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Società

FASCINO DELLA TORRE

GIOIA GENTILE - 11/04/2024

La torre della Garisenda

La torre della Garisenda

Conoscevo un ingegnere che, negli anni Novanta, quando sembrava che la torre di Pisa potesse collassare, aveva brevettato un sistema per eliminarne la pendenza e l’aveva sottoposto agli organi competenti. “Grazie, ma non siamo interessati a raddrizzare la torre” era stata pressappoco la risposta, che a me era suonata come “Ma chi è questo? Lasci fare a noi che ce ne intendiamo”. Adesso, invece, che si parla di applicare alla Garisenda lo stesso metodo utilizzato per mettere in sicurezza la torre di Pisa, ho capito che quella risposta non nascondeva un retropensiero: l’attrattiva dei due monumenti è, almeno dal punto di vista turistico, proprio l’imperfezione.

La cosa mi ha fatto riflettere sull’importanza dell’errore: lo viviamo in genere come un fallimento e invece appartiene inevitabilmente alla nostra vita, fatta di bivi, strade che divergono e di fronte a cui dobbiamo fare una scelta; a volte la scelta sarà giusta, a volte no, l’errore va messo in conto, non per una giustificazione preventiva, ma con la consapevolezza che sarà comunque utile.

Non sembra una pensata originale, perché fin da quando abbiamo cominciato a camminare ci hanno ripetuto che sbagliando si impara; tuttavia non si tratta solo di questo, ma anche di considerare che proprio nell’errore si può annidare la genialità, la creatività, la scoperta scientifica inaspettata. Piero Martin, docente di fisica sperimentale all’Università di Padova, ne ha scritto in un libro: Storie di errori memorabili. Non l’ho letto – non ancora – ma so che parla di come la scienza proceda per errori e di come certe scoperte ne siano il frutto insospettato.

Oggi, invece, si tende a non prendere in considerazione errori e imperfezioni, ad allontanarli dallo spettacolo della vita; basta soffermarsi un po’ sui social per rendersene conto: persone, ambienti, situazioni, panorami, tutto perfetto. Basta assistere a qualche partitella di calcio o di basket tra bambini per vedere i genitori insultare o aggredire l’allenatore perché non ha dato al figlio l’attenzione che lui – il genitore – si aspettava. “Oggi la nostra narrazione è tipicamente una narrazione di successi- dice Martin – eppure accettare di essere fallibili ci darebbe un’enorme libertà e anche un po’ di felicità.”

Ecco, mi piacerebbe che si abituassero i ragazzi ad accettare i propri errori e ad analizzarli perché evitino, eventualmente, di ripeterli, ma senza colpevolizzarli e senza pretendere che si adeguino all’immagine di perfezione che ci siamo fatti noi adulti.

Mi piacerebbe vederli cercare meno il successo ed essere un po’ più felici, nonostante qualche fallimento e forse proprio grazie a questo.

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