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Cultura

ESODO

LIVIO GHIRINGHELLI - 30/09/2022

esodoEsodo è il tema di molte fedi sotto lo stesso cielo. Esodo è quello di Ulisse, come della filosofia occidentale, per tornare su se stessi circolarmente ; ben altro esodo quello di Abramo, che parte senza sapere dove andrà, è il pensiero di un nomade, che muove da sé per avventurarsi verso terre ignote. Il grande codice della Bibbia è tutto affollato di esodi: Giacobbe è in mobilitazione costante, Mosè affranca il suo popolo misero dalla schiavitù del Faraone per un esodo d’antonomasia. Ai nostri tempi la figura, che meglio si attaglia alla mobilità tipica della postmodernità, più che quella del classico sedentario e praticante, è quella del nomade e del pellegrino. Liberandoci dalla coazione a ripetere e dall’abitudinario radicamento nello status quo, siamo chiamati a sperimentare la fecondità della metanoia, senza certezze sul domani. La salvezza, non è a casa, ma altrove. Ciò che ci è caro va messo in salvo non dalla mutazione, ma nella mutazione. Quello di Israele è stato un cammino di redenzione, di aridità, arsura, ma anche di redifinizione della propria identità e dell’altro, la coscienza educata a cogliere, a fiutare l’accadere delle possibilità di strade che si offrono.

La Chiesa ora avverte di trovarsi in una condizione ormai minoritaria, in una società plurale dal punto di vista religioso, secolarizzata nelle mentalità Al suo interno è divisa tra atteggiamenti di controcultura nella difesa del suo ruolo, per rafforzare il suo sistema di potere verticale, mentre una Chiesa orizzontale, inclusiva e comunitaria dà ampio spazio alle iniziative autonome dei laici, pur senza voler confutare l’autorità sacralizzata del prete. A partire dal IV secolo comunque si imputa alla Chiesa cattolica, più che di fondarsi sulla spiritualità, di fondarsi sul diritto: nella sua organizzazione il diritto romano costituisce la base del diritto canonico. Il Card. Carlo Maria Martini non per nulla privilegiava su tutto la dimensione contemplativa della vita. Oggi le si rimprovera di privilegiare nella catechesi le nozioni, meno d’avviare le persone alla ricerca del senso, del mistero, dell’incontro coll’eterno. Al Cattolicesimo si riconosce peraltro una vivace e convincente dottrina sociale.

Papa Francesco ha fatto suonare profetiche parole: “Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamento, ma è un cambiamento d’epoca”, un’epoca che succede alla globalizzazione e ai suoi effetti collaterali, ma coi pericoli della sua inadeguatezza. L’essere umano rischia di diventare oggetto di trasformazione, anziché il soggetto. L’idea della libertà personale, di saper decidere e di prendersi delle responsabilità ha ancora un senso? Più che di società liquida, di cui parlava Zygmund Bauman, pare trattarsi di persone liquide. I cosiddetti progressisti innamorati della globalizzazione non colgono spesso le problematiche della supersocietà, mentre i populisti sanno solo cavalcare il malumore nei suoi confronti, mentre nell’attuale fase di disordine ci si mostrano problemi gravissimi accumulati nei tre precedenti decenni. La rinnovata solidarietà emersa dalla pandemia ora sembra lasciare il passo a sentimenti di chiusura, indifferenza. Papa Francesco ammonisce: siamo tutti sulla stessa barca, nessuno si salva da solo. Va messo perciò in risalto il tema della relazionalità costitutiva della vita. Se il mondo laico è entrato in crisi e ha perso la speranza, consola il fatto che il Cattolicesimo vede l’umanità capace di darsi per l’altro, in cui Dio si rivela e di trovare, almeno a tratti, un orientamento predicabile vero il futuro.

Anche la solitudine non va fraintesa, ma rimeditata. Se scelta per Dio, è medicina che tiene in salute la comunità. È indagine su di sé, cammino interiore per scoprire la nostra autenticità, ma una solitudine senza comunità è solipsismo patologico, illusoria scelta di libertà ; ne segue uno smarrimento sulla via.

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