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Società

NON SOLO LEONI

GIANFRANCO FABI - 25/05/2023

africa-digitaleQuando si parla di Africa si pensa ai grandi problemi di un sottosviluppo che crea i presupposti per le ondate migratorie. Ma non c’è solo questo. Innanzitutto, non c’è una sola Africa. Sono 54, quanti sono i paesi che compongono un continente fortemente frammentato, con altissime differenze di reddito e di qualità di vita tra uno Stato e l’altro. Un continente, tuttavia, che negli ultimi anni ha vissuto e sta vivendo alcune grandi trasformazioni a livello politico ed economico. E in cui iniziano ad esserci segni concreti delle potenzialità delle nuove tecnologie di affiancare una crescita che resta difficile soprattutto dove vincono l’arroganza e la corruzione delle élite al potere.

Dal Kenya al Sud Africa, dalla Nigeria al Marocco si stanno moltiplicando gli esempi di una transizione digitale che può avvalersi di alcuni fattori importanti. L’Africa è il continente che ha la popolazione più giovane del mondo con il 41% sotto i 15 anni e un tasso di crescita demografica che continua ad essere di gran lunga più alto dei paesi occidentali. E questo significa che vi sono grandi possibilità di sviluppo di una classe imprenditoriale che si indirizzerà quasi naturalmente verso le soluzioni hi-tech. I giovani sono infatti quei “nativi digitali” che rispondono con passione alle novità della tecnologia. Dato che partono da livelli particolarmente bassi i paesi africani, soprattutto quelli dove le istituzioni possono garantire una relativa stabilità, hanno una capacità di crescita particolarmente significativa: i cinque paesi che negli ultimi anni hanno dimostrato la maggiore velocità di sviluppo dell’economia, certo, partendo da livello arretrati, sono tutti africani: Ghana, Sud Sudan, Ruanda, Etiopia e Costa d’Avorio.

Ma è sul fronte dello sviluppo digitale che si possono riscontrare le maggiori sorprese. Il Kenya, con il 41,5% degli utenti di internet, è al primo posto nella classifica mondiale dell’uso dei social network per le attività lavorative, seguito da Filippine, Sud Africa, Colombia e Nigeria. Gli Stati Uniti sono a quota 14,5%, l’Italia poco sotto il 10%. Lo stesso Kenya è ai primi posti al mondo per la diffusione della moneta elettronica. Si chiama M-Pesa, con la emme che sta per mobile e “pesa” per denaro in lingua swahili ed è un sistema di transazioni bancarie tramite sms sviluppato inizialmente per ridurre i costi delle mediazioni bancarie per il microcredito e che poi è diventato il mezzo più diffuso per i normali pagamenti quotidiani. E nella capitale Nairobi sono nati nuovi quartieri (come l’hub di Konza Technopolis, chiamato non a caso la Silicon Savannah) che ospitano startup, servizi digitali per la gestione della connessione a banda larga e nuovi modelli per un approccio più ampio e diffuso delle fonti rinnovabili. Il Kenya è quindi in qualche modo una punta di eccellenza nello sviluppo delle nuove tecnologie.

La strada da fare è ancora molto lunga, ma questo vuol anche dire che le potenzialità di crescita sono particolarmente ampie. E in fondo la carenza delle infrastrutture fisiche, come le strade o le reti di telecomunicazione via cavo, spingono allo sviluppo delle reti virtuali anche attraverso le connessioni via satellite. È su queste linee che può indirizzarsi chi vuole aiutare i paesi africani a svilupparsi a casa loro.

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