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Cultura

LADY DIABOLIK

RENATA BALLERIO - 17/06/2022

diabolikLe cronache ci raccontano come i pendolari che viaggiano in treno stiano affrontando gli stessi, se non peggiori disagi, che hanno vissuto prima dell’era Covid: carrozze sovraffollate, ritardi e così via. Un problema che merita attenzione e soluzioni.

Può, dunque, sembrare irriverente far correre la memoria e l’immaginazione ad una signora che nel 1962, pendolare da Saronno a Milano, osservava da un palazzo di piazza Cadorna i numerosi studenti e lavoratori che scendevano dai treni. Erano gli anni del boom economico, favolosi nell’immaginario di molti. Quella signora aveva quarantanni ed era nata il 10 giugno 1922. Stiamo parlando di Angela Giussani, madre di Diabolik, il ladro inafferrabile, genio dl male, dagli occhi grigi o verdi, dal passato misterioso.

Si racconta che Angela, sciura della borghesia milanese, immaginò quello che sarebbe diventato un famoso fumetto – 900 sono gli album pubblicati fino ad oggi – pensando a storie da leggere proprio in treno, anche grazie al formato dell’opuscolo. Possiamo non amare i fumetti o, addirittura, far finta di non aver mai letto Diabolik, ma non possiamo non sforzarci di capire l’avventura di quella donna (e di sua sorella Luciana) e di quel fenomeno di massa che è stato, e in parte lo è, dell’uomo dalla tuta nera e dal volto mascherato.

Un eroe – antieroe che il 1 novembre compirà sessant’anni e che attraverso i suoi cambiamenti ci accompagna dentro una certa storia italiana, da re del terrore, cinico e violento, a ladro con un suo codice d’onore. Certo un criminale con una Jaguar di lusso, leggendario per i suoi colpi sensazionali, determinato a rubare soprattutto ai ricchi, agli arricchiti in modo illecito, alle banche  ma capace di lottare contro mafiosi e contra la droga.

Quando la sua ideatrice, la bionda Angela, moglie dell’editore Sansoni, decise di distribuire Diabolik nelle scuole subì un processo. Quell’eroe, conoscitore di molte lingue, di grande cultura, appassionato di chimica non poteva, comunque, essere considerato un modello morale. Eppure metteva in luce come il denaro fosse il mito di quella, che poi è la nostra, società. A modo suo una denuncia. La città in cui tutte le vicende sono ambientate, Clerville, è immaginaria ma era ed è molto vicina alla realtà. Sarà per questo che nel 2019 Diabolik è entrato nelle scuole per una campagna contro il bullismo? Strano contrappasso di cui la Giussani, donna  dotata – dice chi l’ha conosciuta-  di gran sense of humor e di mordace ironia, avrebbe riso.

Oppure un colpo geniale del suo protagonista sempre imprevedibile ma che si consegna anche alla polizia quando è inevitabile. Con coraggiosa dignità, dote davvero non comune.  In questi sessant’anni l’uomo in tuta ha scardinato tanti cliché, dimostrando quanto valore ci sia anche nei fumetti, come ben capì l’indimenticabile Umberto Eco. Non solo lettura di evasione (e non solo per i pendolari) ma un modo di leggere la realtà e di adeguarsi ai tempi che cambiano.

Qualcuno si chiede ancora dopo anni come possa essere stato ideato da una donna un tale personaggio? Certo una donna speciale, amante della bella società ma con brevetto da pilota di aerei, quasi d’acciaio nel suo pragmatismo lavorativo, tenace e determinata e, soprattutto, lungimirante. La risposta pare scontata se siamo capaci di accettare l’imprevedibilità, come continua a dimostrarci quel criminale non comune di nome (e di fatto).

Possiamo essere critici verso questo eroe, che, nonostante tutto, ha saputo dimostrare nelle sue imprese riconoscenza e amicizia ma dobbiamo ammirare il coraggio di una donna, che inizialmente insieme con la sorella si firmava solo A.L Giussani, per nascondere l’identità femminile e per accrescere il mistero della sua creatura. In fondo il mistero della vita fatto di luci e di ombre, come ci ricorda l’alter ego di Diabolik l’integerrimo ispettore Ginko.

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