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Urbi et Orbi

ROMA, L’INGOVERNABILE

PAOLO CREMONESI - 29/10/2021

gualtieriBasterebbe solo sfogliare i quotidiani dell’ultima settimana a scoraggiare qualsiasi primo cittadino che si accinga a governare la capitale.

Il Corriere della Sera scopre in un’inchiesta che nelle case di proprietà del Comune c’è un miliardo non riscosso, mentre un bilocale in Piazza Navona viene dato in affitto a 13 euro al mese.  Alla municipalizzata dei rifiuti, invece, nonostante la città da mesi sia invasa dal pattume, ecco promozioni in extremis dei dirigenti da parte dell’amministratore delegato in uscita.

Sono solo due esempi, presi quasi al volo, della voragine di problemi che si sono accumulati negli anni: dai trasporti al verde, dall’immondizia alle periferie, dall’inclusione agli asili nido, dalla burocrazia alle strade, dai beni culturali al turismo, dal catasto alla segnaletica.

Può un uomo solo al comando pensare di affrontare tutto ciò? Evidentemente no. Se si aggiunge poi che solo il 40,8% dei romani si è recato alle urne per il ballottaggio (e di questi circa il 40% ha votato per il candidato di centrodestra Michetti), ci si rende conto che il tema della rappresentatività del Campidoglio per i prossimi cinque anni diventa centrale.

Roberto Gualtieri sembra cosciente del problema: nelle sue prime dichiarazioni non solo ha assicurato (anche se la cosa appare scontata) di voler essere «il sindaco di tutti», ma ha anche garantito che la nuova giunta cercherà di dare voce a tutte le anime della coalizione che lo hanno portato alla vittoria, garantendo alla opposizione un ruolo costruttivo. Dalla sua può contare su due “assist” di non poco conto: un filo diretto con Palazzo Chigi, grazie al suo passato di ex Ministro dell’Economia (che in tempo di Recovery Plan europeo non è cosa da poco) e una piena sintonia con il Presidente della Regione Zingaretti, mancata invece con la giunta Raggi soprattutto in tema di rifiuti.

Roma non può comunque essere governata da un uomo solo. E il rapporto con il terzo settore e il volontariato diventano a questo punto centrali. Ma cosa ne pensa il primo cittadino? Il 6 e 7 Ottobre del 2006 si svolse a Orvieto un seminario dal titolo “Per il Partito Democratico”. Una delle relazioni principali fu affidata proprio a Gualtieri che in quell’occasione disse: «Se non vuole ridursi a semplice procedura o rappresentanza di interessi, la democrazia deve essere innervata da forti motivazioni etiche, e ciò impone di misurarsi con il tema di un orizzonte etico condiviso e con la questione della laicità della politica».  E aggiunse: «Da un lato occorre riconoscere che le energie morali che scaturiscono dall’esperienza religiosa costituiscono un alimento vitale per la democrazia soprattutto di fronte alle nuove sfide che essa è chiamata ad affrontare; dall’altro occorre ribadire che per svolgere questo ruolo, la religione non può che accettare pienamente la dimensione della laicità, che è il terreno che ha reso viva la sua presenza nel mondo contemporaneo».

Gualtieri concludeva cosi: «Di fronte alle nuove questioni che il mondo contemporaneo solleva, un’etica condivisa può consentire di realizzare non solo un reciproco riconoscimento di principi, ma anche di affrontare la sfida dell’elaborazione di una “tavola di valori” comuni a cattolici e socialisti, credenti e non credenti, intorno ai quali orientare la ricerca di soluzioni nuove ai problemi della nostra epoca».

Un banco di prova di queste affermazioni sarà certamente il Giubileo del 2025. Anche se l’epidemia di Covid ci ha insegnato che spesso è illusorio programmare a lungo termine, l’appuntamento che – sulla carta – radunerà nella Città Santa milioni di pellegrini potrebbe essere la concreta realizzazione di quella “tavola dei valori” auspicata dal primo cittadino per risolvere i mali di Roma. E tre anni, credetemi, non sono molti.

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