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Libri

IL MIO LUIGI GANNA

CLAUDIO PIOVANELLI - 19/05/2023

ganna“40,405”: è il titolo del libro che la giornalista varesina Stefania Bardelli ha dedicato al suo avo Luigi Ganna (zio di Umberto Gioia, nonno di Stefania), edito da Sunrise Media con una prefazione di Federico Buffa.

Chi sia stato Luigi Ganna lo sanno un po’ tutti, non solo chi ha a cuore le vicende del ciclismo eroico dei primi anni del Novecento: vincitore della prima edizione del Giro d’Italia, nel 1909, il campione di Induno Olona vanta nel palmares anche altri successi assolutamente degni di nota, a cominciare dalla Milano-Sanremo (sempre nel 1909, l’anno che diede una svolta alla sua vita sportiva e personale) e altre classiche.

Non tutti sanno, invece, che Luigi Ganna stabilì anche il primato italiano dell’ora: accadde il 26 maggio 1908 sul tracciato del Parco Trotter, a Milano, dove Luison percorse appunto 40,405 chilometri, strappando il primato a Giovanni Cuniolo e diventando il primo corridore italiano a mandare in frantumi il muro dei 40 chilometri orari.

Stefania Bardelli ripercorre, con grande affetto, la bellissima saga sportiva e imprenditoriale ma soprattutto famigliare di Luigi Ganna: il matrimonio con Savina (nel 1909), che aveva conosciuto l’anno prima, proprio il giorno in cui aveva stabilito a Milano il record dell’ora, la nascita dei figli Maria (nel 1910) e Martino (nel 1912), e poi l’azienda, la Cicli Ganna, avviata con i primi guadagni, frutto delle fatiche e del sudore versato in sella. Fatiche e sudore che Luigi Ganna aveva conosciuto sin da ragazzo, quando, appena diciottenne, in bicicletta andava e tornava ogni giorno da Milano, dove lavorava come muratore. Ma proprio da quelle sofferenze, forse consuete cent’anni fa e naturalmente impensabili ai nostri giorni, nacque il desiderio di dare una svolta alla propria vita utilizzando quello che al tempo era il più comune dei mezzi di trasporto.

Stefania Bardelli ha raccolto le testimonianze dei nipoti di Ganna, Graziella e Gianni Marzoli, e i loro racconti non fanno che confermare il ricordo di un uomo semplice e buono, con i valori della famiglia decisamente al primo posto: le vacanze al mare, nella amatissima Liguria con gli amatissimi nipotini, i pranzi nei giorni di festa nella casa di famiglia in viale Belforte, le cure dedicate all’azienda, nella quale era attivissima anche Savina.

Non mancano naturalmente pagine dedicate ai lunghi anni di attività della squadra ciclistica “Luigi Ganna” e ai successi colti un po’ ovunque dalle biciclette con il marchio varesino.

E forse pochi conoscono il “fiuto” di Luigi Ganna nello scoprire nuovi talenti: è il 1922, un non più giovanissimo Ottavio Bottecchia, che di professione fa il muratore, si presenta alla sua officina per ordinare una bicicletta da corsa che si impegna a pagare a rate. Ganna addirittura lo sponsorizza, agevolandone il passaggio al professionismo, e Bottecchia, nell’anno successivo, ripaga ampiamente la fiducia con la maglia della Ganna-Dunlop (il corridore veneto perirà pochi anni più tardi, nel 1927, in circostanze mai del tutto chiarite, forse per una caduta provocata da un malore, forse per un’aggressione fascista).

Nel libro c’è spazio anche per il ricordo del bellissimo legame, professionale e personale, che unì la famiglia Ganna a Fiorenzo Magni, per anni in gara e vittorioso con i colori dell’azienda varesina e di casa in viale Belforte.

Che cosa rimane oggi a Varese di Luigi Ganna? Non restano più le insegne del Velo Club, voluto nel 1947 da Alessandro Stocchetti e per tantissimi anni fucina di giovanissimi talenti del nostro territorio: la società ha praticamente cessato di vivere un paio d’anni orsono. Resta solo l’intitolazione, avvenuta nel 1971 in occasione del Mondiale su pista, del velodromo di Masnago, oggi, ahinoi, non più praticabile.

Ora, per fortuna, si aggiunge questo piccolo libro, meno di 80 pagine, denso di affetto nei confronti di un personaggio che sicuramente meriterebbe di più dalla sua città, dal suo territorio.

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