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L'antennato

LA DISFIDA DEL VARIETÀ

STER - 04/04/2024

voice“Una volta Mediaset aveva i grandi varietà. Ora il sabato sera spetta alla De Filippi. Ecco, mi piacerebbe provare con i grandi varietà”, ha dichiarato Antonio Ricci in un’intervista a ItaliaOggi. Lui – già padre di Paperissima, Drive In, Odiens, Striscia la Notizia e, andando più indietro, Non Stop e il primissimo Fantastico – non è uno che parla di frequente, e le sue dichiarazioni sono sempre interessanti. Se fosse a capo dell’azienda – ha aggiunto – “butterei un occhio sulle fiction, anche se Mediaset preferisce avere le serie turche, che costano poco e fanno buoni ascolti. Ma lo so, per i varietà e le fiction ci vogliono un sacco di soldi e l’offerta Rai, grazie anche alle ricche risorse che arrivano dal canone, stronca qualunque avversario”.

Ricci ha il merito di segnalare un problema di Mediaset: eccezion fatta per le produzioni della Fascino, il resto dell’intrattenimento segna il passo, e così a Cologno sono costretti a trasmettere due volte a settimana per nove mesi all’anno il Grande Fratello, ormai cotto, decotto e allungato come un brodo in una casa di riposo.

La De Filippi ha invece in appalto permanente il sabato sera Mediaset da settembre a giugno: l’alternanza micidiale di “Tu si que vales”, “C’è posta per te” e “Amici” a livello di ascolti non fa prigionieri ormai da anni e anni. Almeno sul secondo titolo dei tre citati, la Rai dovrebbe però mordersi le mani: aveva in casa un format analogo e di eguale potenza, per certi versi addirittura progenitore di quello defilippiano: stiamo parlando di “Carràmba che sorpresa!”, asso pigliatutto dei palinsesti di fine anni ’90 e poi improvvisamente lasciato cadere in disarmo, ben prima della scomparsa della sua autrice e interprete, ovvero Raffaella Carrà. Ma come successe con la Corrida – passata da Corrado a Scotti – anche su questo titolo così iconico si poteva (o forse: potrebbe) tentare un recupero, per provare a contrastare sul suo stesso terreno lo strapotere della Maria nazionale.

In compenso, a parti invertite, Mediaset non si fa scrupolo di declinare in salsa commerciale alcuni format di successo di Mamma Rai. Di scuola il caso di “Ti lascio una canzone”, ideato da Roberto Cenci nel 2008 per la Rai e la conduzione di Antonella Clerici e poi riproposto dallo stesso Cenci, con il nome di “Io canto”, dal 2010 su Canale 5. In entrambi i casi, si trattava di un concorso canoro per ugole pre-adolescenti, alle prese con il repertorio nazional-popolare dagli anni ’50 ai 2000. Quest’anno “Io canto” è tornato in onda su Canale5, con discreto riscontro, in inverno e adesso sta per replicare con un’edizione dedicata a talenti anziani, in sostanza una “citazione” (mettiamola così…) di The Voice senior, il programma che nelle scorse settimane su Raiuno la Clerici (che combinazione, sempre lei…) sta conducendo con buon successo al venerdì sera.

Le idee insomma sono nell’aria. Si vuole rischiare poco e quindi si tende ad andare sul sicuro: riproponendo allo sfinimento ciò che funziona, accodandosi ai trend del momento senza mai tentare di smarcarsi, magari clonando i format che funzionano nel palinsesto del vicino: ecco la ricetta – neanche troppo segreta – dell’intrattenimento televisivo dei tempi che corrono.

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