Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Attualità

CHI LAVORERÀ DOMANI?

SANDRO FRIGERIO - 22/03/2024

talent-daySe, come diceva Agatha Christie, “due indizi sono una coincidenza e tre sono una prova”, abbiamo un allarme rosso per trovare nuove leve sul mercato del lavoro. Nel giro di 48 ore si sono tenuti a Varese tre incontri con intendimenti analoghi: far incontrare giovani che stanno concludendo il ciclo di studi e aziende alla ricerca di personale, possibilmente con le competenze giuste. Il 13 marzo, alle Ville Ponti la Camera di Commercio organizzava un incontro per imprese e 200 giovani stranieri che frequentano i CPIA, i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti. Ad animare l’evento anche Questura e Prefettura, enti per la formazione professionale, centri per l’Impiego, Consulenti del lavoro, Centri di accoglienza. Il 14 marzo, promosso dall’Ente, si è tenuto (Unahotels) il “Myjob day”: tavoli per far incontrare 22 aziende che offrivano 150 posti a meno di 100 candidati, di cui metà stranieri, un rapporto che già dice molto. Lo stesso giorno, ancora alle Ville Ponti, Confindustria organizzava il primo “Talent Day” nel quale duecento giovani provenienti da 17 istituti tecnici della provincia ascoltavano (da Synergie) consigli per preparare un curriculum o sostenere un colloquio di lavoro e facevano la conoscenza con 24 aziende rappresentanti la “crema” della manifattura varesina come Leonardo, Ficep, Elmec, Bticino, Marcora, Secondo Mona.

Morale: se la disoccupazione in provincia, così come in Lombardia (per entrambe al 4,6%) non è un problema, le imprese faticano a riempire i ranghi. E il clima sta peggiorando. Già la scorsa estate, l’Osservatorio del Mercato del lavoro della Provincia con la Camera di Commercio rilevava che tre aziende su quattro su 235 intervistate trovavano difficoltà di reperimento.

alba-ciseraniIl tempo non gioca a favore, perché il calo demografico riguarda anche le classi in età da lavoro. «Non è solo un problema di corrispondenza ideale tra competenze richieste e quelle di chi si presenta - conferma Alba Ciserani, responsabile Formazione e Capitale Umano di Confindustria Varese, che ha coordinato il Talent Day – Naturalmente c’è un tema di qualificazioni, dettata dalla velocità dell’evoluzione tecnologica. Oggi un diplomato di un ITS, un Istituto Tecnico Superiore (in provincia una mezza dozzina), spesso risponde alle esigenze dell’industria in modo più adeguato rispetto a un ingegnere vecchio stampo, perché l’istruzione tecnica delle nostre scuole è di buon livello e la collaborazione con le aziende è un asset rilevante. Dobbiamo tuttavia fare i conti con un invecchiamento che si riflette nel numero dei diplomati.

I numeri sono impietosi. Spulciando i dati Istat si scopre che in provincia le persone in età attiva (15-64 anni) 15 anni fa erano 574 mila, il 65,9% della popolazione, oggi sono 553 mila, il 63% e tra 15 anni saranno 503 mila, il 57,4%. Nel Varesotto, ammettono in Confindustria, abbiamo l’aggravante dell’attrazione a nord della Svizzera e a Sud di Milano: «Anche qui, occorre essere più attrattivi e nella valutazione del lavoro ormai non si guarda solo allo stipendio. Equilibrio tempo libero – lavoro, benefit comprese formula sanitarie e assicurative, tempo di trasferimento, qualità dell’ambiente lavorativo pesano sempre più».

Il Talent Day è stato frutto, all’interno di Confindustria dell’impegno del Gruppo Giovani Imprenditori che, dice il suo vicepresidente Pietro Conti «punta a favorire presso le nuove generazioni un rinnovato fermento», che secondo alcune rilevazioni si è indebolito nel Varesotto, insieme con il progetto Generazione d’Industria, lanciato 12 anni anni fa con l’obiettivo di far incontrare imprese e nuove generazioni di studenti e lavoratori. «In questi anni abbiamo coinvolto tiziano-barea17 scuole e 70 imprese, ma il nostro obiettivo è arrivare al centinaio. Abbiamo erogato 624 borse di studio, 400 ore di formazione che hanno coinvolto più di mille partecipanti», spiega Tiziano Barea, promotore del progetto e fondatore della BTSR, azienda di Olgiate Olona che con 160 dipendenti dedicati alla progettazione e produzione di sensori e soluzioni per l’industria meccano tessile ha il mondo come confine. «Esportiamo l’85% dei nostri prodotti – spiega– e il restante 15% va a industrie che incorporano quei prodotti in macchinari a loro volta indirizzati all’export».

Barea, che vede con favore l’esperienza degli ITS, gli Istituti Tecnici Superiori («qualcosa da meglio conoscere e sviluppare»), punta sulla collaborazione. «Pensiamo a più scuole nelle aziende e più azienda nelle scuole, anche con scambio di docenti, come noi stessi abbiamo fatto, in alcuni casi fornendo anche corsi di aggiornamento in azienda. L’evoluzione tecnologica è così veloce che non si può pretendere che le scuole abbiano le apparecchiature di ultima generazione o il personale tecnico con cui formare i ragazzi. Molto può dipendere anche dalla volontà dei dirigenti scolastici di operare in tal senso. Noi ci siamo».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

You must be logged in to post a comment Login