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Società

DIVA MARIA

LUISA NEGRI - 08/12/2023

callasDiva lo fu davvero.

Per acclamazione unanime dei suoi ammiratori, che trovavano nei colori della particolare voce di soprano, e nelle capacità interpretative, doti artistiche inavvicinabili. Non per niente tutti ricordano la grande Maria Callas quale interprete ideale di quell’aria di Bellini “Casta Diva” che mai ci si stanca di ascoltare. Visse la sua stagione dorata alla Scala di Milano, amatissima dai milanesi melomani che vedevano nella ben più giovane moglie di Giovanni Battista Meneghini -suo devoto ammiratore e poi marito innamorato- una stella del firmamento lirico internazionale. Cantò in Grecia, in America, in Italia e in Francia, sorretta sempre da grande determinazione e passione.

Del suo percorso esistenziale s’è scritto invece di tutto, così come dei suoi umori imprevedibili e degli amori ‘sbagliati’ – in primis quello con l’armatore Aristotele Onassis, pagato a caro prezzo.

Nata a New York il 3 dicembre 1923 dalla famiglia greca Kalogeropulos, che poco le aveva dato in sostegno affettivo ed economico, complessata da un fisico e da un peso corporeo ingombrante, costruì nel tempo una nuova immagine di sé a colpi di studio, di volontà e rinuncia. Anche affidandosi con ingenuità devota -a tratti persino fanciullesca- a chi tra le amiche fidate la sosteneva con affetto e buoni consigli.

Le riviste femminili e le giornaliste più autorevoli, come la linguacciuta Camilla Cederna e la passionale Oriana Fallaci, si occupavano senza risparmio della divina, del suo fisico e della sua fragile personalità, seguendo i canoni della comune esaltazione ma anche della vivisezione giornalistica riservata a chi tocca pagare comunque il dazio della celebrità. Secondo la Cederna i chili in eccesso erano spariti -ben trenta nel giro di due anni- seguendo le indicazioni di un medico svizzero che aveva consigliato a Maria di inghiottire un verme solitario, offerto galleggiante in una coppa di Champagne.

Per il Don Carlos alla Scala, nel 1952, Maria era scesa a sessantacinque chili, ma sarebbe arrivata ai cinquantatré, su un metro e ottanta di altezza.

Gli anni milanesi furono il periodo di maggior gloria canora per lei, condivisi con il marito. E con le colleghe rivali e amiche, in testa Renata Tebaldi. L’antagonismo artistico tra le due non escluse però che ci fosse un feeling privato tutto al femminile, che le portava nei momenti di libertà a fare compere e piacevoli visite insieme nel capoluogo lombardo. O appena fuori porta.

Potrebbe essere, si racconta, che la Callas si fosse spinta anche nella nostra città, dov’era la dimora di Achille Cattaneo, suo grande ammiratore e padrone della Casa Ricordi. E che, tra le voci delle due primedonne rivali, prediligeva manifestamente quella di Maria. Cattaneo e la consorte erano infatti usi ospitare le rinomate dive degli anni Cinquanta e Sessanta -tra loro anche Lollobrigida, Pampanini, Masina- nella splendida Villa Mylius, poi donata dai nipoti in anni recenti alla città di Varese.

L’acquisita eleganza e padronanza sul palcoscenico che la Callas mantenne sempre, e l’incantevole voce conquistarono anche registi come Zeffirelli e Pasolini, che la vollero protagonista di loro importanti opere.

E l’armatore Onassis la corteggiò e la volle con sé, quasi come trofeo, proprio dopo averla vista cantare in teatro. Al punto che Maria lasciò Meneghini, suo pigmalione e sposo.

La morte di un figlio nato prematuro dalla nuova unione -e a lungo tenuta nascosta- segnerà però per lei l’inizio di un tormentato idillio, protrattosi fino al ‘68. Quando Onassis convolerà a nozze con Jackie Kennedy, la vedova del presidente americano ucciso a Dallas, senza neppure informarla.

Maria Callas apprenderà la notizia dalla stampa.

Morirà in solitudine nell’appartamento di Parigi, il 16 settembre 1977. Le ceneri saranno in seguito disperse nelle acque dell’Egeo, dove il suo canto ancora oggi corre.

Il mondo la ricorda, a cento anni dalla nascita, con mostre ed eventi a lei dedicati. Due dei quali a Milano.

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