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Editoriale

LA VOCE DEI LAICI

LIVIO GHIRINGHELLI - 09/06/2012

Con il Concilio Vaticano II i laici hanno avuto di nuovo una voce. Il richiamo sarebbe consolante, se non si dovesse notare al contempo una forte decrescita numerica di preti, religiosi e religiose in un clima  di secolarizzazione preoccupante (fine forse irreversibile dell’antica cristianità occidentale). L’identificazione tra Chiesa e ministri ordinati, prima pressoché totale, ora in crisi, ci induce a ritornare  alla concezione di cinquant’anni fa  di Chiesa-Popolo di Dio, solo in parte realizzata.

Purtroppo il laicato soffre  a sua volta  di una pronunciata afasia. Più che attore e protagonista, a prescindere da importanti eccezioni, riveste il ruolo di semplice spettatore.  L’esigenza invece  è di una Chiesa libera e profetica, aperta e partecipata, in cui il clero non goda del privilegio dell’insindacabilità (quasi si trattasse  di un corpo separato) e per i laici si pone positivamente il problema  di tre principi solidali: comunione, collaborazione, corresponsabilità in presenza di competenze e ruoli diversi. A testimoniare la difficoltà del processo sta la condizione dei consigli pastorali nelle diocesi.

I laici più illuminati e impegnati vorrebbero riappropriarsi della parola di Dio oltre il funzionamento insufficiente dei gruppi biblici di fronte alle nuove vie aperte dalla Dei Verbum, mentre l’ipotesi di un ritorno alla predicazione da parte dei laici (oltre la celebrazione domenicale) sembra in un vasto clima di sospetti ingenerare tentazioni tipiche della riforma protestante. Certo a una debita preparazione al compito l’impegno non sembra ancora pienamente adeguato e diffuso. Si pensa anche all’affidamento ad animatori pastorali laici  della guida di comunità per carenza di clero, oltre il ruolo di semplice supplenza. I laici, definiti partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, dovrebbero svolgere nel mondo il loro apostolato a modo di fermento.

I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo (non si tratta di un mandato della gerarchia). Infatti, inseriti nel Corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal  Signore stesso all’apostolato. Vengono consacrati per formare un sacerdozio regale e una nazione santa (Decreto Apostolicam Actuositatem del 18 novembre 1965, n.3). La Lumen Gentium (cap.IV, n.31) dice di una vocazione propria dei laici a cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio (in un mondo il più vicino possibile ai suoi piani). Così contribuiscono a radicare la Chiesa nella storia, curano e valorizzano la prossimità, tendono a creare istituzioni giuste, considerano l’impegno politico come forma eminente di concreto servizio al prossimo, costruiscono la città dell’uomo e a misura d’uomo (Lazzati 1984) e al massimo grado nutrono coscienze capaci di sottrarsi alla tentazione del potere, del prestigio e dell’arricchimento, nel rifiuto d’ogni fondamentalismo religioso e teocratico, cooperando con tutti gli uomini di buona volontà, facendo scelte di governo a favore della coesione sociale, perseguendo un’economia più giusta nella distribuzione della ricchezza. Altrettanto rilevanti per i laici valori quali il matrimonio, la difesa e protezione della famiglia, la dignità del lavoro, la qualificazione del dibattito culturale, l’esercizio della carità.

Già Giovanni XXIII s’era proposto il tema  della santificazione delle realtà umane  in profonda trasformazione. Tra l’altro durante il Concilio  anche i laici presero la parola in aula durante le Congregazioni generali, fattisi ormai  non più solo oggetto di un discorso, ma punti di riferimento di una ricerca comune. Forma peculiare  d’esperienza e modello classico quello dell’Azione Cattolica.

Quattro i punti di orientamento: stretta collaborazione con la gerarchia, cui è riservata la superiore direzione; assunzione diretta del compito di evangelizzazione e santificazione degli uomini; specifica responsabilità direttiva dei laici; azione comunitaria. Nell’ordine temporale alla gerarchia d’insegnare e interpretare autenticamente  i principi dell’ordine morale. Tutt’altra cosa che l’immersione diretta della gerarchia nelle vicende temporali.

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