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Cultura

NATO DUE VOLTE

RENATA BALLERIO - 30/06/2023

pontiggiaDa vent’anni siamo senza Giuseppe Pontiggia, morto a Milano il 27 giugno 2003. Usando questa abusata formuletta di circostanza, pecchiamo di banalità linguistica – e non solo – nei confronti dello straordinario scrittore e pensatore, perché mai come ora non siamo senza di lui ma ben accompagnati dai suoi scritti, quelli di un uomo che portò con profonda umanità la sua grande cultura in molti campi.

Non è un caso che nel 1997, inaugurando l’istituzione del Premio Chiara alla carriera, glielo assegnarono con una giustissima motivazione: “Per il complesso della Sua opera di narratore e critico letterario, con la quale ha saputo sapientemente conciliare interessi ed esperienze molteplici dalla filologia, alla saggistica, alla scrittura romanzesca”

Romanzi e saggi da rileggere o da riscoprire: da La morte in banca del 1959, romanzo breve che analizza con lucida e amara ironia l’esperienza di un giovane costretto a lavorare in banca, al bellissimo saggio I contemporanei del futuro e all’emblematico sottotitolo viaggio in scrittori classici.

A Giuseppe, detto Peppo, non mancò mai il coraggio della chiarezza linguistica e delle idee. Esemplificativo è un pensiero che si può leggere nel capitolo “Il senso della letteratura” tratto dalla raccolta di divagazioni e perlustrazioni nell’universo di grandi scrittori del Novecento intitolata L’isola volante.

“Interrogarsi sul senso di quello che si sta facendo è una operazione da evitare con cura. Pedagoghi e moralisti la consigliano, ma, quanto a loro, se ne guardano bene: almeno a giudicare dalle conseguenze”. Riflessione semplice ma efficace, capace di aprirci gli occhi. O, per citare una celebre frase di George Orwell, ci ricorda che dire la verità in certi momenti è un atto rivoluzionario.

Lo scrittore comasco – milanese di adozione – lo fece in tutti i suoi romanzi, a partire da La grande sera, con il quale vinse il Premio Strega nel 1989. Moravia in quell’occasione, paragonandolo a Gogol e a Manzoni, affermò che erano pagine che dipingevano un quadro al tempo stesso ambiguo e satirico di un’intera società, quella dell’Italia consumistica, industriale e tecnologica. Giudizio potentemente attuale che varrebbe, con un opportuno adeguamento, anche per Vita di uomini non uomini non illustri scritto nel 1993 con il quale vinse l’anno successivo il Super Flaiano.

Diciotto racconti che attraverso personaggi immaginari, o perlomeno non illustri della piccola borghesia italiana, percorrono anni difficili del secolo scorso. Uno ha per protagonista Premoli Giovanna da Varese, classe 1931. Lo si può anche ascoltare in una bella lettura su Youtube. Storia amara che non lascia indifferenti e non solo perché sentiamo nominare strade varesine e articoli, immaginari, de La Prealpina.

Per inciso Giuseppe prima di trasferirsi a Milano dimorò per un breve periodo nella nostra città. È davvero importante ricordare Pontiggia come scrittore e come uomo. Un ricordo denso di gratitudine che non può prescindere dal suo romanzo, forse più noto, Nati due volte, pubblicato nel 2000. Si tratta di un testo in parte autobiografico ma che va ben oltre la testimonianza personale.

Nel risvolto di copertina viene colto il valore di quelle pagine: “Amaro e drammatico, ma anche grottesco e comico, ironico e appassionato, il romanzo di Pontiggia racconta in prima persona il rapporto di un padre con il figlio disabile, la stupidità e l’incubo di una vana ricerca della normalità”. Una narrazione intensa in cui il lettore è trascinato dentro la storia ed é portato a comprendere che l’insegnamento di quel padre si trasforma progressivamente nell’apprendimento di un ‘arte del vivere. A cui tutti siamo chiamati.

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