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Cultura

ABBRACCI, PIZZA E PRIVACY

RENATA BALLERIO - 26/01/2024

giornataA gennaio di dieci anni fa su Avvenire venne pubblicato un articolo intitolato Ogni tre giorni ce n’è una. Si trattava di una riflessione sulle giornate mondiali proclamate dall’ONU. Per la precisione erano centodiciassette. La prima fu nel 1950 ed era la giornata dei diritti umani. Ora sono oltre centocinquanta, se nel novero si inseriscono anche quelle proposte da altre organizzazioni. Non c’è tema o problema che non abbia la sua giornata. Se ci limitiamo all’ultima quindicina di gennaio troviamo la giornata mondiale della pizza, voluta dall’Unesco, e quella della neve e ad altre meno ufficiali, come quella dedicata all’abbraccio.

Un argomento che può farci sorridere e portarci a far dimenticare come in un passato prossimo, il periodaccio chiamato lockdown, questo umanissimo gesto ci veniva limitato.

Ma inevitabilmente quando pensiamo alle giornate mondiali del primo mese dell’anno le nostre considerazioni sono calamitate con forza dalla Giornata della memoria. Questo 27 gennaio è carico di nuova angoscia per gli orrori del passato e per quelli del presente. E mai come quest’anno siamo chiamati a riflettere su come l’odio sia un cancro della storia difficile da estirpare. È quindi un dovere capire le radici che inquinano la coesistenza pacifica di popoli. Lungo discorso che ci porterebbe lontano o forse ci farebbe capire meglio il valore e la funzione delle giornate mondiali.

In relazione al loro progressivo aumento, direttamente proporzionale al numero di problemi che continuano a richiedere un’adeguata sensibilizzazione, saremmo tentati di affermare che sono troppe. Se colpiti dal virus dello scetticismo potremmo persino dire che la loro prolificazione appare inversamente proporzionale alla soluzione delle tematiche affrontate. Oppure pensare che certe questioni sono scontate. Lo è il diritto all’Istruzione, a cui è dedicata la giornata del 24 gennaio? O il 28 gennaio, giornata della protezione dei dati? Sul sito del Consiglio d’Europa, che ha istituito dal 2006 questa giornata, si leggono parole che sembrano ovvie ma che dovrebbero inquietare: “Generalmente le persone non conoscono i rischi associati alla protezione dei dati personali e i propri diritti in questo ambito”.

In questa data – la giornata, celebrata anche al di fuori dell’Europa, e chiamata Giornata della privacy - governi, parlamenti e organismi per la protezione dei dati e altri attori svolgono – si legge sempre sul sito europeo – attività per accrescere la consapevolezza sui diritti alla protezione dei dati e della privacy. Non basta una giornata su questo tema che è un intreccio di diritti e di vera democrazia ma ben venga almeno il 28 gennaio.

Potrebbe essere per tutti l’occasione di leggere un bel libretto di Michela Massini e di Guido Scorza intitolato: La privacy spiegata semplice ai più giovani (e ai loro genitori). O forse a tutti noi che spesso leggiamo distrattamente le lunghissime pagine di informativa sul diritto alla privacy secondo l’acronimo GDPR, General data protection regulation. Dovremmo invece avere la consapevolezza di far sì che la privacy non sia un furto. Privacy is Theft era il motto di una grande azienda detentrice di molti dati personali nel romanzo fantascientifico distopico, Il cerchio di Dave Eggers, del 2013.

Una giornata come quella dedicata alla privacy può ricordarci che non abbiamo bisogno di utopie al negativo.

E se il giornalista in quell’articolo di dieci anni fa colse bene i costi delle giornate mondiali in termini di risorse finanziarie e umane ci ricordava anche che le stesse portano azioni, progetti e denunce, ingredienti necessari se vogliamo risolvere i problemi dell’umanità. O almeno non rinunciare a riflettere anche in questo gennaio.

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