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Attualità

UN MASTERPLAN PER LE BETTOLE

CESARE CHIERICATI - 04/02/2022

ippodromoC’è una vecchia e bella guida di Varese, datata aprile 1984, promossa dall’Azienda Autonoma di Soggiorno su progetto grafico di Marcello Morandini, che racconta l’Ippodromo delle Bettole con due splendide foto di Carlo Meazza: la prima ritrae un gruppo di cavalli lanciati, con tutta la loro esplosività verso il traguardo, la seconda coglie la tribuna centrale, da poco rinnovata dall’architetto Pierangelo Pavesi, gremitissima da un pubblico appassionato e in apprensione per le puntate fatte. Ritraggono probabilmente le fasi finali dal Gran Premio Città di Varese, l’imperdibile appuntamento di metà agosto, clou delle stagione del galoppo all’epoca riservata esclusivamente all’estate.

Da allora la storia dell’ippica varesina ha avuto un andamento a geometria variabile, ovvero qualche alto e molti bassi con il pubblico e le scommesse in lento ma inesorabile declino. Una tendenza in linea peraltro con il trend nazionale di un’ippica sempre più povera di appassionati e sempre più dipendente dai contributi ministeriali già strutturalmente piuttosto magri elargiti agli ippodromi e marginalmente ai centri di allenamento. Eppure a Varese, nonostante tutto, le cose vanno ancora oggi benino secondo la valutazione fatta alla Prealpina da due storici allenatori come Bruno Grizzetti e Marco Gonnelli attivi nelle scuderie di via Galdino, alle spalle della pista e nell’area di Castelverde a Caravate. Addirittura in questo momento Varese ha più cavalli di Milano: 270 contro i 200 di San Siro, un fatto storico mai capitato prima, probabilmente propiziato anche dagli interventi di manutenzione straordinaria realizzati dalla Svicc, Società varesina incremento corse cavalli (presidente Guido Borghi oggi affiancato dal dinamico figlio Giovanni) con la sistemazione della letamaia, il rifacimento degli asfalti e la ristrutturazione degli appartamenti degli artieri. Lavori fatti in casa visto che gli immobili e le aree adiacenti sono proprietà Sivcc, dunque private, mentre il sedime dell’impianto è del Comune.

E sta proprio qui uno degli snodi cruciali delle Bettole perché i terreni delle scuderie potrebbero far molta gola, in un futuro nemmeno tanto lontano, agli interessi immobiliari che già hanno avuto troppo spazio in occasione dei mondiali di ciclismo del 2008 con la costruzione del massiccio e grigio Ata Hotel che dalle tribune compromette in parte la vista sulle montagne d’oltre confine. Sarebbe pertanto opportuno che Palazzo Estense e la città nel suo complesso prendessero in seria considerazione il futuro delle Bettole ragionando su alcuni dati di fatto oggettivi: 1) l’impianto ippico è al vertice di un triangolo virtuoso dal profilo ambientale e culturale avendo vicine le Ville Ponti e Panza sul colle di Biumo Superiore e Villa Mylius, prossima sede dell’Accademia del gusto, in viale Aguggiari.

Qualche sinergia con l’impianto ippico la si potrebbe pure inventare; 2) in via Albani si sta concludendo il rifacimento del complesso del Palaghiaccio, struttura di riferimento per molte società sportive e privati cittadini; 3) lungo il viale Valganna, da sempre molto abitato, sono già presenti due strutture della grande distribuzione mentre una terza si trova nella vicina via Dalmazia. Fanno parte del pletorico pacchetto di ben 18 supermercati sparsi nella città e destinati a crescere ancora; 4) qualora venisse raddoppiata, come è augurabile, la tratta Varese – Induno Olona della linea Rfi per Porto Ceresio e Mendrisio, potrebbe essere creata una utilissima fermata urbana al servizio del quartiere in piazzale Valganna perpendicolarmente alla rotonda con viale Ippodromo; 5) gli spazi all’interno della pista, il cosiddetto prato, e quelli adiacenti le tribune vanno ripensati aprendoli a nuove attività coerenti con la presenza dei cavalli non necessariamente tutti destinati alla corse.

Insomma sembrano maturi i tempi per una riflessione approfondita sul futuro delle Bettole e dell’ippodromo, un’area vasta e preziosa vicinissima al centro, elemento distintivo della storia del novecento varesino visto che l’inaugurazione risale al settembre 1911. Diciamo che un masterplan potrebbe essere la via maestra per indirizzare al meglio uno sviluppo rispettoso delle caratteristiche dell’intera zona. Uno strumento utile per non trovarsi impreparati quando qualche investitore immobiliare comincerà ad avanzare proposte.

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