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Editoriale

UNICUM

MASSIMO LODI - 05/01/2023

mattarella-meloniL’elogio di Mattarella alla Meloni (“novità culturale e sociale”) va oltre il formalismo del rispetto fra istituzioni. Specie da parte d’un capo dello Stato accorto nel calibrare ogni parola/qualunque concetto. È (1) la presa d’atto del fenomeno politico più rilevante degli ultimi anni, una donna a Palazzo Chigi. Poi (2) la sottolineatura che nel trascorso decennio tutti i partiti hanno gestito a rotazione il potere, attuando o scoprendo il senso di responsabilità. Infine (3) la speranza che l’assaggio di governance induca a smussare angoli, spianare controversie, individuare un quid di condivisione generale per il bene dell’Italia.

Non chiacchiere glicemiche, mai appartenute al dietetico vocabolario del Colle. E invece messaggio in tralice a pro d’una dialettica generale meno divisiva, più virtuosa. Mattarella non l’ha detto né lo dirà, ma l’ideale è un sistema con due forti poli in competizione/alternanza: uno rivolto a destra, l’altro a sinistra. Entrambi ancoràti al centro, dove dimora l’asse fondante dell’equilibrio necessario a non sbarellare.

Mentre a sinistra si attende il nuovo segretario Pd, proni a una liturgia d’omerica lunghezza, a destra si valuta l’opportunità d’assemblare in funzionale unicum il trio Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega: un inedito Partito conservatore, teso al maxibottino nelle europee 2024. Anni fa era Berlusconi, dominus dell’area, a caldeggiare la reunion. Oggi converrebbe alla Meloni, più che a lui e a Salvini. Di qui dubbi e resistenze dietro le favorevoli esternazioni del Cavaliere. Però alla stretta decisiva, e in omaggio a sondaggi rosei per FdI, forse/certamente B&S  non potranno che dire un concreto e vero  “obbedisco” alla signora G. Anche perché entrambi sono crucciati da problemi interni: Berlusconi perde pezzi e manca d’un successore, Salvini è alle prese col frondismo (Zaia-Fedriga e Bossi-Veteronordisti). Dunque meglio filare, sia pure in vagoni diversi, su un treno sfrecciante piuttosto che deragliare su arrancanti tradotte.

Lo sdoganamento quirinalizio della Meloni sembrerebbe suggerire questa scelta di trasporto verso le urne. Sotto quali insegne ufficiali resta da decidere (PdC, partito dei Conservatori, o PdI, Partito degli Italiani, o PdN, partito della Nazione, o altro un po’ più fantasioso). Già stabilito, invece, che il (la) presidente del Consiglio è transitata dalla condizione di underdog, la sfavorita dall’avverso destino popolare, al rango di underdoc, la favorita dall’augusto marchio di qualità repubblicano.

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