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Società

POVERI

SERGIO REDAELLI - 18/11/2022

poveriCi sono sempre più poveri nel pianeta sempre più affollato, secondo gli ultimi studi tra 900 milioni e un miliardo di indigenti (povertà assoluta) su un totale di otto miliardi di “inquilini”. È quasi il dieci per cento e la popolazione aumenta a un ritmo vertiginoso. Soltanto undici anni fa, nel 2011, gli abitanti del globo erano sette miliardi. E con l’indice di crescita esplode l’urgenza di sfamare chi non ha da mangiare. Il problema non è la mancanza del cibo: “Di cibo ce n’è in abbondanza – scrive l’ex patron di Slow Food Carlo Petrini su Repubblica – ma quasi un terzo va sprecato, buttato via senza essere stato consumato, dal campo alla pattumiera si potrebbe dire”.

Nel mondo si producono risorse alimentari per dodici miliardi di persone, molto più di quel che occorre. Il guaio è che non esiste un criterio solidale tra le civiltà ricche e organizzate e le vaste aree di sottosviluppo. Con effetti perversi. Da una parte la sovralimentazione che produce obesità e malattie, dall’altra la fame e la malnutrizione provocata dalla totale miseria. “Per sfamare tutti – commenta Petrini – bisogna smettere di inseguire la produttività e cominciare a difendere la produzione. Il cibo dev’essere un diritto, non un bene da scambiare in Borsa, non una commodity grazie alla quale arricchirsi a discapito della salute e del futuro dell’umanità”.

Il risultato, secondo l’Onu, è che a causa delle diseguaglianze sociali e alimentari deflagrate con la pandemia, con le guerre e con la crisi del grano legata al conflitto ucraino, quasi un miliardo di individui vive con meno di 1,25 dollari al giorno, drammaticamente sotto il livello di sussistenza. Una calamità che riguarda tutti, compreso l’evoluto occidente europeo, compresa l’Italia direttamente alle prese con il fenomeno dei migranti. Dall’Africa sub-sahariana in continuo boom demografico emigrano e continueranno a farlo milioni di persone in cerca di una dignitosa sopravvivenza creando un’emergenza per la ricca Europa che non riesce, non può o non vuole accoglierli.

Fermare le Ong sul mare non risolve il problema. Bisogna invece “varare una seria politica dell’immigrazione coordinata a livello europeo – osserva ancora su Repubblica Alessandro Rosina, docente di demografia alla Cattolica di Milano – Una politica che tenga conto del reciproco vantaggio di avere forza lavoro fresca dove è necessaria, l’Europa dell’inverno demografico, e offrire opportunità a chi lascia le aree più povere. Occorre una decisa politica di investimenti in queste aree che le aiuti in un proprio percorso di sviluppo sostenibile. Non si può andare contro la storia. Questi processi vanno governati in modo efficiente con scelte non di chiusura ma di cooperazione”.

Gli interventi spot hanno solo effetti illusori. Da anni papa Francesco chiede ai governi di concentrare gli sforzi per migliorare le condizioni di vita del genere umano. Con l’enciclica Laudato si’ invitava nel 2015 a prendersi cura della casa comune, della terra, dell’acqua, del cibo, del clima e delle ingiustizie del mondo, a combattere la logica del profitto delle multinazionali e ad accogliere con comprensione chi cerca di sfuggire alla fame e alla miseria. La questione alimentare è decisiva per capire quale futuro avrà l’uomo sul pianeta. I grandi interrogativi legati alle scelte e ai comportamenti umani non sono più questioni nazionali, ma mondiali.

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