libertà è una compressione temporanea della vita sociale. E’ il Green Pass. Da subito. Senza tentennamenti.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login