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Cultura

NOVEMBER GAME

RENATA BALLERIO - 02/11/2023

lodimarioAntal Szerb, scrittore ungherese morto nel 1945 in un campo di concentramento, scrisse: “A Londra novembre non è un mese, è uno stato d’animo”. Immagine poetica che vale anche per questo 2023, e non solo per Londra. Non è un caso che un romanzo, non notissimo ma interessante, è stato intitolato 4 novembre.

Storia di quattro persone che in una grigia giornata novembrina riflettono sul grigiore della loro vita in cui tutto appare drammaticamente scritto dal destino. Eppure, sebbene pronti a gettare la spugna, non rinunciano a provare a cambiare gli eventi.

Può sembrare un racconto fastidiosamente edificante soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo in cui il sentimento dominante – e non solo per colpa di novembre – è la sfiducia. Un senso di fallimento epocale perché dolorosamente impotenti e incapaci di provocare cambiamenti.

Legittime si affollano nella mente inquietudini e domande senza risposta. Pensiamo – a mo’ di esempio – ad una ricorrenza. Il 4 novembre del 1946, a Parigi, una ventina di Stati accettarono l’Atto Costitutivo dell’Unesco, organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione.

Era l’inizio di un processo che fu negli anni molto partecipato da parte di Stati uniti dalla speranza e dall’intenzione che “lo sviluppo della comprensione fra i popoli mediante i metodi e le tecniche appropriate dovesse avere una parte essenziale nell’organizzazione della cooperazione internazionale” per la pace. Oggi, quasi con incredulità e rabbia, si pensa al motto dell’Unesco: “costruire la pace nelle menti degli uomini e delle donne”. Per gli scettici sembra la prova di come la strada dell’inferno sia lastricata di buone intenzioni. O meglio di orrori che uccidono non solo uomini e donne ma speranze di cambiamenti. Ma sarebbe ancora più terribile rinunciare ad impegnarsi a cambiare. Come disse uno scrittore “a novembre ci sono cieli plumbei e il rosseggiare delle foglie. Molto dipende se facciamo prevalere il grigiore o il rosseggiare di foglie che cadranno. Consapevoli che nuove foglie germoglieranno sugli alberi”.

Mai rinunciare, dunque, all’impegno per una rinascita. Novembre è soltanto un mese nel fluire del tempo. Forse faticosamente dobbiamo ritrovare l’energia della speranza.

Perché non rileggere “C’è speranza se questo accade al Vho”, scritto dal grande maestro e pedagogista, che fu Mario Lodi e pubblicato nel 1963? Diario di giorni di scuola che invitava a credere che anche in un paesello sperduto si potesse cambiare.

Certamente erano anni diversi, non confrontabili. Sarebbe sbagliato ricordarli con retorica nostalgia. Inevitabile, però, la domanda: perché si è esaurito il coraggio dell’utopia?

Se è stato possibile a Vho, perché non è possibile costruire e radicare nelle teste una cultura della pace e del rispetto dei diritti umani? Ammettiamolo é una domanda ingenua ma senza ingenuità dobbiamo riflettere sul senso vero delle varie giornate che a novembre ricordano alcuni valori irrinunciabili: il 10 novembre giornata mondiale per la Pace e per la Scienza, il 17 novembre degli studenti. E perché non ricordare anche il 2 novembre la giornata indetta nel 2013 dall’Onu per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti. Novembre non è solo uno stato d’animo ma una sfida ad uscire dalle nebbie.

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