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Editoriale

MELONI 1 o 2

MASSIMO LODI - 16/09/2022

giorgia-meloniUna cosa è certa: quest’elezioni non ci volevano. Difficile pescare un momento peggiore, con l’Italia al collasso energetico, e idem l’Europa. Che sarebbe successo di male rispettando la prevista fine della legislatura, nel maggio venturo? Nulla. Semmai sarebbe accaduto qualcosa in bene: avanti col governo di semiunità nazionale durante la tempesta bellica, economica, sociale. E a pandemia non ancora risolta, anzi.

Vale la pena ricordare, ora che i pentiti del Draghicidio sono più numerosi degli errori di Allegri alla Juve, quale fu la procedura dell’anticipo d’urne: innesca la crisi Conte, vi si accodano Berlusconi e Salvini, ne prende atto la Meloni. L’unica coerente: sempre all’opposizione, e però solidale col governo allo scoppiare della guerra in Ucraina, non può che plaudire. All’apparenza, però: in realtà avrebbe preferito andare più in là nel tempo, nel chiamare a raccolta i connazionali. Primo: per organizzare meglio l’eventuale squadra di governo. Secondo: per non essere schiacciata, vincendo ora, da responsabilità gigantesche.

Detto questo, va aggiunto che non bisognerà stupirsi se, a voto freddo, cambieranno molti programmi, giudizi, veti eccetera del comiziare caldo. Un conto è la propaganda, un conto è la governabilità. E la seconda mai come ora va assicurata col maggior sostegno possibile, e con le competenze adeguate, e con le alleanze internazionali giuste, e con l’appoggio del mondo che lavora e produce e consuma eccetera. Insomma: niente avventure, tanta serietà. Quanto alla prima -la propaganda- sembra per fortuna cadere ormai nell’indifferenza, quando non nel ridicolo. Ne sono testimonianza i giovani, ai quali la politica ha deciso di rivolgersi tramite i social: le han detto di piantarla, con la messaggistica a suon di battute. Non funziona. Sarebbe utile/conveniente ai leader obbedire: stavolta i diciottenni votano anche per il Senato, non solo per la Camera.

In breve. Il futuro inquilino di Chigi e i suoi ministri combineranno ciò che possono, roba diversa da ciò che vogliono. Preso atto dell’emergenza che dura, per fronteggiarla chiederanno aiuto ad amici ed ex nemici, nessuna scelta prescinderà dalla condivisione del blocco internazionale cui apparteniamo e dalla consistenza del portafoglio statale.

Niente fughe in avanti, l’orizzonte è chiaro. A stagliarvisi è un profilo ricalcato su quello che oggi vi campeggia. Lo sa la favoritissima, che va intrattenendo rapporti di pragmatica diplomazia a destra, a sinistra, al centro. Perché vincere molto e perdere tutto sarebbe un’insopportabile beffa personale, oltre che un immenso danno collettivo. Dunque: lei premier se avrà i numeri parlamentari, lei mentore del premier se non ne avrà a sufficienza. O Meloni 1 o Meloni 2: decisione a chi vota.

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