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Attualità

PICCOLE COSE

FABIO GANDINI - 29/04/2022

erbaccePer inquadrare la questione conviene forse partire da una frase illuminante pronunciata dall’assessore alla Polizia Locale Raffaele Catalano in una recente intervista a un giornale locale. Illuminante perché fa luce su una differenza che non tutti colgono, soprattutto quei politici che – per ruolo ma anche per quel quid di malafede sempre utile da vendere agli elettori – cavalcano l’ambiguità.

Alla domanda “Varese è una città sicura?”, Catalano ha risposto più o meno così: «C’è una differenza enorme tra sicurezza e ordine pubblico e sicurezza urbana. Sicurezza e ordine pubblico sono materie di competenza dello Stato, perché solo lo Stato può legiferare e intervenire. A un’amministrazione compete invece la sicurezza urbana, che è scuola, servizi sociali, commercio, lotta al degrado, decoro urbano…».

Ecco: difficile definire la Città Giardino un… Giardino non sicuro: lo afferma la percezione, prima ancora che lo facciano i dati o gli assessori. La stessa percezione però, e la frase di Catalano lo conferma indirettamente, suggerisce che sul tema del decoro urbano e della lotta al degrado si possa fare, ancora, e sempre, di più.

Il modus operandi e “l’approccio” alla città delle giunte guidate da Davide Galimberti, passata e attuale, sono ormai notori: dopo anni di conservazione, quasi a mo’ di stigmate culturale in queste lande da estremo nord, l’amministrazione ha fatto suonare la sveglia potente e perentoria del cambiamento. Un cambiamento radicale e il più visibile possibile, quindi partente fin da principio – e proseguito sulla stessa strada – dai “macro interventi”.

È indubbio che la maggior parte di essi siano andati (o meglio andranno) nella direzione della lotta al degrado strutturale, che poi genera quello sociale, e quindi verso un maggior decoro complessivo. Gli esempi sono molteplici: il primo è stato riportare il mercato in piazza Repubblica, forse la cosa più semplice, ridando al contempo centralità nella stessa all’ex Caserma Garibaldi. Meglio ancora si pensi ai progetti che porteranno alla realizzazione di uno studentato diffuso a Biumo Inferiore e che riqualificheranno l’ex Macello Civico a Belforte: a essere coinvolti due interi quartieri, peraltro tra i più dimessi, cartina tornasole di un abbandono che nei decenni ha prodotto un’incuria quasi da manifesto. E un discorso simile si può fare pure per il nuovo polo scolastico di San Fermo.

Varese ha già oggi, e in futuro ancora di più grazie al lavoro intrapreso, un rinnovato appeal turistico, anche perché disposta finalmente a mostrare senza paura quel che possiede in termini di natura, arte, cultura, ragionando di sistema. La volontà è quella di non “arrossire” più davanti al resto del mondo, di non sentirsi più dei Calimero del turismo: quel poco (che in realtà è tanto e in certi casi pure unico) che c’è, va valorizzato il più possibile.

Solo una città più bella, ordinata, pulita, tuttavia, può corroborare l’intento. E allora si ritorna alle piccole cose, a quei particolari che ancora sfuggono, a un’ordinaria amministrazione che pare meno appassionante da garantire e invece è altrettanto importante. Scrivi “degrado Varese” su Google e i risultati ti portano nei posti di sempre: in via Como, tra sporcizia e incuria; alle Stazioni, dove in mezzo ai vari cantieri, ci sono ancora talvolta abbandoni di rifiuti e natura non curata; tra i tombini otturati e le buche del quartiere finanziario o nel tunnel che collega via Carrobbio con piazza Ragazzi del ’99.

Ma non serve nemmeno Google per accorgersene: incuria è anche semplicemente un divisorio bianco e rosso mezzo piegato e lasciato lì, tra i cespugli che crescono su un marciapiede.

Piccole cose, va ripetuto, ma che abbisognano di un occhio costante e di un’incisività forse maggiore. E di un’alleanza, tra Comune e cittadini: se piove, non è sempre colpa “del governo ladro”. Impariamo tutti a prenderci una parte di responsabilità in merito al decoro cittadino.

 

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