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In Confidenza

COSE E CASO

Don ERMINIO VILLA - 09/06/2023

corpusAlcuni fanno le cose a caso, altri fanno caso alle cose. Kierkegaard diceva che i valori restano astratti (lo stesso vale per fede e amore) fino a che uno non ha il coraggio di dire “io”.

La festa del Corpus Domini celebra il mistero della presenza reale di Gesù. Quel “questo è il mio corpo offerto per te” nel pane eucaristico è il coraggio di Dio di dire “io”: io ci sono, sono per te, sono con te, io mi metto nelle tue mani.

A questo noi rispondiamo con una parola pericolosa: “Amen” che significa affermare “io ci sto! Eccomi!”.

Quando Maria ha detto così è rimasta incinta. La sua vita è cambiata, riempita, capovolta, realizzata. Lei col suo “io” ha dato corpo e fatto diventare storia Gesù che era… una bella parola di speranza.

Succede anche a noi quando facciamo la comunione: il corpo di Cristo. Amen. Questo è il mio io e chiede il tuo io.

Per passare dal like all’amen devo giocare il valore del mio io. Col “Mi piace” c’è una distanza di sicurezza. “Ci sto” mi compromette, da attore protagonista.

Per dire “ci sto” bisogna fare caso alle cose. Non basta fare le cose a caso, a come mi sento, se ma la sento. Provo a ritradurlo con 6 atteggiamenti implicativi: Coscienza di sé e della realtà, Dialogo con gli altri, Riconoscenza, Presenza (esserci), Generosità, Ottimismo.

Sono le qualità del Dio di Gesù Cristo: un Dio misericordioso che ha coscienza della realtà fragile – un Dio educatore che apre un dialogo che plasma e fa crescere – un Dio provvidenza che si fa ri-conoscere in doni quotidiani – un Dio eucaristia che offre se stesso come presenza costante – un Dio comunione che dà senso e apre alla generosità – un Dio benedicente che nella speranza è scuola di ottimismo.

Sono anche i tempi dell’incontro tra Dio e l’uomo nella Messa: la coscienza della misericordia è atto penitenziale; il dialogo educativo è la liturgia della parola, la riconoscenza dei doni della provvidenza si fa offerta, la presenza eucaristica nell’ostia rende corpo di Cristo, la generosità è comunione da ricevere e da fare, l’ottimismo nella benedizione diventa forza per ripartire.

Anche nella Messa, come nella vita, si possono fare le cose a caso oppure si può far caso alle cose col coraggio di dire “io”, io ci sto.

L’individualismo narcisistico di oggi nasce dall’incapacità di riconoscere un “tu” che mi interpella per costruire un “noi”, proprio a causa di un “io” flebile. Il coraggio di dire “io” invece è radice di una cultura ricca, di una società responsabile, di relazioni di comunione.

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