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Editoriale

UNDERDOC

MASSIMO LODI - 15/03/2024

underdocLa partita nazionale d’Abruzzo è vinta dalla Meloni. Facile sugli avversari esterni, facile su quelli interni. La navigazione governativa riprende, se non tranquilla, meno tribolata. D’ora in poi, e fino alle europee di giugno, ci sarà poco da disturbare il manovratore: le prossime regionali della Basilicata conteranno zero.

Naturalmente esiste il problema degli equilibri di coalizione. Forza Italia doppia la Lega, che continua la caduta libera. Assorbirà l’ennesimo urto e starà buona, in attesa di tempi migliori? Migliori sarà difficile, visto l’andazzo. Ma se ne temono di peggiori, in caso di braccio di ferro con la premier. Le sortite estremistiche di Salvini han dato esito disastroso: non gli crede nessuno, quando si presenta in formato copia dell’underdog (ormai passata al marchio underdoc: piangersi addosso paga). Dunque, che farà? Sembrerebbe convenirgli di non esagerare, nel differenziarsi. Badando soprattutto a contenere/assorbire il dissidio interno, potenzialmente devastante. La competizione per Strasburgo (sistema proporzionale) chiarirà qual è la situazione effettiva di mid-term fra gli alleati: ogni discussione sul poi è rimandata oltre il 9 giugno. Opportuno prepararsi al confronto senza sbagliare nuove mosse.

Mentre a destra celebrano il campo coeso, a sinistra registrano il fallimento del campo largo/giusto. Ormai è un campo bruciato. Con un dettaglio: il Pd cresce d’un paio di punti, l’M5S è dimezzato. Degli altri vale dir poco: a furia di litigare tra loro, raccolgono sempre meno. Da sognato Grande centro a effettivo Piccolo centrino: questo testimoniano gl’italiani chiamati alle urne. Dunque, anche qui: prima il confronto europeo con lettura in chiave nazionale, e quindi la determinazione d’una strategia. Quale? Nessuno lo sa. Certo l’equilibro tra riformismo e radicalità appare difficile. Di sicuro non regge la sintonia Schlein-Conte (comunque oggi Schlein in rimonta su Conte) perché di sintonia non si può parlare. Non si è mai potuto parlare. Rialzeranno la testa i moderati Dem che fan capo a Bonaccini e tanti come lui, ma il problema è trovare partner esterni disposti all’intesa. Inoltre, un federatore dell’eventuale Nuovo ulivo: certo non il capo Cinquestelle, vista la frana di consensi

Ne esce un panorama politico frastagliato. Incertezza a destra e sinistra. La destra ha un vantaggio, e che vantaggio: dispone d’una leadership forte. Ciò che potrebbe suggerire alla premier d’esser capolista in tutte le circoscrizioni, nella corsa al Parlamento europeo. In tal modo costringendo a far lo stesso i rivali, con i rischi del caso. Se si tirano indietro, è come se dessero per sicura la sconfitta; se accettano la sfida, rischiano comunque d’uscirne strabattuti. Guarda dove ti può portare l’Abruzzo.

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