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Attualità

FAMILIARMENTE

GIANFRANCO FABI - 26/11/2021

???????????????????È stato approvato a metà novembre dal Governo il decreto attuativo per l’assegno unico universale per i figli. Una misura attesa da tempo nell’ambito delle politiche per il sostegno della natalità, politiche altrettanto necessarie, quanto mai sufficientemente attuate.

L’assegno (175 euro mensile per ciascuno dei primi due figli e 260 dal terzo in poi) sarà riconosciuto dal febbraio dell’anno prossimo ai nuclei familiari con i redditi medio-bassi per ogni figlio minorenne e decorrerà dal settimo mese di gravidanza fino al compimento dei 21 anni di età. I maggiorenni dovranno essere a carico e dimostrare di frequentare un corso di formazione scolastica o professionale, un corso di laurea, un tirocinio, o di avere un’attività lavorativa con un reddito complessivo inferiore a 8mila euro o di essere registrati come disoccupati.

Si tratta di un passo importante, ancorché non decisivo, nell’impegno per una politica familiare che possa in qualche modo contrastare quel declino demografico che si è particolarmente accentuato in questi ultimi mesi per effetto dei disagi e delle preoccupazioni della pandemia.

Un declino che sta interessando anche Varese. A fine 2020 erano residenti in città 80.039 persone, il 9,1% del totale provinciale. Nell’ultimo decennio la popolazione ha registrato una leggera crescita dopo il 2010, soprattutto per l’arrivo di nuovi abitanti, ma nel bilancio complessivo si è registrata una diminuzione dello 0,5%, a fronte di un incremento a livello provinciale (+0,7%). La discesa più significativa è iniziata nel 2019 con un calo di 152 unità mentre nel 2020, l’anno del Covid, Varese ha perso 685 residenti, anche per effetto della drammatica crescita dei decessi.

L’andamento demografico non è problematico solo per la flessione delle nascite, ma anche perché cresce la percentuale di anziani: l’età media della popolazione di Varese è superiore di 1 anno e mezzo rispetto alla media provinciale: 47,2 in città a fronte di 45,7 in provincia. L’età media degli italiani è di 46 anni, mentre in Europa è di poco più di 42 anni.

In questa situazione le politiche per la famiglia sono essenziali, politiche che negli ultimi settant’anni non sono mai state particolarmente accentuate. Anche per rendere evidente il distacco dal regime fascista che invece aveva nella spinta demografica uno dei suoi punti forti.

Ben vengano quindi gli assegni per i figli, ben vengano gli investimenti negli asili nido, ben vengano gli interventi di sostegno come i bonus per le baby-sitter nei momenti di difficoltà.

Ma senza dimenticare due elementi: 1) i soldi sono importanti, ma non risolvono tutto; 2) una componente fondamentale del calo demografico è nell’annebbiamento dei valori che stanno alla base della famiglia. Perché il valore della generatività è composto anche di sacrifici, di stabilità, di equilibrato sviluppo della sessualità. Si potrebbe dire che la famiglia tradizionale non vive uno dei suoi momenti migliori. Insidiata com’è dalla fragilità dei rapporti umani e dall’attrazione per comportamenti alternativi che meritano accettazione e rispetto, ma che non dovrebbero diventare modelli da seguire o valori da esaltare.

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