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Editoriale

SCALE

MASSIMO LODI - 10/02/2023

sismaPoi si dice che il globalismo è l’assoluto male. 1) Sì certo, intendendolo come rivolgimento economico che arricchisce pochi e impoverisce molti; come insidioso controvalore mondiale dei valori locali, miseramente sminuiti; come perdita d’identità storiche in favore di anime artificiali, oblique, à la page in tempi di malinteso progresso. 2) No certo, guardandovi al modo positivo in cui si dovrebbe. Ovvero come circostanza di crescita virtuosa, integrazione, aiuto. Ecco, aiuto. Se si fosse coerenti con la legge del sovranismo, che cosa rispondere all’emergenza turco-siriana dopo la sconvolgente catastrofe tellurica? D’arrangiarsi tramite le proprie forze, corrispondendo alla rivendicata/superba autonomia. Invece vien chiesto angosciato soccorso internazionale. E soccorso si è dato, si darà: il sostegno umanitario va oltre qualunque divisione ideologica-politica-geografica.

Ma perché muoversi con tale sintonia solo quando sulla ribalta compare la disperazione? Perché non riclassificare le esigenze nazional-regionali, inquadrandole in ottica planetaria? Perché insistere a perseguire disegni d’imperio anziché tracciare profili più realistici? Perché non promuovere il contagio dell’intelligenza guarendo dallo stupido virus bellicista, e impiegare ogni possibile risorsa a beneficio d’ogni evidente bisogno?

Sarebbe non pacifismo velleitario, ma il suo opposto. Una guerra a egoismi, protervie, idiozie, sprechi d’ingegno e quattrini. Cioè la scelta etica/materiale di proteggere sé stessi e gli altri; per imporre il senso della vita al nonsenso del potere; e per cogliere l’importanza della visione finalistica. Tutto ha un significato a patto che si guardi al significato del tutto.

Ce lo si ricorda (alcuni lo ricordano) davanti alle sciagure, a dimostrazione di quanto siamo penosamente indietro nella commedia quotidiana. Pur se non manca mai giorno in cui con umile parola rinfreschi la memoria il Papa. Inascoltato e perfino irriso, fuori e dentro le mura vaticane. Chiama a terremotare lo spirito, non gli rispondono, e solo quando è la terra a terremotarsi, beh, allora qualche rimorso circola. Ma dura poco, sul grafico dell’indifferenza, del calcolo, del cinismo. Non c’è tragedia capace di persuadere all’avvedutezza collettiva, di grado inversamente proporzionale a quelli d’una scala sismica sotto scossa.

 

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