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Editoriale

ILLUSIONISMO

MASSIMO LODI - 10/11/2023

premierBersani tranchant a La7: avanti così e la politica va a perdere ulteriore credibilità presso i cittadini, che già gliene concedono poca. Lo dice obiettando al premierato meloniano. Un’idea balzana: non viene in mente a nessun altro al mondo. Il 38 per cento degl’italiani la disapprova, il 30 è imbarazzato a giudicarla, il 34 si pronuncia per un capo forte. Attenzione: purché. Purché si tratti d’un capo dai poteri sindacabili. Ciò che non sarebbe il premier eletto con tale sistema, ciò che invece è un presidente degli Stati Uniti e della Francia. Là -in presenza di presidenzialismo e semipresidenzialismo- i contrappesi istituzionali esistono e resistono, qui verrebbero cancellati. O indeboliti, tipo il Presidente della Repubblica, e voteremmo omaggiando una legge elettorale che assegna la maggioranza parlamentare a una minoranza uscita dalle urne.

Ecco il motivo dell’opinione/della sentenza di Bersani. Con saggezza contadina indica la mucca nel corridoio, il pericolo vicino: disaffezione in crescita nelle prossime amministrative, cimento più popolare delle europee, dove la propaganda vincerà sulla ragione.

Come ovviarvi? Tramite il civismo virtuoso che in anni non lontani ha caratterizzato le realtà locali. E preservato le radici della democrazia, altrimenti minacciate dall’anarchia urlatrice: tanto peggio tanto meglio. Civismo vuol dire recupero alla politica dei disattenti, degli apatici, degli schifati. Quando si parla, a sinistra, di campo largo, a questo ci si deve riferire. Non basta invocare l’improbabile alchimia tra Pd e Cinquestelle, bisogna guardare a un orizzonte lontano, diverso, pragmatico.

Lo stesso vale per la destra, dove la leggenda dell’uomo solo/forte al comando rischia di schiantarsi contro le conosciute fragilità della vita quotidiana (inflazione, tasse, salari, pensioni, sanità eccetera). Buttare la palla in là, oltre l’area delle vere esigenze di chi fatica a sfangarsela ogni giorno, significa non saper giocare la partita della governance. Può succedere che qualcuno riesca a prendere in giro qualcun altro per qualche tempo, non può succedere che pochi riescano a replicare l’artifizio con tutti e per lungo tempo.

La domanda è: cosa c’importa del premierato a fronte d’altro di problematico che incrociamo dalla mattina alla sera? C’importa zero. Invece di pensare a regole future, chi già dispone degli strumenti di comando dovrebbe far rispettare quelle presenti. Ahinoi disattese, come dimostra la cronica inefficienza degli eletti, non dei mezzi per corrispondere alle aspettative degli elettori. D’illusionisti ne abbiamo già bocciato più d’uno, avanti il prossimo. La prossima.

Ps

Nell’inno glorioso al premierato, non una nota sull’autonomia differenziata. Il musichiere del Nord che ci sta a fare nell’orchestra di Roma?

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