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Cultura

UN PO’ DI MEMORIA

RENATA BALLERIO - 15/07/2022

il-mulino-del-poCi sono versi di canzoni che all’improvviso, ma non per caso, riaffiorano dalla memoria.

Lucio Battisti cantava: Sogno il mio paese infine dignitoso e un fiume con i pesci vivi. Tralasciando il paese dignitoso, lo strano sogno di un fiume con pesci vivi sembra un incubo se si pensa alla moria di pesci anche in fiumi e torrenti vicini a noi, come il ticinese Gaggiolo (per i varesini il Lanza) con granchi di fiume morti a causa della mancanza di acqua.

La siccità di questa estate – e lasciamo ai veri scienziati l’analisi delle cause – ha molti effetti collaterali. Alcuni – fortunatamente – ci sorprendono, facendoci ricordare e riflettere. Dal Tevere è emerso il ponte di Nerone, dal Po il ponte in chiatte, uno dei tanti ponti bombardati nel luglio del 1944 in quella operazione militare passata alla storia con il nome del suo ideatore, Mallory Major. Il bombardamento del 15 luglio fu micidiale per lo sbriciolarsi del ponte e per le vittime civili. La più grande magra, dopo settant’anni, del maggior fiume italiano fa riaffiorare non solo cimeli ma ricordi che diventano dolorosi confronti con il presente.

Sarà per questo motivo, quasi dovuto contrappasso, che sarebbe utile leggere, o rileggere, Il mulino del Po di Riccardo Bacchelli. Le oltre mille pagine di quei tre volumi che nell’estate del 1957 furono pubblicati dalla Mondadori in un unico testo non sono propriamente una lettura da spiaggia. Ma quel romanzo-mondo, come può ben essere definito, avrebbe diritto di riemergere, come i cimeli del Po, dalla memoria.

Lo è per il respiro della storia che si snoda dal 1812, con il dramma dei soldati napoleonici trascinati dal delirio di potenza nel cuore della Russia, al 1918 con un mondo ferito da un’altra tragica guerra. Lo è per la precisione linguistica dello scrittore, capace di penetrare la psicologia dei personaggi e di portarci dentro ai problemi sociali, alle malattie. Una realtà osservata con moralismo laico, senza sentimentalismi. Una storia che fluisce come il grande fiume che dà potentemente la vita ma anche la morte con devastanti alluvioni. Un romanzo storico per conoscere la nostra storia.

Un capolavoro dimenticato, e forse non a caso. La mannaia del tempo è implacabile ma la responsabilità della memoria è una questione di valori culturali. E la storia delle quattro generazioni raccontate in questo epico romanzo è un grande affresco di umanità, con riflessioni, a volte proverbiali, che ci suggeriscono molto: Dove men si pensa rompe il Po… Oggi potremmo dire il Po asciutto come certi pensieri inariditi.

Per inciso Bacchelli ebbe sempre una grande lucidità di analisi. In un altro suo romanzo scrisse: Vedi, tutto il male è che i nostri ministri, italiani, inglesi, francesi, sono tutti vecchi, col piede nella fossa. E i vecchi odiano i giovani, perché i giovani li spingono nella fossa. Allora han pensato di non far finire la guerra, per fare scemare i giovani.

Amarissima citazione che ci porta a riflettere in quanti modi si possano non amare i giovani. Forse anche non facendo leggere o almeno conoscere  Il Mulino del Po. Rubando le parole tratte da un bel libro pubblicato di recente da Stella Bolaffi, nata a Torino sulle rive del Po e intitolato Il Mulino della Torre, si deve ricordare su ciò che accade dentro di noi nell’incontro con gli altri. E anche i libri sono incontri… E i mulini ci invitano a macinare non solo il grano ma la cultura.

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