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L'intervista

ANZIANI, IL TAVOLO DIMENTICATO

SANDRO FRIGERIO - 02/11/2023

L’assessore ai servizi sociali di Varese Roberto Molinari

L’assessore ai servizi sociali di Varese Roberto Molinari

Il piatto piange, mani legate. A Varese sempre più anziani della terza e della quarta età devono fare i conti con risorse pubbliche scarse che minacciano di diminuire ancora. E una domanda si impone anche sulla priorità della spesa pubblica e non solo quella comunale.

Per Agatha Christie “un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, tre una prova”. E gli indizi di una domanda esplosiva di servizi non mancano. Nei giorni scorsi è stato rinnovato il consiglio d’amministrazione di Fondazione Molina – la maggior struttura cittadina per anziani, con 350 posti residenziali (RSA) oltre a 120 per esigenze specifiche di cura, più di 600 addetti – dove posti pieni, liste d’attesa insieme con conti tirati sono parte dello scenario. A due passi, in via Guicciardini, cresce una nuova RSA – di proprietà del gruppo Codess, grande cooperativa sociale con una dozzina di strutture nel nord e centro Italia –, opera da 18 milioni che avrà 240 posti RSA e altre decine per servizi di cura e assistenza. Allunghiamo il passo e a Comerio la Fondazione Sacconaghi-Borghi, che già gestisce la locale RSA, ha annunciato sviluppi acquisendo gli spazi della ex sede di Whirlpool e ancor prima della Ignis di Giovanni Borghi.

Varese è tra le città più ”vecchie”della Lombardia. Le previsioni Istat dicono che tra il 2021 e il 2031 gli over 65 passeranno dal 26,8 al 29% degli abitanti e gli over 80 dal 9,7 al 10,8%: la stessa quota di under 15 (10.2%).

Davanti a questi numeri, dove ci si deve attendere che il comune metta le risorse? L’abbiamo chiesto a Roberto Molinari, dal 2016 assessore ai servizi sociali, un curriculum da funzionario tecnico in ambito Cisl. A lui spetta la gestione di un budget dell’ordine dei 10 milioni di euro, per più della metà (5,6 milioni) dedicato ai minori, il resto per disabili (2,4) e (“solo”1,8) per gli anziani. Con un’avvertenza: i numeri – che escludono il personale – non comprendono i 4,5 milioni dell’Istruzione pre-scolastica che rientrano dei numeri dell’Educazione.

  • Il confronto della spesa non è certo favorevole agli anziani…

È vero, a maggior ragione se contiamo che gli over 80 non solo sono più numerosi, ma sono anche più soli, anzi più sole, visto che in media ci sono due donne ogni uomo. Tra i 65 e i 74 anni abbiamo 5.232 persone sole nel nucleo familiare su 8.701; tra i 75 e gl 84 diventano 5.048 su 8.258 e dagli 85 anni 3.294 su 4360. L’amara realtà è che non ci sono soldi. E sempre più spesso per decisioni che il Comune non governa ma subisce. Un esempio: abbiamo a bilancio circa 400 minori in affido giudiziario, dai doposcuola alle comunità educative e questi costano due milioni e mezzo l’anno: assai più dell’intero budget per la popolazione anziana della città. Qualche riflessione generale va fatta.

  • La Fondazione Molina ha rinnovato il Consiglio d’Amministrazione. Qual è stata la posizione del Comune?

Le nomine spettano al sindaco, con un seggio indicato dal prevosto. Il consiglio è stato tutto rinnovato, tranne il presidente Carlo Maria Castelletti, di recente nomina. È stata una selezione sulla base delle competenze, perché il Molina è una risorsa della città. Non dei partiti.

  • Il Comune nomina ma non interviene…

No. La gestione è indipendente e la Fondazione non riceve finanziamenti comunali. Abbiamo stretti rapporti operativi, paghiamo dei servizi, come quelli del Centro Diurno Integrato che collabora con quello comunale.

  • Rapporti con la struttura che sta sorgendo in via Guicciardini?

Abbiamo avuto una collaborazione, come previsto dalle normative, su demolizione e sistemazione dell’area. Con l’azienda, abbiamo anche valutato scambi tra oneri di urbanizzazione e uno slot di posti a tariffe preferenziali, ma non vi è stato accordo. Al momento non ci risulta che sarà una struttura convenzionata con la Regione

  • Si profila la nuova operazione a Comerio. Riguarderà anche Varese?

Vedremo gli sviluppi, in ogni caso ormai è normale che strutture varesine servano un’utenza sparsa su tutta la provincia e che utenti varesini si rivolgano a RSA fuori comune.

  • Il Comune spende per nidi e scuole materne, dove le rette sono dell’ordine delle centinaia di euro, ma non per le RSA, dove parliamo di migliaia di euro al mese e per più anni.

Purtroppo è così. Non abbiamo spazi per interventi generalizzati. Possiamo prendere in carico situazioni specifiche, valutate caso per caso. L’indirizzo è puntare su un mix tra sostegno domiciliare, centri diurni, prevenzione, alcuni interventi a supporto economico per affitti e vita quotidiana, in qualche misura a contributo di rette. Si punta a favorire l’autosufficienza e l’autonomia delle persone, dove un contributo regionale per gli ascensori sarebbe anche benvenuto. Sappiamo che i bisogni sono molti e che la popolazione invecchia. Purtroppo dobbiamo registrare invece l’aumento di costi di altra natura, scaricatio comuni, mentre scendono le risorse ordinarie, con nuovi tagli in Legge Finanziaria. Per il futuro avremo inoltre pensioni più povere con un aumento dei pensionati.

  • Preoccupato per il futuro?
    Purtroppo, già per il presente.

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